Voli alle stelle, bagagli a peso d’oro: il turismo diventa sport estremo

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La mobilitazione popolare e istituzionale ha avuto effetto: il Rally resterà in Sardegna per le edizioni 2025 e 2026. Un risultato ottenuto grazie alla pressione esercitata da enti locali, associazioni di categoria, operatori turistici e semplici cittadini. Il consigliere regionale Valdo Di Nolfo ha parlato di una “resistenza civile” che ha costretto il Ministero dello Sport e l’ACI a fare marcia indietro, almeno temporaneamente.
Ma Di Nolfo non usa mezzi termini: “Lo scippo è solo rimandato. Il piano di trasferimento a Roma è ancora sul tavolo. È una strategia da rapina a mano armata, orchestrata da Fratelli d’Italia e dal ministro Abodi per favorire interessi romani a scapito della Sardegna.”
Dal 2004, il Rally Italia Sardegna è diventato molto più di una gara automobilistica. È un evento che muove economia, turismo, cultura e orgoglio territoriale. Ogni edizione genera un indotto stimato in oltre 80 milioni di euro, con migliaia di presenze tra appassionati, team internazionali e media. Le immagini delle prove speciali tra i paesaggi mozzafiato dell’isola sono diventate un simbolo del WRC nel mondo.
“Non si tratta solo di soldi”, ha dichiarato l’assessore regionale al Turismo Franco Cuccureddu. “Il Rally è parte della nostra identità. Siamo pronti ad aumentare i fondi regionali, oggi pari a 4 milioni di euro, per garantire la permanenza dell’evento anche oltre il 2026.”
Il progetto di spostare la tappa italiana del Mondiale a Roma nasce da una visione centralista che punta a valorizzare la Capitale come vetrina internazionale. L’ACI e il Ministero dello Sport sostengono che Roma offra maggiore visibilità, infrastrutture e potenziale mediatico. Ma la Sardegna ribatte con i numeri e con la passione di un territorio che ha fatto del Rally un evento di popolo.
Le polemiche si intensificano anche sul piano politico. L’opposizione accusa il governo Meloni di voler “colonizzare” gli eventi sportivi, togliendoli alle regioni periferiche per accentrare tutto nella Capitale. Il dibattito si fa rovente, e il Rally diventa il simbolo di una più ampia battaglia per l’autonomia e il riconoscimento delle specificità territoriali. Per Michele Pais coordinatore della Lega in Sardegna è stato “Un risultato enorme su cui nessuno sperava e sul quale in silenzio si è lavorato contro tutto e tutti. Come è sempre stato negli ultimi anni in cui si sono ripetuti tentativi di scippo, di cui sono testimone personale: sempre falliti! E per il 2027 Roma farebbe bene a non esultare… La gara è ancora tutta da giocare.”
La Sardegna non ha intenzione di arrendersi. La Regione sta già lavorando a un piano triennale per blindare il Rally oltre il 2026, coinvolgendo sponsor privati, enti locali e stakeholder internazionali. L’obiettivo è dimostrare che l’isola non solo merita l’evento, ma è insostituibile per il Mondiale WRC.
Nel frattempo, la macchina organizzativa per l’edizione 2026 è già in moto. I motori si accenderanno, ma l’eco della battaglia politica continuerà a ruggire sotto la polvere.
I due atleti sardi parteciperanno ai mondiali di staffette, in programma a Gaborone (Botswana) il prossimo 2 e 3 maggio
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