L’artista nuorese porta i brani che hanno segnato il suo percorso artistico, insieme alle pagine più recenti della sua produzione
Sassari si prepara ad accogliere uno dei suoi cantautori più amati: Piero Marras, che il 25 gennaio (inizio concerto alle ore 19) tornerà sul palco del Teatro Verdi per un concerto attesissimo, capace di richiamare generazioni diverse unite dalla stessa colonna sonora. Non è semplicemente un appuntamento musicale, ma un ritorno atteso, carico di storie un momento in cui la città ritrova la propria voce attraverso quella di un artista che da decenni racconta l’anima dell’isola. Realizzato col sostegno della Fondazione di Sardegna, l’evento celebra il 75° anniversario dal Primo Congresso del Popolo Sardo che si tenne Il 6 e 7 maggio 1950 a Cagliari; un appuntamento che segnò una fase centrale del dibattito politico e culturale dell’Isola nel secondo dopoguerra e che avrebbero condotto all’elaborazione del Piano di Rinascita.
L’artista: un narratore che attraversa il tempo
Nato a Nuoro nel 1949 come Pietro Salis, Marras è una delle figure più autorevoli della musica sarda contemporanea. La sua carriera inizia negli anni Sessanta tra le band nuoresi e cagliaritane, fino all’esperienza con il Gruppo 2001, formazione che lo avvicina al rock progressivo e alla sperimentazione sonora.
Dalla fine degli anni Settanta intraprende un percorso solista che lo porterà a definire un linguaggio unico: un cantautorato che intreccia poesia, impegno civile, memoria popolare e una profonda attenzione alla lingua sarda. La sua voce – calda, riconoscibile, capace di passare dalla carezza alla denuncia – è diventata negli anni un simbolo culturale. Nel 2000 venne invitato a partecipare al Concerto di Natale in Vaticano davanti a Giovanni Paolo II. Cantò con Dionne Warwick Sa oghe ‘e Maria e nel 2003 venne premiato dalla Fondazione Ignazio Silone “per l’alto valore culturale dei suoi testi”.
Una musica che parla la lingua dell’isola
Marras ha saputo trasformare la tradizione in un territorio creativo vivo, mai museale. Album come Abbardente, Funtanafrisca o Tumbu hanno segnato un’epoca, portando nel panorama italiano un modo nuovo di raccontare la Sardegna: non cartolina, ma carne e storia, ironia e malinconia, lotte e speranze.
Le sue canzoni – da Mama a No potho reposare nella sua celebre interpretazione, da Quando sarò vecchio a Canzone della terra – sono entrate nel patrimonio emotivo dell’isola. E non sono mancate collaborazioni prestigiose, come quella con Andrea Bocelli, per cui ha scritto A volte il cuore.
Il concerto del 25 gennaio: un viaggio nella memoria condivisa
Il live di Sassari si preannuncia come un percorso attraverso oltre quarant’anni di musica. Marras porterà sul palco i brani che hanno segnato la sua carriera, alternandoli a racconti, aneddoti e riflessioni che da sempre rendono i suoi concerti esperienze intime e partecipate. Un appuntamento che molti di noi – quei “sardopatici” che vivono la musica come un’estensione naturale dell’identità – attendono come un ritorno familiare.
Il pubblico potrà aspettarsi classici che hanno accompagnato intere generazioni, brani in sardo che trasformano ogni concerto in un coro collettivo, momenti più narrativi, in cui Marras intreccia musica e memoria, arrangiamenti rinnovati grazie a una band affiatata e sensibile.Sarà una serata in cui la nostalgia non pesa, ma illumina; in cui la Sardegna non è sfondo, ma protagonista.
Un’eredità che continua a parlare
Il ritorno di Piero Marras a Sassari non è solo un evento musicale: è un gesto culturale. È la conferma che la sua voce continua a essere un punto di riferimento, capace di parlare alle nuove generazioni con la stessa intensità con cui ha accompagnato quelle precedenti.