sabato 18 Aprile 2026
sabato 18 Aprile 2026

Scala di Giocca, la cattedrale industriale dimenticata alle porte di Sassari

Scala di Giocca, la cattedrale industriale dimenticata alle porte di Sassari

Per un'informazione indipendente

ogni contributo è prezioso


Condividi su:

C’è un luogo, poco fuori Sassari, che racconta meglio di mille parole l’ascesa e il declino dell’industria sarda del dopoguerra. È l’ex cementificio di Scala di Giocca, un colosso di cemento e acciaio che per decenni ha dominato lo skyline della SS 131, con le sue tre ciminiere alte e silenziose come sentinelle di un’epoca passata.


Un simbolo del boom economico

Inaugurato nel 1957 da Italcementi, lo stabilimento fu concepito come motore di sviluppo per il nord Sardegna, in un momento in cui la disoccupazione affliggeva profondamente il territorio sassarese. Strategicamente posizionato vicino alla ferrovia e alle cave del massiccio di Canechervu, il cementificio rappresentava un modello di efficienza produttiva: 80.000 metri quadri di impianti, tre forni rotativi, un capannone di 120 metri e una logistica integrata per il trasporto del cemento in tutta l’isola.

Negli anni ’60 e ’70, quasi mille operai vi lavoravano. Molti vivevano con le famiglie nelle case di servizio costruite nei pressi dell’impianto. Era una comunità operaia, con i suoi ritmi, le sue abitudini, le sue lotte sindacali. Il cementificio non era solo un luogo di lavoro: era un microcosmo sociale.

FOTO https://www.sardiniaurbex.com/

Declino e abbandono

A partire dagli anni ’80, la crisi dell’industria pesante e la concorrenza di impianti più moderni portarono a un lento declino. La produzione si ridusse drasticamente, fino alla chiusura definitiva nel 2010. Da allora, il sito è rimasto abbandonato, tra cassa integrazione, proteste e promesse di riconversione mai mantenute.

Oggi, l’ex cementificio è un gigante addormentato. Le sue strutture, pur segnate dal tempo, sono ancora in piedi: i forni, i silos, le linee di carico e scarico, l’officina meccanica. Ma tutto è coperto di polvere, graffiti e silenzio. I piccioni hanno preso il posto degli operai, e il vento fischia tra i tubi arrugginiti.

FOTO https://www.sardiniaurbex.com/

Un patrimonio di archeologia industriale

Nonostante il degrado, Scala di Giocca è considerato uno dei più importanti esempi di archeologia industriale della Sardegna. La sua imponenza, la sua posizione scenografica e il suo valore storico lo rendono un candidato ideale per una riqualificazione culturale o museale. Ma il tempo passa, e ogni giorno che scorre senza un progetto concreto è un giorno in più verso l’oblio.

Tra memoria e identità

L’ex cementificio è anche un luogo della memoria collettiva. Per molti sassaresi, rappresenta l’infanzia, il lavoro dei genitori, le sirene che scandivano le giornate. Per altri, è un simbolo di promesse mancate, di un’industrializzazione che non ha saputo reinventarsi. Eppure, proprio in questo contrasto tra grandezza e rovina, tra passato glorioso e presente incerto, risiede il suo fascino.   Scala di Giocca non è solo un rudere industriale: è uno specchio della Sardegna che fu, e forse, di quella che potrebbe ancora essere.

Condividi su:

Leave a Reply

Correlati

Potrebbe interessarti

AA

Per un'informazione indipendente

Ogni contributo è prezioso

Archivio City&City

---

City&City Magazine è ancora speciale. Raccontiamo il territorio e le bellezze della Sardegna attraverso la rivista e gli eventi che produciamo; celebriamo storie coinvolgenti e personaggi che riflettono ed esaltano l'essenza autentica dell'isola nell'isola e all'estero. 72 pagine a colori.

Io penso positivo!

Io penso positivo!

Per un'informazione indipendente

Ogni contributo è prezioso

Leave a Reply

Per un'informazione indipendente

ogni contributo è prezioso