La detenzione al tempo del Covid-19: con Skype si torna a casa

La detenzione al tempo del Covid-19: con Skype si torna a casa

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L’otto marzo il presidente del Consiglio ha interrotto i colloqui tra detenuti e familiari per impedire al Coronvirus di dilagare all’interno delle carceri italiane, ma via Skype è come se i detenuti tornassero a casa per qualche ora

 di  Antonello Unida

Antonello Unida Jodo

 

Secondo incontro di questa nuova rubrica nel mondo della detenzione.
Devo confidarVi, che il mio ruolo di Garante Territoriale dei Diritti delle Persone private della Libertà, in questi giorni di emergenza Covid-19, è abbastanza intenso.

Anche noi che gravitiamo attorno alla struttura carceraria, dovremo (spero a breve) iniziare a costruire e pensare una “Fase 2“. Quando questo avverrà, credo  sarà interessante valorizzare il patrimonio di esperienze tecnologiche fatte grazie a strumenti mai usati prima all’interno delle carceri che si sono rivelati davvero fondamentali.
Mi spiego meglio: quello che si è sperimentato in questo periodo, con una valenza sostitutiva degli incontri con i familiari, potrà essere un elemento di ulteriore supporto, anche nella normalità ritrovata.
Facciamo un esempio, l’utilizzo di Skype ha permesso ai detenuti di ritornare in qualche modo a casa, di rientrare nel contesto domestico anche se solo per poco e di rivedere delle figure familiari, spesso anziane, impossibilitate a partecipare ai colloqui diretti; questo permette di riallacciare, seppur a distanza, reti e legami familiari.

Non è un elemento da poco: potrebbe essere d’aiuto anche una volta terminata la fase di emergenza per perseguire quell’obbiettivo di appartenenza di tutte quelle Comunità che vivono relazioni sociali RISTRETTE.

Sono sempre più convinto di un fatto: nella Struttura penitenziaria di Bancali, deve essere  facilitata una Vita  simile a quella di una normale quotidianità. Dentro la struttura ma fuori del perimetro della cella. Una chimera?
La sperimentazione di questi mesi, potrebbe sciogliere alcuni timori che persistono sopratutto in alcune sezioni carcerarie;
le Amministrazioni penitenziare, da tempo, dimostrano ancora un po’ di diffidenza verso tutto ciò che è tecnologico, contemporaneo e tendente all’autodeterminazione.

Coronavirus e detenzione domiciliare

Per contrastare efficacemente questa pandemia, anche nella Struttura di Bancali, (come del resto in diversi Istituti della Penisola) diverse decine di casi, di Persone ristrette, proseguono la loro esecuzione di pena, in detenzione domiciliare.
Nella casa circondariale di Bancali, la Magistratura di Sorveglianza ha provveduto ad attuare la detenzione domiciliare ad una Persona detenuta, in regime del 41/bis, per gravissimi problemi di salute. Il principio della tutela della salute è del resto un parametro inderogabile per ogni Persona, sia essa libera o detenuta, avendo come valore prioritario quello della discrezionalità di ogni singolo caso.
All’ingresso della struttura comunque il sistema di triage, utilizzato per selezionare i soggetti coinvolti in infortuni secondo classi di urgenza/emergenza crescenti, è presente con due tende: una per il personale e una per i nuovi giunti e gli ingressi messe a disposizione dalla Protezione Civile di Uri, che ringraziamo per il loro proficuo e professionale lavoro.

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