sabato 18 Aprile 2026
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San Martino, addio alla sorgente? Macchinari smontati, futuro in bilico

San Martino, addio alla sorgente? Macchinari smontati, futuro in bilico

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Un silenzio amaro scende sulla fonte di Codrongianos. L’Acqua San Martino, simbolo di freschezza e tradizione, rischia di sparire dalle tavole sarde. Lo stabilimento è vuoto, i macchinari partiti, e il futuro si misura in anni di attesa e incertezza

Questa volta non scorrerà presto nelle bottiglie l’acqua San Martino, simbolo di un territorio e di una storia industriale che oggi si ferma. Dopo la chiusura definitiva, la storica azienda sarda produttrice di acqua minerale lascia dietro di sé mesi di incertezza, attese e promesse.

La situazione dello stabilimento di Codrongianos è così precipitata: tutti i macchinari per l’imbottigliamento e il confezionamento sono stati smontati e spediti in Germania dalla società Deutsche Leasing, titolare del patto di dominio-riscatto. Si tratta di impianti dal valore stimato di circa dieci milioni di euro, considerati il cuore produttivo dell’azienda. Un gesto che segna un punto di non ritorno, almeno per ora, dopo che nella scorsa primavera il Tribunale di Sassari aveva posto l’ultimo sigillo su una vicenda ormai allo stremo.


 Tempi di ripresa: un miraggio?

Secondo l’ex consigliere regionale Tore Piana, senza quegli impianti la ripresa è praticamente impossibile. Lo stabilimento rimane con immobili vecchi, in parte danneggiati e contenenti eternit, mentre i lavoratori sono appesi a un progetto-ponte di soli otto mesi, senza garanzie per il futuro.

“Non meno di tre o quattro anni, se tutto andrà bene”, è la stima per rivedere l’Acqua San Martino imbottigliata e distribuita.

Cosa resta e cosa manca

  • Concessione idrica: ancora attiva, ma priva di impianti funzionanti.
  • Autorizzazioni sanitarie: da riottenere completamente.
  • Piano industriale: assente, e senza investitori credibili all’orizzonte.
  • Occupazione: a rischio per decine di famiglie.

Ennesimo appello alle istituzioni

Piana ha lanciato un appello urgente alla Regione Sardegna, ai consiglieri regionali e agli assessori locali affinché visitino lo stabilimento e prendano coscienza della gravità della situazione. Senza un intervento immediato, il rischio è la scomparsa di un pezzo di storia e identità del territorio sassarese.

E mentre parte un progetto sperimentale per tutelare i 17 lavoratori, resta aperta la domanda che tutti si pongono: quando tornerà negli scaffali una delle acque minerali più apprezzate del territorio?
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