sabato 18 Aprile 2026
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Mogoro – Il miracolo di BìFoto nelle foto di Guido Harari

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Questo mi è venuto in mente mentre turista nel mio paese passeggiavo fra stradette, muri di pietra e  portoni di Su Sticcau, quando le immagini dell’artista italo-egiziano mi fissavano divertite da questo mio peregrinare tra le strade che mi avevano visto guerriero armato di tira lasticu 

Di Paolo Salvatore Orrù


Un tempo scrissi, allora avevo una visione di Mogoro po’ così, che “nei giorni delle cavallette (estate ndr), i giovani di Orogom ritardano il loro futuro all’ombra del campanile, mentre i signori delle guerre e i domatori di uomini aspettano la loro sconfitta”. Per servirsi  di loro in guerra e in pace. Riflessioni che erano state dettate dal dispiacere e dalla nostalgia, sentimenti di cui ora mi pento, perché “non si può far di tutta l’erba un fascio”. Perché molti di quei giovani, come Stefano Pia e Vittorio Cannas, non stanno ad attendere che le cose accadano, le fanno accadere. Questo mi è venuto in mente, mentre turista nel mio paese passeggiavo fra le stradette, i muri di pietra e i bei portoni di Su Sticcau, dove le foto di Guido Harari mi fissavano forse divertite da questo mio peregrinare tra le strade che mi avevano visto guerriero con tira lasticu e fucilino di canna costruito con le canne di Sa Cora ‘e Spadua.

In quei momenti mi vedevo fra le viuzze di S’Arrocchibi e Funtanedda, con capelli al vento (ora il vento e il tempo i capelli se li sono portati via), con la fuliggine del caminetto di nonna Musa cosparsa sul viso per disegnarmi sul volto i colori di guerra Sioux, con i calzoncini corti e con le scarpe sfondate mentre assaltavo con belluine urla di guerra la banda del vicinato di S’Acqua Bella. Augh. Le immagini di Harari, grazie gli organizzatori di BìFoto, mi hanno costretto a fare questo triplo, per me divertente, salto nel buio (o nella luce?) del passato.

 

“E quando il clangore delle armi sarà reminiscenza e il tramonto addormenterà i pensieri, i giovani della collina nera staccheranno la testa all’agnello ed ebbri attenderanno che gli acini e i pampini delle vigne li adornino e li addormentino”: avevo scritto. Perché, come a Bacco, a noi mogoresi il vino e la carne (compreso l’amore) piacciono. Non dobbiamo però restare arenati come Ulisse dentro la dolce trappola, dobbiamo restare vigili, dobbiamo aiutare gli artisti locali a dirottare in paese maestri come Harari, perché uomini come lui aiutano a far crescere tutti. E tutto, anche la festa di San Bernardino (con le strade adorne di fiori), i tappeti, il nuraghe di Cuccurada e i suoi fratelli, i profumi della cucina contadina, gli artigiani, le scommesse dei dirigenti sportivi di Parte ‘e Montis. Soprattutto BìFoto, perché continui a sfidare quella parte di sistema che vuole la cultura sarda fuori da ogni rotta internazionale: la nostra cultura non può essere solo passato, malloreddus, sagra e folclore, Mamuthones (che dio li preservi) o Monte Prama. E’ molto di più ed è in divenire, come ha dimostrato a Berchidda il  musicista Paolo Fresu, o a San Sperate lo scultore Pinuccio Sciola.

Ringrazio Guido Harari, che non conosco personalmente, per le sua offerta artistica che mi ha indotto a vedermi fantasma vivente (ma divertito) tra le strade della mia adolescenza, ma anche di giovane-adulto affascinato dai ritmi e dai suoni del blues e del rock, ma lascio nelle mani di altri la descrizione della sua forza: “Collabora da sempre con i maggiori artisti musicali italiani e internazionali per i quali ha firmato un’infinità di copertine di dischi: tra i tanti, Mia Martini, Claudio Baglioni, Andrea Bocelli, Angelo Branduardi, Kate Bush, Vinicio Capossela, Paolo Conte, David Crosby, Pino Daniele, Bob Dylan, B.B. King, Ute Lemper, Ligabue, Antonella Ruggiero, Paul McCartney, Gianna Nannini, Michael Nyman, Luciano Pavarotti, PFM, Lou Reed, Vasco Rossi, Simple Minds e Frank Zappa“: Wikipedia.

Di lui ha detto Stefano Pia: “Guido Harari è una indiscussa icona della fotografia italiana! Quando lo conosci però, l’aspetto umano supera anche il suo essere un grande fotografo.  Mi ha inoltre stupito che nonostante la sua lunga e prestigiosa carriera conservi intatta la curiosità, la passione e la ricerca per una fotografia che elevi lo stato d’animo delle persone ritratte, come se ad ognuno dei suoi soggetti dedichi un inno alla sua bellezza“. Forza Mogoro, gente come Pia e Cannas è fermento puro, quindi pane buono, come Fresu, come Sciola.

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