sabato 18 Aprile 2026
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Musica – Sergio Caputo e la sua big band incantano Cagliari

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Parafrasando il titolo del suo album di debutto, sarebbe il caso di definirlo un ‘sabato cagliaritano’ quello di Sergio Caputo e la sua big band di scena ieri sera al Teatro del Conservatorio. Lo spettacolo del cantautore romano, organizzato da La Via del Collegio nell’ambito del Festival La Musica che gira Intorno ha registrato il sold-out richiamando il pubblico delle grandi occasioni. Show dipanato in quasi due ore di musica celebrando il quarantennale di quel ‘Sabato Italiano’ l’album che ha fotografato il momento di passaggio del cantautore romano fra gioventù ed età adulta con un micidiale mix di leggerezza, malinconia e seduzione raccontando le (sue) notti inframmezzate da birre, amicizie, amori e sigarette.


Una miscela che all’epoca stabilì nuovi paradigmi nella scena musicale del Bel Paese a dire la verità piuttosto livellata. Linguaggi che avrebbero vissuto di vita propria e resistito nel tempo, rivestiti di uno spessore interpretativo non comune e per molti versi unico. E quella contagiosa immediatezza che nella dimensione live fa vivere lo show tra storie tipiche dei personaggi della commedia all’italiana, in bilico tra squisita ironia e malcelate malinconie, che si barcamenano fra bevute pantagrueliche, frequentazioni sui generis, amori mai sbocciati o magari finiti male: “A Roma tra il pubblico c’erano tre mie ex”, ha scherzato ( non a caso?) l’artista.

Il pubblico ha gradito con scroscianti applausi la performance che oltre a Caputo – voce e chitarra – vedeva altri sei musicisti di altissimo profilo quali Alessandro Marzi alle percussioni, Paolo Vianello al pianoforte, Luca Pirozzi al basso e la sezione fiati composta da Alberto Vianello al sax tenore, Lorenzo De Luca al sax alto e Luca Iaboni alla tromba.

Risultato? Quello che tutti si aspettavano: non un sabato qualunque ma quello delle avventure della “Roma felliniana” vissute come “equilibristi in bilico sul fine settimana”, parafrasando il leitmotiv della canzone che dà il nome all’album e al tour. Il disco viene ovviamente riproposto quasi nella sua interezza: dallo swing esaltante di Bimba se sapessi al gustoso divertissement di Io e Rino, che descrive le nottate alcoliche passate in compagnia dell’amico Riccardo Rinetti. E si continua con Merci Bocù col suo mood finto leggero derivato da un amore finito, passando per Week end, che racconta un’Italia di strada che ancora resisteva o le telefonate all’amata coi “nervi un po’ in disordine” direttamente dal Night, passando per Mettimi giù disarmante e sognatrice oppure la cadenzata Caffè che richiama suggestioni  care a Carlos Santana. Gran finale affidato ad alcune delle sue hit più conosciute:  Il Garibaldi Innamorato di sanremiana memoria che racconta l’avventuriero, il pirata e il donnaiolo ma anche che si fermò in Sudamerica a fare una rivoluzione per amore, Italiani Mambo pezzo che lo stesso Caputo definì come “una metafora dell’intero mondo discografico di quel periodo, sottolineando la contraddizione dei due termini”  e L’astronave che arriva – il brano più noto di Caputo in Europa – sembra voler indicare, con ironia e leggerezza, alcune delle inquietudini che si annidano sotto la “voglia di superficialità” degli anni ’80.

Caputo ha confermato ancora una volta la sua natura di artista ribelle e stravagante e fuori dagli schemi.
Quel mix unico di storie vissute sul serio e di emozioni autentiche che sfociano nel surrealismo senza rinunciare alla ricerca di una certa eleganza, accompagnata da testi guizzanti, che richiamano più di un paragone con Fred Buscaglione ma rimanendo folgorato (e ancorato) sulla via del jazz, il fil rouge che accompagnerà l’intera carriera.

Uno “spirito libero”, come canta appunto nel nuovo singolo e dichiarando di recente all’Ansa:

«La natura di un artista è proprio quella di cambiare, evolversi, rivoluzionare, di uscire dai recinti mentali e mettersi continuamente alla prova – dice Caputo – e per far questo non bisogna lasciarsi condizionare dagli stereotipi che gli altri vogliono cucirti addosso. Questo nuovo brano mi è arrivato all’improvviso, come qualcosa che avevo dentro da sempre, e che dopo quaranta anni di carriera ha deciso di uscire. Ora entrerà nel mio repertorio e vi resterà, perché mi rappresenta come artista e come uomo».

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