Il proprietario della Pista del Corallo ai microfoni di City&City Magazine: dall’esperienza con il kart fino a diventare “numero uno” della pista della città catalana
ALGHERO – Dopo l’evento del Rally Costa Smeralda di sabato scorso, abbiamo avuto una chiacchierata Antonio Dettori, uno dei più famosi piloti sardi, nonché membro della Scuola Federale Aci della città del Corallo e proprietario dell’omonima pista kart. A lui abbiamo rivolto alcune domande sulla sua carriera nel mondo dell’automobilismo, ma anche su quella calcistica sua e del padre, oltre che qualche giudizio sui motori in Sardegna e al dì fuori.
Hai cominciato a gareggiare fin da bambino: chi, oppure cosa, ti ha portato a scegliere l’automobilismo?
L’automobilismo è una tradizione di famiglia, sono stato indirizzato, assieme a mio cugino, da mio padre. Ho iniziato a gareggiare fin da bambino, prima coi minikart e poi coi kart, poi ho interrotto l’attività automobilistica per un periodo, in quanto mi appassionai di calcio e riuscii a entrare nella Torres, dove sono stato difensore nelle giovanili e, in prima squadra, feci solamente gli allenamenti. Terminata l’esperienza in rossoblù, sono tornato all’automobilismo, dove ho conquistato anche il Las Vegas Supernational e sono diventato istruttore all’interno della scuola federale Aci.
Hai girato praticamente l’intero pianeta, togliendoti tante soddisfazioni. Quale trionfo ricordi di più?
Parlare di Palmares, a mio avviso, mi sembra un po’ eccessivo. Diciamo che, da quando ho iniziato a gareggiare ai massimi, oltre alla manifestazione internazionale Las Vegas Supernational del 2009, una grande soddisfazione fu per me l’argento che ho conquistato al campionato italiano di kart per la classe 100, tenutosi a Ugento nel 2006. Mi fermai dal 2010 al 2022. Dopo 12 anni tornai a gareggiare, disputando 3 manifestazioni, prima di correre il mio primo Rally nel 2023.
Prima hai citato tuo padre. Sappiamo che militò nella Torres. Raccontaci qualche momento saliente della sua carriera.
Mio padre Costanzo è stato un grande calciatore della Torres, votato come uno dei 100 più rappresentativi della squadra rossoblù. Dalla sua esperienza ha tratto anche un libro e il valore che più ha insegnato a me è stato il rispetto per le persone e l’educazione, prima dello sport, calcio o kart che fosse. Lo ringrazio perché è stato duro ma ora che sono genitore anche io capisco che era giusto così: spero di riuscire con i miei figli nella stessa impresa.
Oggi lavorando con i giovani mi rattrista vedere che spesso non hanno più quei valori che dovrebbero, ma la colpa non è di sicuro solo la loro.
Qualche impegno sportivo in programma nell’imminente?
Il prossimo mio impegno sarà la partecipazione al Rally dell’Asinara, che costituirà per me un’occasione di migliorare il 5° posto dell’anno scorso alla gara del Sulcis.
Sei uno che i motori li ‘vive’ da sempre. Come vedi il futuro dell’ambiente e in cosa si può migliorare?
L’automobilismo, nella nostra regione, si sta ritagliando la sua fama. Quel che la Sardegna può fare è continuare a investire in strutture adeguate, come lo è la Pista del Corallo, penso che sia questa la base per il successo. Ma tutto deve partire dai piloti stessi, dal loro impegno e dai loro sogni.
Inevitabile una domanda sulla F1. Da diversi anni ormai la Ferrari non riesce più a imporsi come un tempo. Cosa manca alla Rossa, per tornare vincente?
Sicuramente quel che manca in Ferrari veramente è la strategia che un tempo era il “marchio di fabbrica”. A mio avvertimento, l’acquisto di Hamilton è stato fatto soltanto per aumentare l’entusiasmo con il pretesto del grande nome. E’ un po’ come nel calcio moderno: non basta il Messi o il Baggio di turno per sperare nel ritorno ai fasti vittoriosi, se poi manca la strategia, la programmazione, la società che abbia un controllo e una presa forte appena emergono i primi problemi. Questo era quel che caratterizzava i fasti di Schumacher, per citare un nome fra i più recenti, con Montezemolo e Jean Todt che erano signori dirigenti. Da lì la Rossa in poi ha faticato a trovare una vera e propria società forte. Detto ciò io penso sempre che Hamilton, dopo Verstappen, resti sempre il miglior pilota del momento.