sabato 18 Aprile 2026
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La fuga dall’Ucraina con l’anziano cane sulle spalle.

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Il centro del mondo. L’Ucraina, oggi, è Majdan Nezaleznosti di Kiev, con il suo monumento all’Indipendenza che svetta orgoglioso su un cielo grigio e polveroso. L’Ucraina è Mariupol con gli ospedali sventrati, è Odessa con i suoi cittadini che si riversano nelle spiagge per raccogliere la sabbia che servirà per costruire le barricate contro l’esercito russo. I villaggi dove si prepara la resistenza di chi deve restare per difendere l’ultimo brandello di vita. I profughi che tentano il viaggio della salvezza portando con sé un pezzo del loro cuore. Migliaia di animali chiusi in gabbiette o stretti al guinzaglio.


Alisa ha 35 anni, è una programmatrice informatica e lavora per una azienda tedesca. Il 23 febbraio perde suo padre e il 24 inizia l’invasione russa. C’è poco tempo per pensare e la soluzione resta una sola: la fuga. Con immenso dolore lascia suo padre nell’obitorio di Kiev e, grazie all’azienda per la quale lavora, organizza il viaggio verso il confine polacco. Una Peugeot 307 con 9 persone e due cani di grossa taglia si infila, pesante, nel traffico impazzito.

Sedici ore per raggiungere un villaggio a 140 chilometri da Kiev. Si riposano quanto basta per riprendere velocemente il tragitto. Le strade, però, sono un inferno di auto e freddo gelido. Diciassette chilometri li separano dalla libertà ma rischiano di passare giorni in quella piccola macchina. Decidono di rischiare ancora una volta: percorrere la distanza a piedi. Alle quattro del mattino la temperatura è sottozero ma quello è l’unico modo per trovare la salvezza. Nove persone e due cani si incamminano come ombre lungo sentieri, fiumi, campagne. Il freddo è insopportabile, il vecchio cane di 12 anni e mezzo, Pulya riesce a percorrere un chilometro ma cade a terra esausto.

Alisa e suo marito si danno il cambio per poterlo trasportare. Il terreno è scivoloso, i bambini sono allo stremo delle forze. Pulya si abbandona sulle spalle dei suoi padroni, circondato dalla loro tenacia e affetto. Provano a raggiungere nuovamente la strada. “Ho fermato alcune auto e ho chiesto aiuto ma tutti si sono rifiutati di caricarlo. Anzi, ci hanno consigliato di lasciare i cani. Ma loro fanno parte della nostra famiglia. Il mio cane ha vissuto tutti i momenti felici e tristi con noi. Il cane è di mia madre è tutto ciò che le è rimasto della sua vita precedente”.

Il confine è vicino. Un ultimo sforzo è avranno lasciato alle loro spalle la terra che amano. Il marito di Alisa deve ritornare indietro perché gli uomini continueranno a proteggere la patria con ogni mezzo. La famiglia spezzata entra in Polonia. Altri animali si riposano accanto ai loro padroni stremati. Negli occhi di tutti, la consapevolezza di aver conquistato un battito di libertà e una profonda tristezza per ciò che si è lasciato e ciò che ancora potrebbe accadere.

Le foto di Alisa che porta Pulya sulle spalle sono diventate ormai celebri e sottolineano le mille sfumature di questa invasione. Ricordano la morte di Anastasiia Yalanskaya, la giovane uccisa mentre curava i cani randagi; i rifugi allo stremo; le famiglie che sotto le macerie dei bombardamenti cercano gli animali superstiti per poter ricomporre, in parte, un’esistenza frantumata; le storie che si incrociano come trame.

 

Fonte immagine: https://www.universoanimali.it/wp-content/uploads/2022/03/donna-ucraina-1.jpg

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