sabato 18 Aprile 2026
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È morto Paul Di’Anno, storico cantante degli Iron Maiden

È morto Paul Di’Anno, storico cantante degli Iron Maiden

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Ha militato nella band inglese dal 1978 al 1981 e aveva 66 anni. Dopo aver lasciato gli Iron Maiden ha avuto una carriera con i Battlezone e i Killers. A dare la notizia l’etichetta dell’artista britannico

È morto Paul Di’Anno, il primo cantante ufficiale degli Iron Maiden. A darne la triste notizia è stata la famiglia attraverso un comunicato diffuso dall’etichetta del rocker inglese, la Conquest Music. Di’Anno si è spento nella sua casa a Salisbury, nella contea del Wiltshire. L’ex frontman della band inglese da tempo riversava in precarie condizioni di salute e di recente, stando ad alcune foto pubblicate sui social, ha avuto una riconciliazione con il suo vecchio gruppo. Per l’anagrafe era Paul Andrews, uno dei protagonisti nella seconda metà degli anni Settanta e dei primi anni Ottanta del nascente movimento britannico della Nwobhm, termine che identifica(va) la nuova ondata di heavy metal britannico, coniato nel 1979 in una recensione dal giornalista Geoff Barton sulla rivista Sounds. E nel frizzante circuito musicale della capitale aveva conosciuto Steve Harris in un pub di Londra, dove scoccò la scintilla. Col quel timbro vocale in bilico tra hard rock e punk ha caratterizzato il sound dei primi due album della Vergine di Ferro, marcando a ferro e fuoco canzoni diventate veri e propri classici del genere e conquistandosi una popolarità tra i fans dell’Heavy metal arrivata fino ai giorni nostri. Abbandonata la band per problemi caratteriali verso la fine 1981, dopo alcune date in Scandinavia al culmine delle tensioni con lo stesso Harris, che aveva ben altri piani per la band che assecondare i capricci del cantante, venne sostituito da Bruce Dickinson (esordiente a Bologna al Palasport il 26 ottobre del 1981 in una delle ultime date del Killers World Tour col pubblico italiano stranito che si chiedeva dove fosse Di’Anno e chi fosse questo nuovo cantante).


Gli Iron Maiden nel 1978 - 1979

Faccia da duro, atteggiamento strafottente, ciuffo irriverente, il chiodo d’ordinanza, spesso e volentieri calato sul petto nudo, intraprese subito dopo una carriera solista tra luci e ombre. Discrete le prove nei Battlezone e i… Killers, le sue successive band, ma vissute sempre col fardello dell’ombra maideniana, senza mai avvicinarsi ai fasti di “Iron Maiden” e “Killers”, gli album registrati nei primi anni Ottanta. Cantò anche nell’EP del 1979 il celeberrimo The Roundhouse Tapes la prima rara registrazione ufficiale della band, oggi molto ricercata dai collezionisti, che proiettò all’attenzione dei media britannici  l’universo-Maiden. Di’Anno, oltre a cantare contribuì ai testi di diversi brani, tra cui singoli di successo, “Running Free”  “Sanctuary” e la title-track “Killers”, dal secondo album.

Parlando con Metal Hammer nel 2022, disse di non biasimare gli Iron Maiden per averlo licenziato, ma ha aggiunto: «Vorrei aver potuto dare di più. Alla fine, non sono più riuscito a dare il 100 percento».

Dirà anche che quella fase con i Maiden fu fondamentale (non solo per lui). «I due album che ho realizzato con la band sono stati fondamentali. Più avanti nella mia vita, quando ho incontrato Metallica, Pantera e Sepultura, e mi hanno detto che erano stati quegli album a farli entrare nella musica, ne sono stato incredibilmente orgoglioso».

 

L’EDITORIALE

Paul è morto, viva Paul! Ma meglio con Bruce Dickinson.

Come in una sorta di disputa tra Guelfi e Ghibellini di dantesca memoria, tiene banco da sempre  la diatriba – a volte con accenti stucchevoli – se fossero meglio i Maiden con Paul o quelli di Bruce. Nel postribolo dei social – la gran cassa perfetta che dà voce a molti di quelli che vogliono avere sempre ragione –  si vivono tuttora veri e propri scontri lessicali nel tentativo (disperato?) di dimostrare quale fosse la versione migliore della Vergine di Ferro. Per chi scrive, entrambe le ere sono monumentali ma per motivi diversi: gli Iron Maiden con Paul  Di’Anno ( RIP) sarebbero rimasti ‘solo’ una buonissima band e probabilmente avrebbero finito la benzina dopo un paio di album, vissuto di ricordi e forse avuto molto presto una parabola discendente come accadde appunto al loro ex cantante, scivolato negli anni in una vita per usare un eufemismo “avventurosa”. Con Bruce Bruce ( allora era il suo nome di battaglia) proveniente dai Samson, si sono aperte autostrade compositive e una dimensione professionale, da gruppo internazionale. Senza l’Air Raid siren di Worksop non avrebbero MAI potuto scrivere album divenuti leggendari quali ‘The Number of the Beast’, ‘Piece of Mind’ , ‘Powerslave’  Somewhere in Time e Seventh Son of a Seventh Son. Avrebbero fatto, con tutta probabilità, la fine di tante gloriose band della Nwobhm cadute nel dimenticatoio o dei gloriosi Saxon che pur rimanendo a galla e facendo una buona carriera con ottimi album, si sono ridimensionati parecchio. Ed erano i Saxon. Al culmine delle tensioni con Steve Harris che si acuirono nel tour di Killers, nelle fredde date del nord Europa (quelle che precedettero le date italiane dove esordì Dickinson) Dì’ Anno disse «basta», voleva andarsene a casa perché il suo obiettivo era solo suonare nei pub dei dintorni di Londra, bere una birra e fare tardi con gli amici dopo il concerto, non stare perennemente in tour per il globo come era nei piani della band. E così fece. Il Royal Standard, un grosso pub situato nel quartiere periferico londinese di Walthamstow era diventato praticamente la sua seconda casa (abitava lì vicino, per la cronaca). Paul era diventato ingestibile per il profilo che Iron Maiden avevano  assunto. Probabilmente ci fu anche un senso di frustrazione, un tarlo che si era fatto strada nella sua testa  e che lo destabilizzò: aveva capito che non sarebbe MAI diventato il leader maximo della band come forse aveva pianificato nella sua mente durante il primo disco/tour dove era considerato la prima donna, il frontman ribelle e capriccioso che bucava il video, quello che tutti volevano ( Beppe Riva lo intervistò nel novembre 1980 per Rockerilla, erano a tutti gli effetti gli Iron Maiden di Paul di’Anno). Ma aveva fatto i conti senza l’oste e probabilmente aveva sottovalutato l’ego e le ambizioni smisurate di Steve Harris. Certo è che il suo carattere e i suoi vizi furono la scusa perfetta per licenziarlo. Harris e Smallwood lo vedevano come un intralcio ai loro programmi, quelli di far diventare i Maiden la band numero 1 dell’Heavy metal, cosa che poi  avvenne nel corso degli anni Ottanta. Iron maiden can’t be fought.

Andrea Loi, giornalista.

 

 

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