sabato 18 Aprile 2026
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Dinamo Sassari, i pro e i contro dell’esonero tardivo di Markovic

Dinamo Sassari, i pro e i contro dell’esonero tardivo di Markovic

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Un ct mai entrato nel cuore del popolo biancoblù, capace di collezionare una serie di fallimenti sia in Italia che in Europa. Ma non è del tutto colpa sua, complice una gestione del mercato che ha lasciato molti dubbi con un roster mal costruito

SASSARI – In situazioni come quella che sta vivendo la Dinamo Sassari dall’inizio della stagione può aiutarci a sintetizzare il momento critico una storica frase di Gianni Rivera, all’epoca della sua vicepresidenza al Milan nella infausta stagione 1981-1982: “Non potendo esonerare tutti i giocatori, abbiamo esonerato l’allenatore”. Seppur la dirigenza biancoblù non ha mai pronunciato questa frase, il senso dell’allontanamento di Markovic, avvenuto ieri pomeriggio in seguito alla sconfitta europea contro il Bilbao  (4^ su 4 partite del round, 12^ stagionale contando tutte le competizioni) è proprio quello della bandiera rossonera. Un allontanamento necessario perché la stagione infernale (ancor più della passata, in cui il bosniaco subentrò a Piero Bucchi, ndr) che il Banco sta vivendo non è certo opera di qualche incantesimo. La fortuna è sempre una variabile determinante nello sport e se le responsabilità dell’esonero sono 50-50, non si può tralasciare la problematica di una squadra mal costruita.


TESTARDAGGINE ESTEROFILA. Il ct bosniaco ha portato avanti una tradizione in casa Dinamo: dare più spazio ai giocatori stranieri a vantaggio degli italiani. In questa stagione solo da metà novembre in poi e con gli obiettivi nazionali già compromessi hanno trovato minutaggio Tambone, Vincini e Veronesi, con Trucchetti (cavallo di ritorno tanto acclamato ed osannato l’estate scorsa) ancor più condannato alla panchina. Questo a vantaggio dei giocatori stranieri, quali Bibbins, Fobbs, Renfro ed Halilovic (a cui si aggiungevano Bendzius e, fino al suo infortunio, Sokolowski, che pur non ha fatto meno rispetto a quanto visto a Napoli), sul quale il bosniaco ne paga coi risultati l’ampio – anzi, eccessivo – utilizzo. Un difetto risolto, ripetiamo, solo a metà novembre, nel momento in cui con una panchina decimata ha iniziato a fidarsi di Veronesi e Tambone, oltre a un Cappelletti unico azzurro quasi sempre titolare nello starting five.

SCELTE SBAGLIATE.  Markovic paga, però, anche un fattore esterno come le condizioni di una squadra costruita male. La Dinamo, nel fare il mercato, ha confermato solo due giocatori della scorsa stagione, uno dei quali infortunato, rinunciando a talenti promettenti come Pisano. Non ha dato una seconda possibilità a chi aveva fatto bene come Diop, Tyree e Gombauld. Nonostante le amichevoli estive promettenti, la rosa si è rivelata inadeguata nelle partite che contano, con giocatori come Fobbs, Halilovic e Renfro che non hanno dimostrato il loro valore. Giocatori italiani come Veronesi, Vincini e Trucchetti hanno spesso guardato dalla panchina, ma quando sono scesi in campo hanno mostrato il loro valore. Gli errori di giocatori chiave come Fobbs (troppi palloni persi) e soprattutto dei due pivot, apparsi spesso spaesati in difesa, hanno contribuito all’annata negativa.

BULLERI, A TE LA PANCHINA. La motivazione principale di un esonero è spesso quella di dare una scossa, quello di cui ha bisogno l’ambiente biancoblù, oltreché di ritrovare l’amore di un tempo. In tal senso Bulleri, chiamato a prendere le redini della panchina per lo scontro salvezza di Napoli (in cui un’eventuale sconfitta rischia di essere la mazzata definitiva alla stagione), ha un compito arduo, ma non impossibile. Tutto dipenderà sia dalla sua garra charrua, ovvero la grinta, la fame, la voglia di vincere, sia dalle scelte che compirà al PalaBarbuto e soprattutto da quanto il roster darà anima e concentrazione in campo, come detto fattori non sempre presenti per gran parte della stagione.

 

 

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