Ci accoglie nella sua elegante villa di Puntaldìa a San Teodoro, con un grande sorriso, affacciato sulla veranda. Gianfranco Zola da Oliena non ha mai perso la semplicità dei grandi, uno dei suoi punti di forza, un valore trasmesso dall’educazione familiare. Il talento invece lo ha ricevuto in dono da madre natura, su questo non possono esserci titubanze. Ma senza quel carattere, Gianfranco, roccia sarda antica e dura, non avrebbe costellato la sua carriera di trionfi e grandi soddisfazioni.
Infine, per il calcio giocato, il tuo rientro a Cagliari.
Ci tenevo a tornare nella mia isola. Sono stati due anni intensi. Il primo puro divertimento, in serie B. Giocavamo a Tempio le partite in casa, tutta la Gallura ci spingeva. Fummo promossi in serie A con grande merito.

Anche in serie A fu un’ottima annata.
Avevamo una bella squadra. Io spesso giocavo dietro un tridente composto da Langella, Suazo ed Esposito. Ci toglieremo belle soddisfazioni, anche al Sant’Elia, spinti da un tifo appassionato.
Come sono i tuoi rapporti col Presidente Cellino?
Buoni, anche se non ci sentiamo spesso.
Dopo l’abbandono hai intrapreso la carriera di allenatore. Come valuti le tue esperienze?
Tutte interessanti e stimolanti, compresa quella del West Ham, dove ho conservato un rapporto magnifico con i tifosi. Ora ho ricevuto qualche offerta, persino dall’Australia, ma attendo altre proposte. Il.mio cammino da tecnico non è certo concluso.
A proposito di West Ham, hai conosciuto Steve Harris, il suo grande tifoso, leader degli Iron Maiden.
Sì, un grande musicista, un grande tifoso, un sincero appassionato di calcio.
Ogni carriera ha un grande rimpianto, il tuo penso sia Usa ’94 e quell’incredibile amarezza ed espulsione con la Nigeria.
Ancora non mi do pace. Fu tutto così assurdo, entrai e dopo pochi secondi mi vidi sventolare il rosso senza avere fatto nulla. Fu un’ingiustizia.
Com’erano i tuoi rapporti con Arrigo Sacchi?
Sempre buoni. Sacchi è stato un martello, un allenatore esigente, quasi ossessivo, ma un innovatore del calcio.
Però in finale contro il Brasile tu eri disponibile e lui fece giocare Baggio infortunato, relegandoti in panchina. Che avresti fatto al suo posto?
Se chiedi a me (nda ride ancora di gusto) io “mi sarei schierato” ed infatti avrei voluto giocare, ma Baggio ci fece arrivare in finale con i suoi gol. Un bel dilemma quindi.
La Sardegna vive un momento molto difficile, anche per la ben nota pandemia. Che cosa vuoi dire ai conterranei?
Di non mollare, ma so bene che siamo un popolo tenace e abituato alla lotta. Poi vorrei mandare un messaggio ai tanti giovani sardi. Provate a investire nella nostra terra, cercate nuove opportunità imprenditoriali. Lo so, non è facile ma la Sardegna ha grandi potenzialità economiche e il turismo è un’arma a nostro favore, da sfruttare e valorizzare.