sabato 18 Aprile 2026
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L’Italia chiamò, Gattuso risponde: è il compito più arduo

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È Gennaro Gattuso il nuovo Commissario Tecnico della Nazionale Italiana. Affidati a lui il compito di trascinare gli Azzurri verso i Mondiali del 2026 negli Stati Uniti, un’impresa tutt’altro che semplice

Due campionati italiani, una Coppa Italia, due Supercoppe italiane, due Champions League, due Supercoppe UEFA, un Mondiale per club e, soprattutto, il Mondiale del 2006 con la Nazionale. È il palmarès con cui Gennaro Gattuso ha chiuso la carriera da calciatore, un percorso che non solo lo ha portato ai vertici del calcio mondiale, ma gli ha anche fornito le chiavi per restare nel mondo del pallone, maturando esperienze e visione nel ruolo di allenatore. Un bagaglio prezioso che ha portato con sé in panchina, dove oggi continua un cammino iniziato anni fa e che ora lo conduce alla sfida più delicata: guidare la Nazionale Italiana verso i Mondiali del 2026 negli Stati Uniti.


Dai club alla Nazionale. Gattuso inizia la sua avventura da allenatore al Sion, proseguendo poi in un cammino professionale che lo ha portato a sedere su panchine importanti come quelle di Palermo, Pisa, Milan, Napoli – con cui vince una Coppa Italia nel 2020 battendo la Juventus in finale – Valencia, Marsiglia e, nella scorsa stagione, l’Hajduk Spalato. In Croazia ha chiuso il campionato al terzo posto, dietro Rijeka e Dinamo Zagabria, portando i “bili” in zona Europa.

Ora però comincia una nuova sfida, forse la più delicata e significativa della sua carriera da allenatore. La Nazionale Italiana vive una crisi che dura da troppo tempo. Al netto del meraviglioso Europeo vinto nel 2020 con Roberto Mancini, l’Italia manca all’appuntamento con il Mondiale da ben undici anni. Fuori in modo clamoroso nel 2018 in Russia, assente anche in Qatar nel 2022, e ora seriamente a rischio di non qualificarsi per USA 2026. Toccherà a Rino tentare l’impresa, con l’obiettivo di riportare l’Italia dove merita, tra le grandi del calcio mondiale.

Il cammino già in salita. La pesante sconfitta contro la Norvegia e la vittoria con soli due gol contro la Moldavia hanno parzialmente compromesso la classifica del Gruppo I. Gli Azzurri dovranno recuperare terreno, con più partite da giocare rispetto ai norvegesi che hanno già vinto con grandi parziali contro Moldavia, Estonia, Israele e, ovviamente, Italia. Oltre ai punti, però, pesano anche i numeri: infatti non contano gli scontri diretti ma la differenza reti, e la Norvegia è già a quota 13 gol segnati, mentre l’Italia è ferma a 2.

Nel caso non si riuscisse a conquistare il primo posto nel girone, resterebbe comunque la possibilità di passare attraverso i playoff, a patto di chiudere il girone in seconda posizione. Una strada alternativa ma comunque complicata, perché significherebbe affrontare selezioni di buon livello, capaci di mettere in difficoltà anche squadre ben più strutturate. E i precedenti sono tutt’altro che rassicuranti: nel 2017 fu la Svezia a spegnere le speranze mondiali dell’Italia, mentre nel 2021 fu la Macedonia del Nord, considerata un’avversaria abbordabile, a chiudere definitivamente i cancelli verso Qatar 2022.

La scelta. La situazione ereditata da Spalletti e dalle gestioni precedenti è indubbiamente complessa, non solo sul piano tecnico ma anche dirigenziale. Negli ultimi anni la macchina federale ha mostrato evidenti difficoltà nel definire una linea stabile, come dimostra la gestione dell’esonero di Spalletti: comunicato durante la finestra nazionale, l’ex tecnico ha comunque guidato la squadra nella partita contro la Moldavia pur essendo già stato sollevato dall’incarico, generando così confusione e incertezza. A questo si aggiunge la proposta a Claudio Ranieri, allenatore di grande esperienza, che però è stato percepito più come un traghettatore, segno di una mancanza di programmazione a lungo termine. Certo è che, nel rifiuto di Sir Claudio, hanno influito senza dubbio le situazioni personali e professionali, ma resta il fatto che questo episodio evidenzia il vuoto progettuale all’interno della FIGC. E allora viene da chiedersi: è Gattuso la scelta giusta? Forse azzardata, certo, ma sicuramente consapevole, almeno da parte sua. Perché Rino sa bene cosa lo aspetta e sa che in gioco non c’è solo il destino della Nazionale, ma anche quello della sua carriera da allenatore.

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