A Sassari nel 1980 i frati oblati decisero di fondare una squadra di calcio. Di oratorio, come quelle in cui sono nati tanti campioni che hanno fatto la storia. La chiamarono Padre Lanteri. Il teatro un campetto della Parrocchia di Cuore Immacolato, ai piedi del Monte Rosello.
Quel piccolo terreno per anni è stato l’unico sfogo per centinaia di ragazzini, tolti dalla strada da quei magnifici frati. Diversi anni dopo quegli uomini in saio lasciarono. Vennero nuovi dirigenti e il Padre Lanteri si trasformò in una vera società di calcio. Come terreno di gioco il grande campo in sterrato di via Torralba. Sempre al Monte naturalmente. Colori sociali bianconeri. Come quelli della Juve. Comincia la scalata negli anni 90 nel calcio che conta. Dalla Terza Categoria.
Capitano di quella squadra è il centrocampista Giuliano Robbi, una delle personalità più importanti. Da calciatore. E in seguito da tecnico. Con lui la Lanteri qualche anno fa è approdata in Promozione. Dopo tanti anni solo la passata stagione il tecnico ha passato la guida. Ora è allenatore dell’ambiziosa Usinese. Sempre in Promozione. “Anni indimenticabili – precisa Robbi – Una parte importante della mia vita: personale e sportiva. Ma dopo tanto tempo era giusto lasciare“.

Giuliano Robbi è stato sempre affiancato dalla pasionaria del calcio sassarese: Vanna Silanos, imprenditrice. Tuttora vice presidente del sodalizio. “La Lanteri è come una figlia – dice – Va mantenuta e curata col cuore. E anche soldi. Non si può negarlo. Ho iniziato ad occuparmi della società da più di 20 anni. Posso dire che da allora siamo cresciuti tantissimo. Io ero tra le prime donne a quei tempi ad essere dirigente di un sodalizio calcistico. Sembra strano a dirsi. Ma è proprio così. Dicono che ho un carattere dirompente – continua – in realtà a me piace fare le cose per bene e pretendo così anche dagli altri: che siano dirigenti, calciatori o arbitri. Il calcio è un mondo difficile, comunque affascinante. Ora girano troppi soldi, anche a livelli più bassi e probabilmente bisognerebbe darsi una calmata. I bilanci delle società non sono parole o scatole vuote. Sono obbiettivi. Esattamente come un’azienda, di cui sono il vero cuore Ma poi, oltre ai numeri, vengono anche le soddisfazioni, che ti ripagano di qualche amarezza e sacrificio eccessivo. Perché seguire una squadra comporta anche un grande dispendio di tempo. Ad esempio la doppia scalata dalla Seconda Categoria alla Promozione è un ricordo indelebile, un’impresa sportiva memorabile. Una rivincita verso chi all’inizio non ci dava nessun credito. Ma ci sono state anche le delusioni. Come l’atteggiamento di qualche giocatore nella passata stagione, che non mi è piaciuto per niente. Quindi abbiamo deciso di cambiare, anche se il nostro obbiettivo da sempre è valorizzare i giovani”.
Ne abbiamo centinaia. Dalla scuola calcio alla Juniores. E sono tanti quelli che hanno raggiunto la prima squadra. E la raggiungeranno. Io – puntualizza la Silanos – spero di essere sempre lì, a fare la dirigente. Ben contenta di vedere un bambino che con noi si è fatto uomo, coronando il sogno di giocare nella formazione maggiore. Ma ci sono stati anche dei ragazzi che stanno facendo carriera. Qualcuno cresciuto con noi – conclude – è attualmente nella Primavera del Cagliari. Il massimo per una dirigente come me e soprattutto per quel ragazzo”.

La prima squadra è stata affidata al sassarese Michele Pulina, un ex calciatore dai piedi fatati, alla sua seconda esperienza in panchina dopo quella di Stintino. “Si parte con grande entusiasmo – afferma -. Speriamo di disputare un buon campionato”. Il presidente Giacomo Addis (al suo quinto e ultimo anno alla presidenza) è positivo. “Occorreva cambiare – dice – Ci siamo affidati ad un tecnico sassarese preparato, che conosce soprattutto la nostra storia. La Lanteri è oramai una grande realtà”.

Che gioca e si allena sempre nel campo di via Torralba, che nel frattempo è stato dotato di uno splendido manto in erba sintetica. Un vero spettacolo. Per i bianconeri quindi si prospettano altre imprese ed avventure. All’insegna dei valori etici, sportivi e morali che hanno sempre contraddistinto la società. Sin dalle proprie origini. E si può tranquillamente affermare che la Lanteri è attualmente una delle più importanti realtà calcistiche del panorama dilettantistico isolano.

Vanna Silanos, come è iniziata questa avventura alla Lanteri?
È iniziata per gioco e un po’ per caso andando a trovare degli amici. Sono sempre stata in mezzo al calcio perché mio padre, Carmelo Silanos, era un calciatore, giocava nella Lambretta negli anni 60, poi Le Floreal e organizzava tornei di calcetto negli anni ’80 – ’90. Dopo che è mancato mio padre quel mondo l’ho sentito mio. Ho iniziato a fare degli sponsorizzazioni nel 2004 per la Lanteri e successivamente mi hanno invitato a prendere parte della loro squadra. Mi sono, come dire, “coinvolta da sola” e sono entrata nel direttivo come consigliera fino a diventare vicepresidente.
Cosa è per te la Lanteri?
La Lanteri è la mia seconda famiglia, la vivo letteralmente 365 giorni all’anno. Seguo la prima squadra e i ragazzi del settore giovanile. Non tolgo nulla ai genitori ma insieme agli educatori stabiliamo delle regole. Vogliamo rispetto e disciplina sin dai primi calci . Il fattore umano viene sempre prima di quello sportivo.
E tu per i ragazzi?
Mi vedono come una seconda mamma. Abbiamo un rapporto bellissimo anche con i genitori, ci accomuna il senso di responsabilità che abbiamo per i ragazzi. Dopo le sconfitte nessuno si strappa i capelli; come si applaude chi perde la partita; è importante coltivare anche la cultura della sconfitta consci che nel calcio non sempre si può vincere. A fine partita non conta solo il punteggio finale.
Gestire una squadra a Sassari?
Non è facile, il quartiere del Monte ha problematiche accentuate. Una donna nel calcio è vista ancora oggi sempre in maniera atipica.
Mi sono confrontata con chi divide con me le responsabilità e la passione per la squadra e calata nel ruolo. Nel calcio come nella vita è importante distinguere i ruoli.
Fra poco ci sarà il 20ennale, quante nei hai viste in questi anni?
Di tutti i colori! Persone che sono andate via, arrivate, altre invece con con le quali è stato necessario interrompere la collaborazione. Noi non chiediamo nulla in cambio ma in una società è necessario che ognuno faccia la sua parte.
Una cosa di cui vai fiera?
Ce ne sono state tante. Ma la più importante è stata l’aver guadagnato il Premio Disciplina in tutte le categorie. Ripaga dei tanti momenti difficili
Novità e obbiettivi per la nuova stagione?
Per la prima squadra, abbiamo l’obbiettivo di salvarci e, se dovessimo ancora crescere, magari arrivare nelle prime 4 in modo da lottare per la promozione.
Alla Lanteri la nostra forza è il vivaio. È la nostra prima risorsa e facciamo crescere “in casa” i nostri giocatori. Abbiamo circa 300 ragazzi contando tutte le categorie, dai pulcini alla prima squadra. E siamo in netta crescita.