sabato 18 Aprile 2026
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Le Domus de Janas entrano nell’UNESCO: Sardegna custode di un patrimonio universale

Le Domus de Janas entrano nell’UNESCO: Sardegna custode di un patrimonio universale

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Lo scorso 12 luglio 2025  le antiche Domus de Janas, le tombe scavate nella roccia che raccontano la Sardegna preistorica, sono ufficialmente Patrimonio dell’Umanità

L’UNESCO ha iscritto nella Lista mondiale il sito seriale “La tradizione funeraria nella Preistoria della Sardegna. Le Domus de Janas”, riconoscendone l’eccezionale valore universale. È il 61° bene italiano a ottenere questo prestigioso titolo.


Per celebrare e riflettere sul traguardo, nella sala Angioy di Palazzo Sciuti a Sassari si è svolta l’iniziativa “Domus de Janas – Patrimonio dell’Umanità”, promossa dal CeSIM/APS in collaborazione con la Rete dei Comuni delle Domus de Janas, la Regione Sardegna e il Ministero della Cultura. Un vero e proprio tavolo tecnico – “ieri, oggi, domani” – che ha riunito studiosi, istituzioni e comunità locali.

Un patrimonio che parla al futuro

Gli interventi hanno spaziato dalla ricostruzione storica del percorso di candidatura, illustrata da Barbara De Nicolo, al valore del riconoscimento UNESCO sottolineato da Paolo Fois. Giuseppa Tanda ha ricordato come la conoscenza e la valorizzazione possano diventare leve di sviluppo sociale ed economico, persino antidoti allo spopolamento. Giovanna Concu e Donatella Fiorino hanno presentato il sistema di monitoraggio per garantire autenticità e integrità dei siti, mentre Simone Moro e Giacomo Paglietti hanno mostrato il nuovo portale web dedicato alla preistoria sarda. Roberta Desogus ha evidenziato l’impatto economico di un piano di valorizzazione integrato, e Sara Mameli con Maria Giovanna De Martini hanno raccontato il lavoro nelle scuole, già avviato con laboratori e contest. A chiudere, Gabriele Tanda ha presentato il progetto editoriale della rivista Aditus, pensata come spazio di riflessione culturale oltre le logiche dei social.

Fondi e governance

La Regione Sardegna ha confermato un finanziamento di oltre 16 milioni di euro per il triennio 2026-2028, cui si aggiungono 5 milioni dal Ministero della Cultura. I Comuni saranno soggetti attuatori degli interventi di restauro, accessibilità e accoglienza. Centrale la proposta di una Fondazione pubblico-privata, capace di sostenere promozione, ricerca e formazione, in linea con le raccomandazioni UNESCO-ICOMOS e con la Convenzione di Faro.

Un’eredità millenaria

Le Domus de Janas – oltre 3.500 in tutta l’isola, di cui 18 necropoli incluse nel sito seriale – raccontano la storia dal Neolitico medio all’Età del Bronzo. Alcune presentano decorazioni corniformi, antropomorfe e geometriche di straordinaria unicità; altre riproducono elementi delle abitazioni dell’epoca, rendendole documenti archeologici senza eguali. Sono architetture dell’anima che testimoniano il legame profondo delle comunità preistoriche con la dimensione spirituale e che oggi diventano patrimonio condiviso dell’umanità.

 

I relatori

Giuseppa Tanda, presidente del CeSIM, già professore ordinario di Preistoria e Protostoria presso l’Università di Cagliari: “La conoscenza, quando ci si trova di fronte a piani di gestione di questo genere, può e deve avere valore superiore. Può e deve essere valore aggiunto. La valorizzazione razionalizzata porta evidentemente allo sviluppo economico, e può significare superamento del problema della denatalità in Sardegna, una ulteriore sfida allo spopolamento. Noi investiamo su questo: no, non solo nel marketing ma sulla consapevolezza e sui giovani, veri destinatari futuri dei monumenti, provando ad adeguare la nostra ricerca nel metodo e nella sostanza al resto del mondo. Siamo un’Isola, facciamo i conti con problemi risolti, ma ancora solo in parte“.

Roberta Desogus, project manager Talent srlFondamentale partire da un presupposto: il riconoscimento UNESCO delle Domus de Janas nel medio-lungo termine.  Condizione che avrà un grande impatto economico sui territori interessati, a condizione che venga portata avanti un’importante azione di valorizzazione e promozione e che si punti su uno sviluppo integrato basato sulle caratteristiche identitarie dei luoghi. A questo proposito verranno esposte e specificate le azioni di sistema individuate nel piano di valorizzazione elaborato, che come obiettivo hanno il dare una spinta propulsiva all’economia locale in un’ottica sistemica ed integrata“.

Giovanna Concu, ricercatrice e docente di Tecnica delle Costruzioni del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Architettura (DICAAR) di UNICA, e Donatella Fiorino, professoressa Associata di Restauro del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Architettura (DICAAR) di UNICA: “Il monitoraggio dello stato di conservazione del sito seriale rappresenta un momento particolarmente importante per la trasmissione al futuro dei valori universali di cui è portatore. Per questo è stato sviluppato un sistema di indicatori ad hoc, in grado di registrare e valutare nel tempo l’intensità e la diffusione dei processi di dissesto e degrado in atto sui manufatti, di verificare tempestivamente l’efficacia delle azioni di manutenzione e restauro in atto e programmate nel Piano di Gestione, e di controllare il livello dei rischi derivanti dalle potenziali minacce ambientali e antropiche che possono insidiare i valori universali del bene, con particolare attenzione agli aspetti dell’autenticità e dell’integrità. Il piano di monitoraggio fornirà nel tempo un corpus di informazioni strutturate, omogenee e verificabili, in grado di registrare le modalità e le velocità di evoluzione dei processi di alterazione e degrado che interessano le tipologie di manufatti e per garantire buona tempestività nell’introduzione di correttivi alle strategie di gestione e nella attuazione degli interventi di restauro, laddove richiesti. Tutti i dati provenienti dal monitoraggio saranno conservati nel sistema informativo geo referenziato appositamente implementato anche in relazione ai temi della conservazione e della sicurezza. Su specifico sollecito del MIC è stato avviato un particolare monitoraggio relativo ai temi dell’accessibilità finalizzato al progressivo adeguamento del sito seriale a una sempre più ampia fruizione fisica e cognitiva“.

Barbara De Nicolo, ingegnere, già docente di Tecnica delle Costruzioni Facoltà di Ingegneria Cagliari. Vice Presidente del Centro Studi Identità e Memoria (CeSIM/APS): “Focalizzo l’attenzione sulla ricostruzione storica e successive evoluzioni  dell’iter seguito dai proponenti – CeSIM e rete dei Comuni -, per il raggiungimento del riconoscimento utile alla candidatura delle Domus de Janas come patrimonio di eccezionale valore universale. A partire dagli inizi e sino al riconoscimento fra documentazione richiesta dall’UNESCO, predisposizione di un dossier da 680 pagine e di un piano di gestione in forma generale e programmatica da 200 pagine e in forma attuativa composto da 5 fascicoli  per 565 pagine totali prodotti in due lingue. E ancora uno spot dedicato, un convegno internazionale, una mostra e un sito web. Oltre alle verifiche – sul campo e sulla documentazione fornita – da parte dell’ICOMOS, organo consultivo dell’UNESCO, e relative richieste di integrazione e modifiche. Senza dimenticare la ricerca di fondi necessari per il raggiungimento del risultato, con la RAS unico Ente finanziatore.  La situazione attuale? I Comuni saranno soggetti attuatori dell’adeguamento di ciascun componente del sito seriale in materia di sicurezza, accessibilità, accoglienza, restauro grazie ai contributi erogati per il triennio 2026-2028: 16.100.000 di euro dalla RAS e 5 milioni di euro dal MIC. Entro il primo dicembre 2026 dovranno essere completate le attività previste dalle raccomandazioni UNESCO–ICOMOS su indicatori di monitoraggio, piano di gestione turistica, azioni di coinvolgimento delle comunità locali e di formazione in coerenza con la Convenzione di Faro, formalizzazione del sistema di governance“.

Gabriele Tanda, socio CeSIM – dottorato di ricerca in letteratura italiana contemporanea – e docente di laboratorio di lingua sarda: “La rivista di cultura sarda promossa dal CeSIM, il cui titolo provvisorio è Aditus, si concentrerà su tre aree tematiche fondamentali per l’identità dell’isola: Lingue di SardegnaLetteratura Sarda e Storia dell’isola. L’obiettivo della rivista va oltre la semplice divulgazione specialistica, intesa come mediazione tra esperti e pubblico generalista. L’intento primario è quello di offrire uno spazio di ragionamento autonomo e approfondito su temi complessi e delicati. Il progetto mira, in particolare, a sottrarre il dibattito dalle logiche temporali e dalle dinamiche superficiali e polemiche tipiche dei social media, garantendo un contesto di riflessione rigoroso e meditato“.

Sara Mameli, archeologa CeSIM/APS e Maria Giovanna de Martini, archeologa CeSIM/APS: “Vogliamo illustrare il lavoro che negli scorsi due anni scolastici è stato svolto dal CeSIM nelle scuole secondarie, utile a far conoscere i siti della preistoria della Sardegna candidati al riconoscimento UNESCO – ottenuto nel luglio 2025 – e al contempo fare formazione sulla preistoria della Sardegna, con particolare focus sulle Domus de Janas. Sono stati 6 gli istituti superiori coinvolti che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa, dislocati fra Olbia, Oristano, Terralba, Sorgono, Cagliari e Nuoro. Alle lezioni teoriche sono state affiancate attività laboratoriali sulle leggende delle janas a cura di Cristina Muntoni e sull’arte e tecniche pittoriche del neolitico tenuto dall’artista Angela Demontis. Gli studenti  hanno partecipato in gran numero alle conferenze, seguendo con interesse e partecipando ad un contest a premi con la realizzazione di diversi lavori per valorizzare alcuni siti candidati UNESCO. Tali interventi, coordinati da noi con la collaborazione degli archeologi Giacomo Paglietti, Carmen Delogu e Anna Ardu, avevano come obiettivo anche quello di avviare un processo di conoscenza del territorio rivolto alle nuove generazioni, allo scopo di sensibilizzare sull’importanza e il grande valore del patrimonio archeologico-storico della loro terra. Tali argomenti trovano poco spazio nei programmi scolastici e c’è urgenza di intervenire facendo formazione ad hoc nelle scuole. Per questo motivo, lo stesso format è stato proposto nell’ambito della Formazione all’interno del Piano di Gestione del sito seriale come attività necessaria e imprescindibile da cui partire per intervenire sulle comunità e sul loro rapporto con il territorio, poiché qualsiasi rivoluzione non può che partire dalla conoscenza“.

Simone Moro, ingegnere Elettronico e delle Telecomunicazioni (Bufox srl) e Giacomo Paglietti, archeologo Centro Studi Identità e Memoria (CeSIM/APS): “Il sito seriale Unesco La tradizione funeraria nella Sardegna preistoricaLe Domus de janas, si articola in 18 complessi monumentali distribuiti in tutto il territorio regionale. www.domusdejanasunesco.org si configura come un vero e proprio portale della conoscenza di questi luoghi: da una semplice mappa si può accedere alle schede dei vari monumenti con informazioni dettagliate, immagini fotografiche, planimetrie e dati relativi ai servizi di visita ai siti archeologici. Il sito web fornisce informazioni anche sull’iter che ha portato al riconoscimento UNESCO, le sezioni news e la rassegna stampa“.

Contesto

Le domus de janas, tombe scavate nella roccia, costituiscono un patrimonio archeologico unico al mondo e documentano la storia della Sardegna dal Neolitico medio all’Età del Bronzo (V–III millennio a.C.). Le 18 necropoli incluse nell’iscrizione, rappresentative dell’ampio fenomeno funerario isolano, testimoniano l’elevatissima valenza culturale delle comunità preistoriche sarde, espressa attraverso una marcata monumentalità architettonica e un articolato apparato simbolico.

Diffuse sull’intero territorio regionale, le domus de janas sono oltre 3.500 e furono utilizzate per millenni. Esse attestano non solo l’esistenza di una tradizione funeraria profondamente radicata, ma anche un valore simbolico e identitario che continua a parlare alle comunità contemporanee. Tra queste tombe, circa 220 presentano apparati decorativi di straordinaria rilevanza e unicità: motivi corniformi, antropomorfi e geometrici realizzati mediante incisione, pittura e scultura. Tali decorazioni, dal forte significato simbolico-religioso, rivelano il profondo legame delle comunità preistoriche sarde con la dimensione spirituale. In circa 90 casi, inoltre, le tombe riproducono elementi architettonici delle abitazioni – pilastri, tetti, focolari – oggi scomparse, conferendo alle domus de janas un valore documentale senza eguali.

In alcune componenti del sito seriale emerge con particolare evidenza la compresenza delle due principali tecniche costruttive del periodo: ipogeismo e megalitismo. La loro interazione restituisce l’originalità del contesto sardo, in cui tradizioni locali e influenze esterne si intrecciano, dando vita a testimonianze archeologiche e artistiche di rilevanza universale.

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