sabato 18 Aprile 2026
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Sa Femina Accabadora, tra mito e realtà

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Sa femina Accabadora, una figura della tradizione sarda. Una donna misteriosa, vestita di nero che aveva il compito di porre fine alle sofferenze dei moribondi o dei malati terminali

Chi era l’Agabbadòra?

Era una donna che fino al secolo scorso svolgeva un ruolo particolare all’interno della società di diverse zone della Sardegna.


Forse il termine deriva dal verbo spagnolo acabar che significa appunto “terminare”. Ma potrebbe anche avere a che fare con il sardo accabaddare, un vocabolo dai diversi significati come “incrociare le mani ad un morto”, oppure “mettere a cavallo”, cioè far partire.

Come agiva?

Vestita di nero seguiva sempre una precisa ritualità, facendo uscire tutti i familiari dalla stanza del malato e nascondendo le immagini sacre e i crocifissi. Poi con il colpo di un particolare martello in legno (su mazzolu o lu malteddhu), oppure utilizzando un piccolo giogo da mettere sotto il cuscino o lo stesso cuscino per il soffocamento, poneva fine alle sofferenze del malato agonizzante.

Questa pratica, era più comune nelle comunità rurali venendo incontro alle necessità di sostentamento delle famiglie che spesso con fatica dovevano stare dietro alle cure dei malati.

È bene inquadrare anche temporalmente l’attività e la figura di questa donna, “l’angelo della morte sardo”: le fonti spaziano in momenti diversi, collocandola a partire dall’800 fino alla metà del secolo scorso, ma anche con un segno relativo alla sua presenza nei primi anni 2000.

Perché si chiamava l’Accabadora?

Il compimento dell’atto finale era dettato principalmente da due ragioni: quella di non aggravare la situazione con un ulteriore patimento e quella di evitare ai familiari viaggi, spostamenti e spese mediche che non potevano sostenere.

 

L’Accabadora era anche un’ostetrica , ovvero la “mastra de paltu” che veniva chiamata per aiutare nelle case delle partorienti. Una cosa sembra comunque certa, l’Accabadora non veniva considerata un’assassina, ma veniva chiamata proprio dai parenti dell’ammalato. Per questo il compito di procurare una morte rapida e indolore non veniva risarcito con denaro, ma solo con prodotti della terra.

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