L’isola delle onde è madre di alcuni surfisti migliori al mondo
Francisco Porcella sino a 13 anni è vissuto a Cagliari, poi si è trasferito alle Hawaii e vive a Maui. Dice:
«Quarta fermata del Poetto, era l’alba. Io e mio fratello Niccolò avevamo rispettivamente 10 e 9 anni. Nostro padre e zio Grankio – Alberto Alberti, surfista cagliaritano ndr -, ci portano fra i frangenti di mezzo metro spingendoci sull’onda. Ci siamo subito sollevati sulla tavola e guardandoci ci siamo messi a ridere: eravamo già presi. Alle 8,30 siamo andati a scuola, al Margine Rosso. Avevo ancora addosso il sale e mi sentivo fiero pensando alle onde che avevamo cavalcato. Quella, a Cagliari, la mia prima volta da surfista».
Foto: Antonio Muglia
La Sardegna dell’onda, l’Isola delle onde, che da capo a capo spazzano le coste sarde trasformando il mare in tela bianca per gli artisti del vento e della tavola. L’evoluzione è l’obiettivo, l’adrenalina il motore che spinge verso il mare sardo, sempre più meta ambita dei surfisti, sempre più culla del futuro e del florido presente della disciplina. Storie di surf e di surfisti, come quelle dei Giovani Matteo Calatri e Davide Giannone, come quella di Ale Piu, biga della tavola isolana, nazionale e internazionale, o del surfista adaptive Fabio Secci. Storie di gente che ha dominato il vento e domato l’onda, storie raccontate a volte da chi la passione la vive sulla pelle e la ritrae in immagini, in scatti accompagnati da parole che sono puro distillato di eleganza e potenza, come Antonio Muglia.
Alessandro Piu (foto: Antonio Muglia)
E, sullo sfondo, l’Isola. Il sud Sardegna è accarezzato da alcune delle onde più lunghe. Sulla costa ovest, isola di Sant’Antioco, c’è il famoso “Maresciallo”, una destra atomica. A Nora ci sta la “Secchetta” e il “Convento”, onde che sanno come far felici i surfisti: «La Secca è un A-frame velocissimo e tubante, spesso molto affollato – spiega Muglia -. Al Convento la sinistra inizia a rompere a pochi metri dalle rocce e si srotola lungo la linea di costa. Lavorano con lo scirocco». Chia è zona adatta ai principianti, mentre sempre al sud con lo scirocco a soffiare, si attivano altri sport di eccelsa qualità che generano solitamente onde sinistre e spesso lunghissime. Da Quartu Sant’Elena guardando ad est ci si imbatte in un vero parco divertimenti non solo per surfisti, ma anche per windsurfisti e kitesurfer.
Francisco Porcella (foto: Antonio Muglia)
Tutti attorno a Capitana ci sono “Racca Point”, il “Capolinea” e “Porto Armando”: frangenti che, in condizioni ottimali, possono raggiungere anche 200 metri. Quando lo scirocco si placa e il mare si “distende” i beach break di Solanas sono la soluzione mentre a Porto Giunco, “Il Giunco”, si surfano onde destre su fondale sabbioso. Dal sud al centro, per celebrare la Mecca del surf del mare Mediterraneo: la penisola del Sinis, paradiso di surfisti, windsurfer e kitesurfer. “Mini Capo” e “Capo Mannu” sono spot unici fra le coste mediterranee: il maestrale, soffiando lateralmente o da terra, gira loro attorno e le onde risultano quasi sempre pettinate dal vento, anche la bufera.
Foto: Antonio Muglia
Famosa è anche “Sa Mesa Longa”, una spiaggia esposta ai venti che però con il mare in scaduta regala delle vere bombe atomiche su picchi diversi. Particolarità del “Mini Capo” è che si può trovare qualcuno in acqua a qualsiasi ora del giorno e della notte – soprattutto all’alba – in tutte le stagioni dell’anno e provenienti dal nord e dal sud della Sardegna, una istituzione. Risalendo verso l’alto è possibile stoppare furgoni e roulotte a Porto Ferro, onda sicura, non eccelsa ma decisamente utile per farsi le ossa e prendere confidenza con tavola e natura, con giornate che possono rivelarsi davvero spettacolari. Ancora “La Speranza”, ad Alghero, dove si surfa con maestrale fortissimo o libeccio: «In un picco a sud, chiamato “Piastroni”, su un tavolato di roccia rompe un’onda sinistra che è un parco giochi», commenta Antonio Muglia.
Foto: Antonio Muglia
“La Ciaccia”, Valledoria, è una delle onde più lunghe della Sardegna, una sinistra che cammina su un tavolato di roccia e ha diverse sezioni bellissime. E poi ancora “Marinedda”, beach break potente e rompi-tavole per i veri amanti delle apnee e per chi vuole combattere con le correnti. Senza dimenticare “Marritza”: rompe su un tavolato di ciottoli, una destra lunghissima che funziona con il grecale forte e può diventare magica. Esistono poi onde mappate ma sconosciute ai più, quelle che, nascoste, regalano a pochi la magia del surf e vanno preservate, habitat naturali da conservare come perle nello scrigno. «Ho iniziato come tanti al Poetto, a Torre delle stelle, Chia. Andavamo in giro con mio padre e mio cugino: mi portavano a fare surf con una Volvo 240 e in testa l’idea del film Un Mercoledi da Leoni – racconta Alessandro Piu, campione italiano che ha riportato il titolo tricolore sull’Isola -. Da allora ho girato il mondo, gareggio nel World Surf League, circuito di qualificazione alla top 32 mondiale. Ci sono diversi giovanissimi surfisti che possono fare tanto come Giulio Caruso, Matteo Calatri e Federico Melis. E ce ne sono tanti altri in Sardegna, fra Cagliari, Oristano e Sassari, che promettono davvero bene».
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