Voli alle stelle, bagagli a peso d’oro: il turismo diventa sport estremo

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Il campionato europeo è ormai a cadenza annuale, il fatto che la sede fosse a Roma è stato un incentivo in più per partecipare; Alghero dista solo un’ora di volo. Ho deciso pertanto di gareggiare anche se ero da un po’ ‘lontano’ dalle gare. L’anno scorso è andata molto bene, ho fatto la finale con un ragazzo di Pavia con il quale ci siamo tenuti in contatto e scambiati foto e video. Ho visto che anche quest’anno gareggiava e siamo rimasti in contatto con la promessa di fare di tutto per ritrovarci in finale. Così è stato. Il nostro incontro è iniziato con un abbraccio e finito con un abbraccio e una risata! È stato bello e divertente e ci siamo ridati appuntamento all’anno prossimo per una rivincita!
La differenza fondamentale è il vestiario e quello che si può fare con esso: nel grappling l’abbigliamento è magliettina e pantaloncini e non si possono afferrare mentre nel Brazilian Jiu Jitsu abbiamo il kimono (che si chiama GI) ed è consentito afferrarlo ed utilizzarlo sia per intrappolare che per finalizzare e per strangolare.
Pratico questa disciplina da circa otto anni.
La mia palestra si trova a Porto Torres in via dell’Alloro nel quartiere Serra Li Pozzi e in questi ultimi anni ci stiamo concentrando sulle MMA e sul BJJ con e senza GI. In passato avevamo anche corsi di Jkd (l’arte marziale di Bruce Lee), Kali Filippino e Krav Maga.

Perché praticare uno sport da combattimento o un’arte marziale?
Normalmente si pratica per passione, per stare bene con sé stessi e con gli altri. Solo dopo si decide di fare qualche gara e mettesi in gioco. Il BJJ nelle sue due forme (Gi e no-Gi) piace molto perché si pratica con un compagno non collaborativo, è molto reale ma non essendoci percosse è alla portata di tutti.
Aiuta a gestire meglio lo stress nella quotidianità. Anche se è uno sport individuale si fa gruppo e ci si aiuta uno con l’altro. Sul tatami si crea una famiglia.
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