La stilista ogliastrina Mary Emme racconta al nostro magazine la sua nuova vita tra progetti e famiglia
Si chiama Maria Antonietta Murgia ma da tutti è conosciuta come Mary Emme, il suo nome artistico che è riuscita a rendere un brand conosciuto in Sardegna e non solo. Un’esperienza lavorativa decennale che l’artista e stilista ha ripreso con tutta la sua forza e la sua vita da un anno a questa parte. Una vita che si è ripresa coi denti, col sangue e una forza di volontà forse sconosciuta anche a se stessa, dopo un grave incidente. La nuova Mary Emme è «una persona più consapevole e determinata, con le idee più chiare e meno frivola, una donna che ha capito che si può lavorare con passione divertendosi, senza pressioni. E poi sono diventata nonna. Vuol dire che dovevo rimanere in vita, mia figlia è rimasta in cinta quando ho avuto l’incidente».
Foto di Franco Felce
Da artista emergente, specializzata in fashion, design, usi e costumi locali, a essere scoperta da Venus Dea, l’agenzia di moda di Maurizio Ciaccio che l’ha fatta esordire al Teatro Massimo, a vestire Miss Glamour (in collaborazione con Marinella Staico) e la finalissima di Miss Italia nel 2015 (con Michela Giangrasso). Mary Emme ha una carriera già ricca di soddisfazioni, mentre adesso vuole «riprendere dei progetti interrotti e promuovere il mio marchio nelle grandi distribuzioni, ma mi basta anche qualche negozio in Sardegna. Ho sempre creato collezioni nel rispetto della tradizione sarda, rivisitate in chiave moderna, mentre le ultime mie creazioni sono state ispirate dai viaggi che ho fatto. Dubai mi ha ispirato abiti in pura seta. La mostra “La donna fanciulla”, ispirata da una visita a Barcellona, si è realizzata con materiali e tessuti acquistati in loco». Mary Emme vanta anche collaborazioni con Paolo Modolo, ha curato mostre con manichini viventi e il progetto “Vestire la casa”, organizzato in una boutique di via Sulis a Cagliari. «Doveva durare una settimana, invece è durata sei mesi, vi esponeva anche Antonio Marras.
Foto di Franco Felce
All’interno di quel progetto dovevo capire, attraverso le personalità e i modi di vestire delle persone, come avrebbero potuto arredare le proprie case. Mi son divertita e mi ha arricchito molto». Da molti anni vive a Cagliari, «ormai la mia casa, che un po’ mi isola e non ti mette al centro dell’attenzione».Per Mary Emme la moda «non è solo spettacolo, è anche raccontarsi. Ho fatto sfilare anche donne normali, comuni, non modelle. Perché per forza il bello, il perfetto? Io devo dar risalto per prima cosa alla bellezza delle mie creazioni, troppo facile far indossare un bel vestito a una bella donna! Bisogna mettersi in discussione, essere curiose. Per esempio, quando ero più giovane andavo tutte le mattine al mercato di San Benedetto a vedere come si comportava la gente, come si vestiva, cosa si diceva.
Foto di Franco Felce
A vent’anni avevo spedito una cartolina a un’agenzia chiedendo cosa dovessi fare per diventare una stilista. Poi è successo, l’ho voluto. Questo è un mondo dove c’è anche amore, se ti presenti bene lasci anche qualcosa agli altri. Bisogna anche promuoversi a vicenda, è ciò che faccio con Artèmoda, la mia associazione culturale. Non so se tutto questo abbia anche a fare col mio passato da ex commerciante, vendevo e creavo ceramiche, dipingevo. Gestivo un negozio di artigianato sardo e abbigliamento. Credo che ognuno debba seguire il suo istinto e trovare la sua strada».
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