sabato 18 Aprile 2026
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MUS.ART, formare, emozionare e restare: il progetto che dà voce ai giovani sardi

MUS.ART, formare, emozionare e restare: il progetto che dà voce ai giovani sardi

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In occasione dell’evento inaugurale dell’Associazione Culturale MUS.ART, abbiamo incontrato il soprano Veronica Abozzi, protagonista di una due giorni intensa e ricca di emozioni a Fonni. In questa intervista, Abozzi racconta il valore dell’insegnamento, il legame profondo con la Sardegna, i suoi percorsi di studio e la visione di un progetto che mette al centro i giovani e la musica come atto di verità

Com’è stato vivere queste due giornate a Fonni? C’è qualcosa che ti è rimasto nel cuore, tra prove, incontri e il concerto finale?


Per me è stata un’esperienza davvero speciale, anche perché queste due giornate hanno rappresentato l’evento inaugurale della mia Associazione Culturale MUS.ART, nata proprio quest’anno grazie alla collaborazione con i miei colleghi Rita Cugusi, Claudio Deledda e Roberto Pisanu. Ho apprezzato tantissimo la disponibilità e l’umiltà di Matteo Setti, il suo modo di lavorare con i ragazzi e di mettersi al loro livello. Mi ha colpito la loro voglia autentica di imparare, l’entusiasmo che mettevano in ogni prova. Vedere nascere tutto questo in Sardegna e proprio a Fonni mi ha reso molto felice: è stato un bellissimo inizio.

Hai studiato in due luoghi molto diversi, Sassari e Busseto: che ricordi hai di quei periodi e cosa ti hanno lasciato, anche come persona?

Sassari è stato il mio punto di partenza: lì ho costruito le basi e ho iniziato il mio percorso con serietà e dedizione. A Busseto, invece, ho avuto l’onore di studiare con Renato Bruson, che è stato per me una guida preziosa. È stato lui stesso a scegliermi e a sostenermi, concedendomi due borse di studio che mi hanno permesso di proseguire per un anno intero al suo fianco. Quell’esperienza mi ha arricchita tantissimo, non solo dal punto di vista musicale ma anche umano: sentire la fiducia di un maestro di quel calibro ti cambia profondamente.

Durante la Masterclass hai incontrato tanti giovani musicisti: cosa cerchi di trasmettere loro, oltre alla tecnica? C’è un consiglio che ripeti spesso?

Oltre alla tecnica, quello che cerco di trasmettere è l’importanza di trovare la propria voce autentica. Non basta cantare bene: bisogna sapere perché si canta, cosa si vuole comunicare. La musica è un atto di verità, e il pubblico percepisce subito se c’è sincerità o meno. Dico spesso ai ragazzi di non avere paura di mettersi a nudo, di accettare i propri limiti come punti di partenza, e di non perdere mai l’emozione, perché è quella che fa la differenza tra un’esecuzione corretta e un momento che tocca davvero chi ascolta.

MUS.ART a Fonni
Gli Effettivi di MUS.ART a Fonni con Matteo Setti

 

Cosa significa per te cantare e insegnare in Sardegna? C’è un legame speciale con questa terra che entra anche nella tua musica?

La Sardegna è la mia casa: sono nata e cresciuta qui, ed è qui che ho iniziato a cantare e a insegnare. Per me non è solo un luogo, ma una parte profonda della mia identità. Questa terra mi ha dato tanto e mi ha formato come persona e come artista. Ogni volta che insegno qui sento di restituire un po’ di quello che ho ricevuto, e ogni volta che canto porto con me la forza, la profondità e la bellezza della mia isola.

Il concerto finale è stato molto emozionante: che sensazione si prova a condividere il palco con gli allievi, dopo giorni di lavoro insieme?

In realtà non ho cantato con loro: il concerto finale è stato tutto dei ragazzi, sotto la supervisione di Matteo Setti. È stato emozionante vederli salire sul palco e mettere in pratica i consigli ricevuti nei giorni precedenti. Li ho guardati con grande orgoglio: in quei momenti si vede la crescita, il coraggio e la gioia di esprimersi davanti a un pubblico. Per me è stata una grande soddisfazione assistere a quel passaggio.

Se potessi scegliere un progetto da realizzare nei prossimi mesi, magari proprio in Sardegna, cosa ti piacerebbe proporre?

Mi piacerebbe dare continuità a quanto iniziato con MUS.ART: creare un percorso stabile di formazione, non solo masterclass isolate, ma un vero laboratorio che unisca lo studio, il confronto e la possibilità di esibirsi. Vorrei portare qui artisti di calibro internazionale, come già è successo con Matteo Setti, e dare ai giovani sardi l’opportunità di crescere senza sentirsi costretti a partire per trovare occasioni. La Sardegna ha un talento enorme: bisogna solo creargli lo spazio giusto per sbocciare.

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