domenica 9 Agosto 2026
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L’intervista – Vincenzo Mangione: l’atarassia, le tempeste e il gusto di una notte favolosa

L’intervista – Vincenzo Mangione: l’atarassia, le tempeste e il gusto di una notte favolosa

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Elegante nei modi, simpatico negli atteggiamenti, ironico, sapientemente ricercato nelle espressioni verbali, Vincenzo Mangione è lo scrittore del momento. Il suo libro
“Era una notte buia e favolosa” già vincitore del premio letterario Stefano Nonnis 2025, si sta velocemente imponendo all’attenzione dei lettori. Edito da Edizioni Jolly Roger è in distribuzione solo da qualche mese, ma già in tanti ne parlano con entusiasmo. Il libro, oltre al contenuto di sicura presa sul lettore, ha il merito di avere incuriosito per l’utilizzo di parole non di uso comune. Atarassia, per esempio , un termine usato dagli epicurei e dagli scettici per indicare quello stato di perfetta tranquillità e serenità d’animo, raggiunto dal saggio una volta libero dalle passioni. Vincenzo ama i giochi di parole, adora gli aforismi, che utilizza con maestria. Lo abbiamo incontrato:


Sei più tipo da atarassia o da aperitivo?

Io sono decisamente un tipo da fine settimana atarassico! Per poter ricaricare le batterie e affrontare il lunedì con brio ed entusiasmo e una nuova settimana come fosse l’inizio di un nuovo anno. Anche se non mi nego l’occasione piacevole di un aperitivo per chiacchierare con una cara amica.

Nel titolo colpisce l’accostamento di questi due termini: buio e favoloso. È arrivato prima il “buio”, la “favola” oppure l’atarassia?

Tutto nasce dall’incipit del romanzo che Snoopy dei Peanuts si propone di scrivere: “era una notte buia e tempestosa”. Poiché un elemento essenziale del romanzo sono le favole, l’ho voluto rielaborare sostituendo tempestosa con favolosa. Aggiungiamo che io amo gli ossimori ed ecco che è venuto fuori quel titolo.

Nel corso del racconto una telefonata misteriosa diventa ignara protagonista. Se qualcuno ti dicesse «Non tornare a casa!» proprio mentre stai per rientrare, quale sarebbe la tua prima reazione: panico, curiosità o un “ci penso dopo”?

Probabilmente la prima sensazione sarebbe certamente di panico. Dopodiché, poiché non amo agire impulsivamente, emergerebbe il mio spirito anticonvenzionale da bastiancontrario che mi farebbe rispondere «invece torno a casa, tiè!».

Nel libro non mancano le tempeste , la perturbazione esterna rispecchia  anche quella emotiva. Tu come gestisci le tue “tempeste”? Con filosofia o con una playlist ad alto volume?

Le mie tempeste emotive spesso le affronto leggendo un libro, in riva al mare. E probabilmente la playlist ideale sarebbe lo sciabordio delle onde. In diretta.

Se dovessi scegliere una morale alternativa per il tuo romanzo, una di quelle un po’ ironiche, quale sarebbe?

Un sottotitolo alternativo potrebbe essere ad esempio “Soltanto i pesci morti seguono la corrente!“. Oppure «la vita è un ballo in maschera: ma devi scegliere tu il costume da indossare!»

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