Sono passati quasi due mesi dall’esibizione sanremese con Mahmood. Un’esperienza musicale senza tempo sulla scena del Festival della canzone italiana. City&City ha ascoltato Andrea Sella portavoce dello storico gruppo di canto a tenore Remunnu ‘e Locu
Siete abituati alle grandi vetrine internazionali ma il Festival di Sanremo ha una forte esposizione mediatica ed è considerato il palco più importante della musica italiana. Sono passati quasi due mesi. A mente fredda, come giudichi l’esperienza?
A mente fredda, beh, diciamo che è stata un’esperienza fantastica e straordinaria, anche perché calcare quel palco non è una cosa da tutti e da tutti i giorni! Credo che sia il sogno di qualsiasi artista esibirsi davanti alla platea del Festival. Esserci stati da protagonisti, è un motivo di grande felicità, di grande orgoglio. Nonostante fossimo abituati a concerti, manifestazioni e trasmissioni televisive, Sanremo è da considerarsi uno degli appuntamenti più importanti a livello internazionale.
Ci siete arrivati proprio nell’anno del vostro cinquantennale. Come è nata la collaborazione con Mahmood?
Sì, esatto. Quest’anno facciamo cinquant’anni e il miglior regalo è stato quello di partecipare al Festival. La collaborazione con Mahmood è nata circa un mese prima del festival, è stato tutto abbastanza rapido: Alessandro aveva intenzione di portare qualcosa inerente alla Sardegna, essendovi molto legato. Ci contatta tramite il suo staff per capire se fossimo intenzionati, se avessimo avuto il piacere di collaborare con lui al suo progetto. È stato tutto molto veloce e molto intenso.
Un artista lontano dal vostro stile, con il quale condividete la sardità che lui stesso rivendica. Un cocktail che si è rivelato micidiale e ha bucato il video.
La collaborazione con Mahmood è stata molto particolare, data da due stili completamente differenti che hanno abbracciato un ulteriore stile musicale, quello del grande Lucio Dalla. È stato complicato e molto impegnativo cercare di far coesistete questa, chiamiamola così, mescolanza di generi musicali; credo però il risultato sia stato eccezionale e il pubblico abbia premiato la nostra esibizione.
Da sinistra, Dino Ruiu (voce), Mario Pira (basso), Pierluigi Giorno (contra), Andrea Sella (mezza voce).
Il pezzo di Lucio Dalla “Come è profondo il mare” ha creato la magìa. Il mare e le sue profondità che l’uomo immagina a fatica, sono metafora della vastità del pensiero che “come l’oceano non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare. Un po’ come noi sardi che viviamo la condizione di doverlo spesso attraversare per i motivi più svariati. Quanto è stato importante rappresentare la vostra terra davanti a milioni di persone?
Il brano di Lucio Dalla è un brano storico della musica italiana: la metafora che utilizza dell’oceano è qualcosa che si lega in maniera indissolubile alla Sardegna, un’isola circondata dal mare che divide ma allo stesso tempo unisce; un concetto, quello del mare, che esprime tante sfaccettature. Portare la nostra isola davanti a milioni di persone è stato qualcosa di straordinario, poiché pochissimi artisti sardi hanno avuto l’onore di cantare a Sanremo e in particolare, come abbiamo fatto noi, portare una delle peculiarità caratteristica della nostra cultura, ovvero la lingua e il canto tenore: qualcosa di veramente unico ed eccezionale.
A tutti è parso che con Mahmood ci fosse un sincero affiatamento. Ha apprezzato la vostra ospitalità e ha sottolineato la vostra bravura nel canto…
Sì. Diciamo che quando abbiamo avuto il piacere di conoscere di persona Alessandro, si è creata una bella chimica poiché lui è un ragazzo molto umile, molto premuroso ed è stato per noi una persona eccezionale; da subito abbiamo allegato e ha apprezzato il nostro canto. È una persona che tiene veramente tanto alla Sardegna, dimostrandolo non solamente in questa occasione.
Raccontaci del rientro a Bitti. Tutto il paese aspettava la vostra esibizione. Siete stati profeti in patria?
Il rientro a Bitti è stato emozionante, poiché già in precedenza si vedeva che il paese era in agitazione, i concittadini nutrivano tantissima curiosità e orgoglio: essere i rappresentanti di un canto così storico e portarlo su quel palco, per i Bittesi – e non solo – è stato qualcosa di importante. Ripeto: il ritorno è stato molto emozionante, perché poi c’è stata l’occasione del confronto e del ritrovarsi con la popolazione. Abbiamo condiviso la gioia e l’emozione di quei momenti. Solitamente si dice nemo propheta in patria, speriamo di esserlo stati in questa occasione.
Nella vostra pagina Wikipedia è scritto che Maria Carta, dopo avervi sentiti a Torino, vi portò con sé a Parigi e successivamente in una tournée in Svezia e Danimarca. Cosa puoi dirci di quell’incontro?
Per quanto riguarda la collaborazione con Maria Carta, è nata in quegli anni quando ì Tenores Di Bitti erano molto conosciuti nel panorama artistico isolano, quindi anche Maria Carta ha avuto modo di conoscere e apprezzare il canto dopo questa esperienza a Torino. Lei ci propose di partecipare a un festival che aveva luogo a Parigi dedicato alle tre Marie; rimasta affascinata dai Tenore Di Bitti ci propose di partecipare a questa esperienza che sarebbe dovuta durare una settimana. Avremmo dovuto esibirci assieme al Theatre de la Ville, nella capitale francese. Da lì nacque la partecipazione che portò a compiere ulteriori tournée e collaborazioni.
Sapevi che il cantante del famoso gruppo rock brasiliano degli Angra, Andrè Matos ( https://it.wikipedia.org/wiki/Andre_Matos ) – tra l’altro è stato un direttore d’orchestra – anni fa, alla domanda se ci fosse qualcosa di interessante nel panorama musicale internazionale aveva risposto proprio “i Tenores di Bitti”?
Devo essere sincero, non conoscevo il cantante Andrè Matos; leggere queste sue parole dedicate a noi, è qualcosa di eccezionale, parliamo di un gruppo musicale che sta dall’altra parte del mondo, quindi il nostro stile è stato apprezzato e capito da lingue differenti.
Vi siete mai chiesti perché artisti di generi musicali completamente diversi vi apprezzano così tanto?
Il canto Tenore è apprezzato da svariati generi musicali, per esempio va d’accordo col jazz perché è un canto particolare con dei suoni unici come il basso e il contrabbasso che si fondono e riescono a legare con quelli che sono generi musicali diversi, infatti sono state diverse le collaborazioni intraprese con diversi artisti e diversi generi musicali: il canto a tenore si presta a diverse connotazioni del panorama musicale.
Quali sono i prossimi impegni che vi attendono?
Diciamo che continueremo a partecipare a tutte le feste paesane, piuttosto che a manifestazioni di carattere culturale che ci vedono impegnati come sempre, sia a livello regionale che a livello nazionale: abbiamo di recente partecipato a trasmissioni televisive e manifestazioni di carattere culturale e continueremo a portare avanti il nostro canto.
…E Magari tra un anno sarete di nuovo su quel palco.
Questa è una bella domanda, nel senso che già esserci stati una volta, è qualcosa di unico e straordinario. Calcarlo per la seconda volta, non vorrei nemmeno pensarci, sarebbe un qualcosa che va oltre ogni aspettativa. Mai dire mai.
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