sabato 18 Aprile 2026
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L’isola che non c’è… ma il rock sì: Bennato conquista Alghero e pure Peter Pan si è messo a ballare

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Sono solo canzonette 2025 live, ovazione all’Anfiteatro Ivan Graziani Di Alghero

«Liberatevi dai pregiudizi, liberatevi dalle inibizioni, dalle convinzioni! Tornate bambini! E, se domani vi chiedono dove siete stati, rispondete: ad un concerto di rock and roll!»


Il saluto finale con il quale si congeda dal suo pubblico, tutto in piedi – salta e balla –  stretto sotto il palco; è l’ennesima esternazione di una sincera irriverenza. L’urlo convinto e coerente al suo stile, giunto dopo due ore di grande musica, contiene un arcano, forse un segreto che giustifica tutta la sua vita, la sua luminare carriera artistica. Lo stesso concerto realizzato alla sua età, con questo formato. Quel «Tornate bambini!» che caratterizza la metafora dominante della sua sterminata produzione musicale.

I bizzarri saluti subissati dagli scrosci di applausi diradano in una prolungata versione in salsa funky dell’ultimo brano dei bis: Nisida. Un pezzo culto del 1984, legato alle questioni ambientali di Bagnoli, il quartiere flegreo della sua infanzia.

Così, Edoardo Bennato conclude, domenica ventisette luglio all’arena Ivan Graziani di Alghero,  l’emozionante mini tour sardo, organizzato da Sardegna Concerti. Iniziato all’arena concerti di Cagliari lo scorso venerdì sera.

Uno spettacolo, quello del mitico «Capitan Uncino Partenopeo», che vince la sua ragion d’essere, proprio sul dilemma del dubbio che, nel bene e nel male, sorregge la vita di ciascun essere umano.

Edoardo Bennato Alghero
Ph Luigi Coppola

Casualmente, “Abbi dubbi” (1989), è il primo brano del concerto. Forte di una scaletta che ne include oltre venti di un enciclopedico repertorio, ma soprattutto di una base orchestrale della eccellente band. Capace di ricreare un rinnovato rock progressivo. Declinato in quel blues mediterraneo. Cifra esclusiva del suo talento. Riconosciuto dallo stesso artista come dote accolta negli anni settanta dal suo maestro, mentore Renato Carosone.       

«Cari ragazzi e ragazze, l’unica cosa che vi consiglio è coltivare i vostri dubbi più che barricarvi nelle vostre certezze!» Il dissacrante incipit con il quale Bennato saluta la platea gremita, nella bellissima serata algherese, rinfrescata dal Maestrale, è la premessa rassicurante che mette tutti d’accordo. In nome del “provocatorio, sovversivo” rock and roll.

Un’antifona ben congeniata che disinnesca ogni ragionevole dubbio circa i particolari arrangiamenti nei brani. Evidenti già nel secondo storico pezzo, seguito dal terzo: “Sono solo canzonette” e “Il gatto e la volpe”. Dove la tenuta vocale – semplicemente straordinaria – al termine degli indimenticabili centoventi minuti in ribalta; deve, gioco forza, esprimersi su due tonalità principali.

La prima, bassa, quasi parlata. La seconda richiama i toni ruggenti e inequivocabili degli anni ottanta.

Una sfida estrema, che espone qualche nota alla distorsione fonica, ma giustifica l’essenza di tutta l’esibizione. Le ragioni fondate che spingono un musicista a cantare e suonare un rock mai tramontato, pochi giorni dopo il suo settantanovesimo compleanno.

Un rock che tra le fonti nei brani, forse i più belli, sicuramente fra i più significativi nella produzione di Bennato, nell’album “La torre di Babele” (1976).

Edoardo Bennato Alghero
Ph Luigi Coppola

“Mangiafuoco” , quarto brano in scaletta, tratto da “Burattino senza fili” del 1977, alza il livello performante e infiamma il pubblico. La sessione acustica è straordinaria e non lascia alcun dubbio ai più esperti spettatori, assiepati anche in tribuna.

Le chitarre di Gennaro Porcelli e Giuseppe Scarpato (sostengono Edoardo anche alle voci) che affiancano quella del frontman con il basso elettrico di Arduino Lopez, chiudono un quartetto di corde insuperabile. Il roster formidabile della band di Bennato include il magistrale Roberto Perrone alla batteria e percussioni e Raffaele Lopez al piano tastiere.

«E’ strabiliante come Collodi, un secolo fa, ideasse i personaggi nelle favole. Dove anche i cattivi diventano simpatici.»

Non esplicita alcun riferimento diretto alle guerre in corso. Chi è presente al suo concerto sa che non è disattenzione o deficit di sensibilità. La renitenza alla retorica dell’attualità è insita nel suo stare sul palco. Per divertire, muovendo le coscienze di ogni età, con una modalità diretta, probabilmente più efficace.  Il brano “A cosa serve la guerra”,  esplicita il suo credo nel modo a lui più congeniale.

La bellezza e le emozioni del “Sono solo canzonette 2025 Live” si compiono anche, soprattutto, nella rivisitazione della sua carriera artistica. Esplicitata con i suoi aneddoti e proiettata sul grande schermo digitale con trailer ad alto impatto emotivo. Oltre l’iniziale serie di bozzetti realizzati dallo stesso cantautore, scorrono alcune immagini di famiglia. Il trio Bennato, avviato alla musica dalla instancabile spinta di mamma Adele. Il talent scout di Enzo Tortora che scopre per la prima volta la dote musicale dei tre fratelli.

L’inevitabile omaggio alle sue radici del dna. Impresse oltre che nel cuore, sulla sua maglietta. Con il numero civico della sua abitazione in Viale Campi Flegrei. Quel 55 fortunato che nella cabala napoletana esprime proprio la Musica. Non poteva lo stesso, Edoardo non realizzare, un brano dedicato, “A Napoli 55 è ‘a musica”.

Proprio questo pezzo che anticipa la parte finale del concerto, apre una jam di una buona decina di minuti. Quando Giuseppe Scarpato, avvia una straordinaria progressione rock che richiama gli standard culto di Carlos Santana e dei Pink Floyd.

Un piacevole intermezzo gradito dal pubblico che consente a Edoardo di rifiatare per un gran finale.

Pervaso dalla imperante ironia caustica, “La calunnia è un venticello”, scritta nel 2015, in occasione del trentennio della scarcerazione del già citato Tortora, è un pezzo di vita vissuta. Che fa scuola.   

Senza dimenticare l’universo femminile, mai secondario nella vita artistica e privata di Edoardo: “Quando sarai grande” – “La fata” – “Le ragazze fanno grandi sogni” esprimono  melodia che toccano anche lo corde più intime del pubblico. Che canta e sostiene Bennato in tutti i brani particolarmente sentiti. “Una settimana un giorno” non si sottrae alla citazione di una serata davvero bella.

«Abbiamo bisogno di energia e propositività.» L’ultimo invito di Edoardo che precede i saluti esalta la potenza energivora di chi ha creduto e professato per una intera e lunga vita, al netto di troppi stereotipi, la forza vitale del rock. Della Musica in tutte le sue accezioni.

“Tornate bambini! Ogni favola è un gioco”.

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