sabato 18 Aprile 2026
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L’intervista – Michele Fini alla guida del Latte Dolce per lo sprint finale

L’intervista – Michele Fini alla guida del Latte Dolce per lo sprint finale

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Mancano 6 partite alla fine della stagione regolare del campionato di Serie D. Abbiamo fatto il punto con l’allenatore di Sorso.  Arriva l’Anzio diretta concorrente alla salvezza per la prima di sei finali con Monte Rotondo, Cassino, Trastevere, Lodigiani e Paganese

 


Mister, primo tempo col Monterosi buono dove avete mostrato solidità in difesa.

Avevamo di fronte una squadra corazzata per la categoria. Sapevamo delle difficoltà che poteva avere quella partita lì. La mentalità e l’approccio alla gara dei ragazzi è stata ottima. Siamo partiti bene, poi abbiamo trovato gol. La partita si era messa sul binario che avevamo preparato, quella di togliere tanti spazi al loro sviluppo di gioco. Con il potenziale offensivo che abbiamo, era il minimo sfruttare le occasioni che ci sarebbero capitate. Come quella sul gol, nata da una ripartenza e infatti abbiamo trovato il gol.

Avete confermato di saper sfruttare le occasioni in attacco.

Sono contento dell’atteggiamento della squadra, dello spirito e del modo di difendere. Questo non significa che ci difendiamo… e basta. Ci difendiamo per attaccare, è diverso. La squadra era pronta a questo, a lavorare, occupando gli spazi nel miglior modo possibile e poi cercare le ripartenze. Il gol l’abbiamo un po’ mancato nell’ultimo passaggio, nella rifinitura.

Nel secondo tempo c’è stato il crollo, avete staccato la spina. Come mai?

Il risultato non premia la prestazione della squadra. Ovviamente uno vede il 4-2 e suppone che ci sia stato il crollo. La partita è stata sempre in bilico, anche sul 2-1 che abbiamo subito, su una distrazione nostra; lì era ancora aperta. Sul 3-1 uno pensa che ti spezza le gambe, invece la squadra ha saputo reagire anche in quel frangente.

Il Latte Dolce ha dimostrato di potersela giocare alla pari con squadre più forti.

Sono qua da poco tempo e ho trovato una squadra in salute, che veniva da qualche sconfitta che a livello mentale toglie sicurezze e certezze e nel calcio vogliono dire tanto. L’obiettivo era quello di far ricredere questi ragazzi nei propri mezzi, in quello che hanno dimostrato di saper fare dopo un girone d’andata ottimo. Le qualità ci sono.

Che campionato hai trovato?

Le prime due partite le ho fatte contro due squadre costruite per fare un campionato di vertice. Ho trovato un girone bello tosto e insidioso.

Si sono registrati i ritorni di Odianose e di Di Paola, e anche un sorgente che si riconferma arma in attacco. 

I ragazzi si siano rimessi in discussione tutti. Che significa trovare, in chi ha avuto meno spazio, stimoli nuovi e di lavorare in un certo modo per dimostrare all’allenatore che ci credono.

Si può ripartire da questi nomi?

La cosa che mi rasserena è vedere la squadra che pedala tutta la settimana in preparazione delle partite. Vedo uno spirito di attaccamento alto e questo mi piace. Sono arrivato da poco e ho chiesto disponibilità per allenarsi al 100%. Voglio gente motivata in settimana e che si metta a disposizione. Lo spazio in queste due partite quasi tutti l’hanno avuto. Questo è quello che mi preme a me, che tutti lavorino per guadagnarsi minuti durante le partite.

Anche perché vi aspettano sfide di fuoco, la prossima con l’Anzio, una diretta concorrente.

Abbiamo ancora sei partite. Dico ai ragazzi di resettare tutto quello che è stato, sia nel bene che nel male e rimettersi in discussione giorno per giorno. Ogni allenamento si riparte da zero. La partita successiva va preparata nel modo giusto, senza pensare a quello che è stato, perché indietro non si torna. Giochiamo il tutto per tutto partita dopo partita; affrontiamo nel modo giusto l’Anzio con la mentalità delle ultime due gare.

A parte l’esperienza a Bono nel 2023, sei quasi all’esordio come primo allenatore.

Ho sempre lavorato da secondo con Diego (Lopez, ndr), al quale devo tanto per la mia crescita e per il mio modo di intendere il calcio. Ho colto questa occasione a cui credo molto come credo nella possibilità di salvarsi; anche dal punto di vista personale, è un’occasione per crescere nel ruolo di primo allenatore.

Hai intenzione di allenare in Sardegna per il futuro o farai ancora il giramondo?

Nel calcio devi vivere alla giornata e il futuro è imprevedibile nel nostro sport. Oggi è nata questa possibilità  e la vivo come se fosse un esordio, come quando da giocatore ho esordito nella Torres.

Ti sei avvicinato a casa.

Posso dirti che arrivare a casa in dieci minuti non ha prezzo. Qui ti godi un po’ tutto.

 E il calcio sudamericano dove hai allenato con Diego Lopez? 

Il ritmo è leggermente più basso, si tocca molto di più la palla. Una giocata la fanno dopo tre o quattro tocchi. Noi vogliamo più rapidità, più velocità. C’è un’intensità diversa. Anche il ritmo durante gli allenamenti è un po’ più basso se non dai l’input giusto. I sudamericani hanno più talento. Tanti ragazzi che ho allenato nelle tre esperienze avute, hanno un potenziale  internazionale e alcuni sono anche arrivati in Europa. È un modo di lavorare diverso, un mondo diverso in tutti i sensi.

Nel 2020 curiosamente hai ritrovato Cellino a Brescia. Era già stato da giocatore il tuo presidente a Cagliari.

A Cagliari, sì.  Io l’ho vissuto nelle ‘due forme’, da giocatore e da allenatore. Il presidente è un sanguigno, è uno che investe tanto ma pretende anche tanto. Da tutti. È uno che in prima persona vuole partecipare a tutto quello che succede, non solo nell’ambito del calcio, della partita e non è uno sprovveduto. Tanti anni che fa il presidente ne ha visto di tutti i colori, quindi di calcio ne capisce e quando ti dà un consiglio, preferisce che questo venga percepito. Questo è un po’ il suo modo di fare. Ha questa forma diretta di operare e comunicare che difficilmente riscontri nell’ambiente. Il presidente non te le manda a dire.

Quattro turni di squalifica in un momento come questo sono tanti.

Sono molto dispiaciuto, purtroppo è inutile discuterne. Potrei dire quello che è successo, ma non vale neanche la pena. Non penso di aver detto niente di così grave da meritare questi quattro turni. Ma dobbiamo attenerci al referto e guardare aventi.

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