Sembra un set cinematografico abbandonato nel deserto dell’Arizona, con strade polverose, case basse e un silenzio che riecheggia di spari e galoppi lontani…
E invece siamo in Sardegna, a due passi dal mare, nel suggestivo borgo di San Salvatore di Sinis, nel comune di Cabras, provincia di Oristano. San Salvatore di Sinis è un luogo dove il tempo si è fermato, sospeso tra spiritualità e cinema, tra polvere e poesia. Un angolo di Sardegna che non ti aspetti, ma che una volta scoperto, non si dimentica più.
Un Far West tutto sardo
San Salvatore di Sinis è un villaggio fantasma abitato solo pochi giorni all’anno, ma con una storia che sembra uscita da un film. E infatti, è proprio così: tra gli anni ’60 e ’70, questo borgo è stato trasformato in un vero e proprio set per spaghetti western, grazie alla sua atmosfera che richiama in modo sorprendente i paesaggi del vecchio West.
Il film più celebre girato qui è Giarrettiera Colt (1968), una pellicola di culto che ha ispirato persino Quentin Tarantino per alcune scene di Kill Bill. Ma non è finita qui: il villaggio ha ospitato anche produzioni più recenti come Figlia mia di Laura Bispuri e La leggenda di Kaspar Hauser con Vincent Gallo.
Tra sacro e western
Oltre al fascino cinematografico, San Salvatore custodisce un’anima antica. Il villaggio sorge su un’area sacra sin dall’epoca nuragica, con un ipogeo sotterraneo che fu santuario pagano, tempio romano e infine chiesa paleocristiana. La chiesetta di San Salvatore, costruita nel XVII secolo, è circondata dalle caratteristiche cumbessias, piccole abitazioni rurali usate dai pellegrini durante le novene.
La Corsa degli Scalzi
Ogni anno, tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, il borgo di Cabras, nella penisola del Sinis in Sardegna, si trasforma nel palcoscenico di una delle rievocazioni religiose più suggestive dell’isola: la Corsa degli Scalzi. Questa tradizione affonda le sue radici nel 1619, quando gli abitanti del luogo, per proteggere la statua del Santo Salvatore da un’incursione saracena, la trasportarono di corsa e a piedi nudi fino al villaggio di San Salvatore di Sinis. Da allora, ogni anno, centinaia di uomini — i curridoris — vestiti con un saio bianco e scalzi, percorrono i sette chilometri che separano Cabras dal villaggio, portando a spalla il simulacro del Santo. Il sabato mattina, all’alba, la corsa parte dalla chiesa di Santa Maria Assunta. Il ritorno avviene la domenica pomeriggio, con lo stesso fervore e la stessa intensità emotiva. Polvere, sudore, lacrime e canti sacri accompagnano il cammino, in un’atmosfera carica di devozione e identità collettiva. La Corsa degli Scalzi non è solo un evento religioso, ma anche un momento di forte coesione sociale e culturale, che coinvolge l’intera comunità e attira visitatori da tutta la Sardegna e oltre. Un rito che unisce fede, storia e tradizione in un’esperienza unica e profondamente emozionante.