Si è spento a 97 anni l’ex presidente della Regione: mezzo secolo di politica tra Benetutti, Cagliari e Roma. Il cordoglio del sindaco Mascia
La Sardegna saluta Pietrino Soddu, morto a 97 anni, figura centrale della politica isolana dal secondo dopoguerra in avanti. Originario di Benetutti, classe 1929, Soddu è stato uno dei protagonisti più riconoscibili della Democrazia Cristiana sarda, capace di attraversare – e spesso guidare – alcune delle stagioni più delicate dell’autonomia regionale.
La sua carriera istituzionale inizia nel paese natale, dove ricopre gli incarichi di consigliere comunale e sindaco. Da lì il salto verso la politica provinciale e poi regionale, con cinque legislature in Consiglio tra il 1961 e il 1983. Negli anni della Rinascita, Soddu è assessore regionale e partecipa alla fase di espansione delle politiche pubbliche che segneranno la modernizzazione dell’isola.
Tra il 1972 e il 1980 viene eletto per sette volte presidente della Regione Sardegna: un record che lo consegna alla storia autonomistica come uno dei leader più longevi e influenti. In quegli anni Soddu consolida il proprio ruolo di mediatore politico, attento alle dinamiche interne alla Dc e alle trasformazioni economiche e sociali del territorio. Nelle sue ricostruzioni, rivendicava una visione pluralista della politica e un rapporto diretto con le comunità locali, qualità che gli valsero rispetto trasversale anche nei momenti di confronto più duro.
Terminata l’esperienza alla guida della Regione, Soddu approda a Roma: dal 1983 al 1994 è deputato alla Camera, portando nel Parlamento nazionale la sua lunga esperienza maturata nelle istituzioni sarde e nel dibattito sull’autonomia speciale. Successivamente torna nel territorio, assumendo la presidenza della Provincia di Sassari e aggiungendo un ulteriore tassello a una carriera pubblica durata oltre cinquant’anni.
Fino agli ultimi mesi Soddu ha continuato a interrogarsi sul futuro dell’isola. Nell’ultima intervista concessa il 31 luglio, parlava di Europa, spopolamento, poteri regionali e della necessità di ridefinire il ruolo della Sardegna nel contesto nazionale. Più che guardare al passato, cercava ancora di capire quali strumenti servissero per affrontare le sfide del presente.
La sua scomparsa chiude una stagione politica che ha accompagnato l’evoluzione dell’autonomia sarda dal dopoguerra ai giorni nostri. Un percorso lungo, complesso, spesso segnato da tensioni ma sempre vissuto con un’idea chiara: la politica come servizio e responsabilità verso la comunità.
Il sindaco di Sassari e della Città Metropolitana di Sassari, Giuseppe Mascia, esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Pietrino Soddu, decano della politica sarda, già presidente della Regione, parlamentare e presidente della Provincia, testimone di un’epoca fertile, di grandi cambiamenti per l’isola
Quando di recente sono andato a trovarlo nella sua casa, per un caffè e due chiacchiere fuori da ogni formalità e molto riservate, come era nella sua indole, ho avuto il privilegio di apprezzarne ancora la lucidità e la capacità di lettura del presente, e lo sguardo proiettato più al futuro, tra visioni modernissime e preoccupazioni assai fondate, che al passato, tra la vanità per quel che si è stati e i rimpianti per quel che non è stato.
L’onorevole Pietrino Soddu – sette volte presidente della Regione, cinque legislature a Cagliari, undici anni in Parlamento, presidente della Provincia di Sassari – protagonista insieme ai Giovani Turchi di una delle più feconde, durature e solide stagioni di cambiamento che la Sardegna abbia mai vissuto, anche durante quel caffè di inizio agosto ha saputo essere critico e datare lontano nel tempo i mali che affliggono oggi la politica sarda e nazionale, a iniziare dal leaderismo, dalla perdita di riferimenti a valori e principi di rango universale, dall’autoreferenzialità. Una lezione e un invito a non trascurare quel percorso intrapreso allora con il sogno di riformare la Sardegna.
Al di là della retorica, oggi ci lascia uno dei padri nobili dell’isola. Ci lascia un vero riformista. Ci lascia un testimone di una generazione e di un’epoca dalla quale dovremmo riprendere a trarre spunto. Ci lascia un intellettuale, un politico, uno studioso e un amministratore concreto, dritto, risoluto, netto. Come le sue idee.
A nome mio personale, delle istituzioni di cui sono a capo e di tutta la comunità di Sassari e della Città Metropolitana, rivolgo le mie più sentite condoglianze alla famiglia e a quanti, avendolo conosciuto e stimato o avendogli voluto bene, oggi ne piangono la scomparsa.