Nella Planargia, quando i campi in erba sintetica non esistevano, non c’era Sky e le partite di serie A si seguivano su Tutto il calcio minuto per minuto, un ragazzo coraggioso e leale cresceva nelle strade di fronte al campo Italia di Bosa. Il suo nome Mariano Masala, già da allora centravanti. Sarebbe diventato negli anni 80 e 90 probabilmente il giocatore più amato dal pubblico bosano
Mariano Masala nel Bonorva
Sia per le sue doti di calciatore che per quelle umane. Un esempio dice tutto. Il 31 gennaio 2000 il Cagliari pareggia a Torino contro la Juventus. Il gol rossoblù lo segna Sulcis, centrocampista di Bosa. Alla Domenica sportiva ad una domanda specifica del giornalista risponde “Il calciatore a cui mi sono ispirato? Mi sembra ovvio: Mariano Masala”.
In effetti i gol, la potenza fisica, lo straordinario coraggio e le doti tecniche di Masala, unite alla sua schiettezza, avevano conquistato tutti. Mariano Masala è cresciuto nella Calmedia, società fondata negli anni 60 da don Paolino Fancello, il parroco – giocatore, ma anche una delle più straordinarie personalità espresse dal territorio. I derby tra Calmedia e Bosa furono per tanti anni non solo importanti eventi calcistici, ma anche splendidi episodi sociali e di costume.
Sin da giovane Mariano Masala, cuore impavido, cominciò a segnare caterve di reti. In continente, durante il servizio militare, a Raiano Sulmona e Isola Liri, in serie D. Poi il rientro a casa e tantissimi campionati in Sardegna, nelle magiche atmosfere degli anni 80 e 90: battaglie calcistiche e stadi strapieni, in sfide che si tenevano in terreni di gioco polverosi, che adesso verrebbero giudicati al limite della decenza. Ma è proprio in questi contesti che anche nel campo dilettantistico sardo sono nati dei campioni, forgiati dalla strada e non dalle scuole calcio. Campioni e uomini, che a distanza di tanti anni sono ricordati con nostalgia e affetto. Mariano Masala è nell’olimpo di questi nomi. 60 anni, dipendente Forestas, da calciatore viveva per il gol.
Da destra a sinistra: Mariano Masala Don Paolino e mister Giorico
Ma non solo, sapeva anche sacrificarsi per i compagni e non conosceva la paura.“Finivo le partite quasi sempre sanguinante – ricorda Masala -. Non avevo paura né di entrare a scivolone né di buttarmi a pesce per terra. L’importante era rendermi utile”.
Mariano Masala giocò oltre che con la Calmedia, Bosa e le squadre citate, anche con Alghero, Bonorva, Pozzomaggiore, Mara e Tresnuraghes. In tutte le società lasciò un buon ricordo, come giocatore e come uomo.
“Soprattutto quest’ultimo aspetto mi riempie di orgoglio – precisa Mariano -. Ho ricevuto educazione e valori dalla mia famiglia, ma devo ringraziare don Paolino Fancellu, che è anche mio padrino e che mi ha aiutato molto nel mio percorso di crescita. Quanto al calcio – continua – ho avuto la fortuna di giocare in tre decenni straordinari: 70, 80 e 90. C’erano pochi campi in erba, pazienza, ci siamo divertiti lo stesso e in quel calcio ho avuto come compagni e avversari grandi giocatori e soprattutto grandi uomini. Il fatto che in tanti si ricordino ancora di me non può farmi altro che piacere. Vuol dire che qualche emozione sono riuscita a trasmetterla”.
Mariano Masala naturalmente vive nella sua Bosa. È sposato ed è padre di due figlie. Segue sempre il calcio. “Ma con meno trasporto – conclude –. Quello di oggi non è il calcio in cui sono cresciuto. C’è meno sincerità e sentimento. Si corre certamente di più, troppo. E si tralascia la tecnica. Anche per questo le partite dilettantistiche sono più noiose”. E non solo quelle .
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