Dopo un anno da protagonista del Girone C di Serie D, stravinto con il Treviso, Gigi Scotto è tornato alla Torres da capitano, firmando due gol e tre assist
Il filo rossoblù
Nel calcio le strade si incrociano, si separano e qualche volta tornano a incontrarsi. Proprio come i
certi amori cantati da Antonello Venditti, possono fare giri immensi e ritornare. Non fa eccezione quello di Gigi Scotto con la Torres, con cui il centravanti si è accompagnato, separato e ritrovato. Rientrato a Sassari nel 2021, dopo una breve parentesi nella stagione 2014/2015, Scotto è stato assoluto protagonista con i rossoblù: cinque anni conditi da una promozione, vissuta da mattatore con 13 gol, e da un secondo e un terzo posto. Quest’ultimo dal finale amaro, amarissimo, nei playoff contro l’
Atalanta Under 23: un 7-1 senza appello che ha spento i sogni sassaresi di raggiungere una vetta sempre sfiorata e mai realmente conquistata.
L’uomo copertina a Treviso
Un anno lontano da casa, forse necessario per riordinare i pensieri dopo una delusione cocente come quella patita a Caravaggio. E quale miglior destinazione di Treviso per farlo? Una piazza con la sua stessa voglia di rivalsa, che si affida a uno specialista di promozioni. Alla chiamata veneta, Scotto risponde presente, dominando il Girone C di Serie D dall’inizio alla fine con un bottino personale di 16 reti. Un contributo decisivo al ritorno del Treviso tra i professionisti, che vale all’attaccante sassarese la quarta promozione in carriera.
Torna a casa Gigi
Sin dall’inizio del ritiro agli ordini di mister Alfonso Greco, non è mai sorto il minimo dubbio: Gigi Scotto è tornato alla Torres per restare. A testimoniarlo, la fascia di capitano al braccio nelle prime uscite stagionali. Un’investitura che, come spiegato da Giuseppe Mastinu nell’intervista successiva all’amichevole precampionato contro l’Ossese, è arrivata in modo naturale da parte dello spogliatoio, trovando conferma anche nella fiducia della proprietà, che gli ha rinnovato il contratto fino al 2028.
Oneri e onori
Non ha tardato ad arrivare la risposta positiva alla fiducia riposta in lui dallo spogliatoio e dalla proprietà. Tra infortuni e assenze, il peso della manovra offensiva è ricaduto sulle spalle della coppia sardo-siciliana formata dal capitano e da Lorenzo Di Stefano. Della straordinaria vena realizzativa di quest’ultimo si è parlato in tutte le salse, mentre è passata in sordina la leadership di Scotto, sempre capace di tenere alta la tensione del gruppo e in prima linea quando c’è da prendere il pallone e calciare nei momenti in cui pesa di più.
Il rigore parato dal portiere dell’Ostiamare è stato vissuto come un semplice incidente di percorso, riconoscendo il merito dell’avversario. Un episodio che non ha scalfito la personalità del numero nove rossoblù, né la sua volontà di continuare ad assumersi le responsabilità di sempre. La possibilità di dimostrarlo è arrivata presto, appena tre giorni dopo.
Nel turno infrasettimanale contro la Pianese, con il risultato bloccato sull’1-1, si è presentata una nuova occasione: rigore conquistato dallo stesso Scotto e portiere spiazzato. Un gol in campionato che mancava da tempo, arrivato meritatamente a coronamento di una serie di prestazioni alle quali era mancata soltanto la firma sul tabellino dei marcatori.
La chiusura del cerchio
Il capitano della Torres, a Caravaggio, in quella serata maledetta per i rossoblù come ancora oggi, era Gigi Scotto. Il destino ha voluto che nel girone dei sassaresi capitasse proprio l’Atalanta Under 23. È vero, la formazione bergamasca si è presentata profondamente rinnovata, tanto in panchina quanto in campo. Ciò che non è cambiato, però, è il ricordo di quella partita.
E nessuno meglio di capitan Scotto poteva mettere una parola fine su un capitolo indigesto per la squadra e i tifosi. Lo ha fatto nella maniera più efficace possibile: con una punizione perfetta, quasi un arcobaleno a squarciare il cielo nuvoloso sopra il Vanni Sanna. Una traiettoria impeccabile, unita al più classico dei gol dell’ex firmato da Gabriele Berto, è valsa tre punti pesanti, che hanno portato la Torres al quinto posto e forse restituito a una piazza la voglia di sognare, dopo un’annata, quella precedente, da incubo.