sabato 18 Aprile 2026
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Porto Torres, bufera sull’annuncio di lavoro: “Camerieri, meglio se non sardi”

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Un semplice annuncio di lavoro pubblicato su Facebook si è trasformato in un caso mediatico che ha infiammato il dibattito pubblico in Sardegna

Il locale Monkey, affacciato sul mare di Porto Torres, ha pubblicato un post in cui si cercavano camerieri, barlady e barman per la stagione invernale e quella estiva 2026, specificando una preferenza per candidati “non residenti in Sardegna”.


La frase, rimossa poche ore dopo la pubblicazione, ha scatenato una valanga di critiche e accuse di discriminazione da parte degli utenti sui social. Il titolare del locale, Marco Corda, ha cercato di chiarire la sua posizione in un commento altrettanto controverso, poi anch’esso cancellato: “Abbiamo sempre avuto staff locali, ma mai come quest’anno abbiamo avuto difficoltà. Il problema non è il portotorrese o il sassarese, ma il genitore del ragazzino locale maleducato, inaffidabile, non professionale”.

Corda ha rincarato la dose, attribuendo le difficoltà nel reperire personale qualificato a una generazione “viziata, che non dà valore al denaro perché c’è mammina a casa che si toglie il pane di bocca per dare i 100 euro al figliolo per ubriacarsi e drogarsi il sabato notte”. Parole che hanno ulteriormente alimentato la polemica, con molti utenti che hanno accusato il locale di generalizzazioni offensive e di scarsa sensibilità verso i giovani del territorio.

In seguito alla bufera, il Monkey ha diffuso una precisazione: “Chiunque abbia voglia è ben accetto. Chiunque, sardi e non”. Ma le polemiche non si sono placate.

Un caso che solleva interrogativi più ampi

L’episodio ha riportato alla luce una questione annosa: la difficoltà di trovare personale stagionale affidabile nel settore della ristorazione, soprattutto nelle località turistiche. Ma ha anche acceso i riflettori su come la comunicazione, soprattutto sui social, possa rapidamente trasformarsi in un boomerang.

La vicenda di Porto Torres non è solo una polemica locale: è uno specchio delle tensioni tra imprenditoria, giovani e territorio. E forse, anche un invito a riflettere su come costruire ponti invece di scavare fossati.

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