Negli ultimi giorni, la politica sarda è stata scossa dalla vicenda della decadenza di Alessandra Todde, presidente della Regione Sardegna. Il Tribunale di Cagliari ha respinto il ricorso presentato dalla governatrice contro l’ordinanza di decadenza emessa dal Collegio regionale di garanzia elettorale presso la Corte d’Appello. La decisione ha aperto un nuovo capitolo nella legislatura regionale, con possibili ripercussioni sul futuro politico dell’isola.
«A differenza di chi sceglie lo scontro con la magistratura, noi rispettiamo il ruolo dei giudici e le loro decisioni, anche quando non le condividiamo, come in questo caso – ha scritto la Presidente Alessandra Todde dalla sua pagina facebook. Proprio perché crediamo nello Stato di diritto, che prevede tre gradi di giudizio, abbiamo il diritto e dovere di difenderci nel processo, non dal processo.
Quindi andiamo avanti: impugniamo la sentenza, perché le violazioni contestate non sussistono, come pure rilevato dalla Corte dei Conti e dalla Procura della Repubblica di Cagliari. In primo luogo, – continua la Todde – il Tribunale dice che il Collegio di garanzia era incompetente a esprimersi sulla decadenza. Quindi avevamo ragione. Tuttavia, la sentenza presenta diversi punti discutibili e controversi, che i nostri legali stanno puntualmente valutando, ma fin da ora si possono rilevare come siano incongruenti alcuni passaggi. Non ci convince affatto il ragionamento sulla proporzionalità della sanzione della mia decadenza da Presidente e dell’intero Consiglio regionale. Inoltre, è paradossale il passaggio della sentenza in cui si sostiene che pur in assenza di un’espressa e formale contestazione, avrei dovuto comprendere la necessità di rendicontare in prima persona e non per il tramite del Comitato, pur non avendo personalmente speso nulla. Infatti, il Comitato è stato l’unico soggetto ad aver ricevuto contributi e ad aver effettuato spese.
Una dichiarazione, anche se ritenuta irregolare, non può essere equiparata a una mancata presentazione di documenti. Ribadisco che non c’è nessuna violazione della trasparenza, perché è noto quante e quali sono state le somme versate, da chi, e come sono state spese dal Comitato. Infatti, la Corte dei Conti ha confermato la correttezza del rendiconto.
Mentre da cinque mesi ci attaccano, noi abbiamo sempre continuato a lavorare nell’interesse della Sardegna e continueremo a farlo: stasera c’è una giunta, un’altra è convocata per venerdì. Nei prossimi giorni abbiamo programmato riunioni e incontri, come quello a Tortolì con i ragazzi delle scuole. Siamo e rimaniamo concentrati per risollevare questa terra annichilita dalla destra, dalla tutela di interessi personalistici a scapito del bene comune. Da diverse ore il centrodestra chiede le mie dimissioni da Presidente perché vorrebbe tornare a mettere le mani nella gestione della Regione, ma la sentenza dice – conclude la Presidente – che è il Consiglio regionale a doversi esprimere in ultima istanza.
Questa è una battaglia che si combatte nei tribunali.
E lì la combatteremo. Sono nel pieno delle mie funzioni, e intendo onorarle fino in fondo.»
Le motivazioni della decadenza
La controversia nasce dall’esame delle spese elettorali sostenute da Todde durante la campagna per le regionali del febbraio 2024. Secondo il provvedimento, la presidente non avrebbe rispettato alcune disposizioni fondamentali della normativa elettorale, tra cui la mancata nomina di un mandatario e l’assenza di un conto corrente dedicato esclusivamente alla raccolta dei fondi elettorali. Inoltre, il rendiconto delle spese presentato non chiarirebbe con precisione l’origine e la destinazione dei fondi ricevuti, sollevando dubbi sulla trasparenza della gestione finanziaria della campagna.
Il ruolo del Consiglio regionale e della Corte Costituzionale
Nonostante la sentenza del tribunale, la decadenza di Todde non è ancora definitiva. La competenza sulla decisione finale spetta al Consiglio regionale della Sardegna, che dovrà pronunciarsi sulla questione. Inoltre, il 9 luglio la Corte Costituzionale esaminerà il conflitto di attribuzione sollevato dalla Regione Sardegna nei confronti dello Stato, relativo alla normativa nazionale che disciplina i casi di decadenza per gli amministratori. Questo passaggio potrebbe influenzare l’esito della vicenda e determinare il futuro politico della presidente.
Le reazioni politiche
La decisione del tribunale ha suscitato reazioni contrastanti nel panorama politico sardo. Francesco Mura, deputato di Fratelli d’Italia, ha dichiarato che la sentenza mette definitivamente la parola fine a una legislatura che, a suo dire, non è mai realmente iniziata. Dall’altra parte, Todde ha definito la vicenda un caso di sciacallaggio politico, ribadendo la sua fiducia e il suo impegno nel continuare a lavorare per la Sardegna.
Conclusioni
La vicenda della decadenza di Alessandra Todde rappresenta un momento cruciale per la politica regionale. Con il Consiglio regionale e la Corte Costituzionale chiamati a pronunciarsi, il futuro della governatrice rimane incerto. La decisione finale potrebbe avere un impatto significativo sulla stabilità politica della Sardegna e sulle dinamiche interne del Movimento 5 Stelle nell’isola.