C’è un momento dell’estate che arriva puntuale come le prime foto al mare: la pubblicazione dello scontrino della Costa Smeralda. Non importa l’anno, non importa il locale: a un certo punto spunta un conto da collezione, e il dibattito sui socal si accende come se stessimo discutendo della legge di bilancio.
Questa volta il protagonista è un ristorante di Porto Cervo, che ha consegnato ai suoi clienti un totale di 532 euro. E sì, il famoso caffè da 10 euro è lì, in fondo alla lista, come un cameo che non può mancare. Ma il bello è che, guardando lo scontrino, il caffè non è nemmeno la voce più sorprendente: è solo quella che fa più rumore.
Perché il resto è un piccolo romanzo gastronomico: – Oshibori: 30 euro (otto salviette calde, praticamente un’esperienza sensoriale), – Coperto: 30 euro per due persone, – Acqua: 48 euro tra naturale e frizzante, – Roasted lobster: 125 euro, – Maki assortiti tra i 35 e i 62 euro, – Edamame in versione normale e “spicy”, – Dessert al cioccolato: 46 euro, – Pecan pie: 22 euro, – Sorbetto: 6 euro, – E, naturalmente, l’espresso da 10 euro.
Insomma, un conto che sembra più un catalogo di lusso che una cena. E infatti, appena la foto è finita online, i commenti sono esplosi. Con una precisione quasi matematica, si sono divisi in tre categorie:
– I fatalisti del lusso, quelli che ripetono il mantra estivo: “Se non puoi permetterti Porto Cervo, non ci andare”. – I contabili indignati, che si concentrano su acqua e coperto come se fossero un caso di studio dell’ISTAT. – I geografi identitari, che ogni anno ricordano che “Porto Cervo non è Sardegna”.
E mentre la discussione scorre, una domanda torna sempre: ma è legale? La risposta è semplice: sì, se i prezzi sono indicati chiaramente nel menù. La legge italiana impone che ogni voce – acqua, coperto, servizio, caffè – sia esposta in modo trasparente. Se il cliente ha visto il menù, il conto è perfettamente regolare. Costoso, certo. Esagerato, forse. Ma legale.
Il punto, però, è che questo rito estivo non parla solo di prezzi. Parla di percezioni, di aspettative, di quel confine sottile tra vacanza e ostentazione. E, soprattutto, parla di un luogo che da decenni vive in una dimensione parallela: Porto Cervo non è Sardegna, dicono molti. È un mondo a parte, con le sue regole, i suoi rituali e i suoi scontrini da museo.
Alla fine, il vero miracolo non è il caffè da 10 euro. È che ogni anno, senza mai stancarci, ci ritroviamo tutti qui a discuterne. Come se fosse un appuntamento fisso, un piccolo rito che segna l’inizio dell’estate.
E forse, in fondo, ci piace proprio per questo.