venerdì 16 Ottobre 2026
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Debutta a Sassari ‘Famiglia’, lo spettacolo ispirato al Barone rampante di Italo Calvino

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Il Barone rampante di Italo Calvino

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Quando qualcuno decide di salire sugli alberi, chi resta a terra deve fare i conti con il vuoto. La compagnia La luna del pomeriggio porta in scena Famiglia, uno spettacolo diretto da Simone Gelsomino che racconta l’assenza attraverso gli occhi di chi è rimasto

Un piatto di lumache che si rifiuta di mangiare, in aperto – e inconcepibile – contrasto con la nobile famiglia. Così Cosimo, dodicenne figlio primogenito del barone Arminio Piovasco di Rondò, decide di rifugiarsi sugli alberi che circondano la residenza di famiglia, dai quali deciderà di non scendere più.


Inizia così Il Barone rampante di Italo Calvino, pubblicato nel 1957. E da questo romanzo si dipana l’ultima produzione della compagnia teatrale La luna del pomeriggio, Famiglia, dalla storia del Barone, il nuovo spettacolo scritto e diretto da Simone Gelsomino, che andrà in scena per la prima volta l’8 novembre alle 20:30 al teatro Astra di Sassari – nel cartellone della compagnia Teatro Sassari – e il 13 novembre alle 20.30 al TsE Teatro del Segno di Cagliari.

Una vicenda che affronta il punto di vista di chi è rimasto, di chi si è trovato a fare i conti, improvvisamente, con un’assenza. In scena quindi i genitori di Cosimo, i baroni Arminio e Corradina, e i fratelli Biagio e Battista, magistralmente interpretati da Ignazio Chessa, Antonella Masala, Lello Olivieri e Chiara Murru, che riescono a dare voce e corpo ai vari sentimenti che chi subisce una perdita affronta. Dalla rabbia di essere lasciato solo, al rimpianto di non aver potuto o voluto cambiare le cose, fino ad arrivare all’invidia per il coraggio avuto da Cosimo di ribellarsi a una vita che non sentiva sua.

Lo spettacolo narra indirettamente la storia del Barone Rampante, concentrandosi sulle dinamiche che ogni famiglia, prima o poi e più o meno violentemente, si ritrova a gestire: lo scontro fra generazioni, la volontà di trovare il proprio posto nel mondo, la ribellione verso le figure genitoriali. Ma anche l’opinione di scegliere il meglio verso i propri figli, senza ascoltare le loro inclinazioni.

“La famiglia come nucleo, come unione di più singoli, è la protagonista – spiega il regista Simone Gelsomino – perché ogni famiglia, anche la più straordinaria, si ritrova a vivere avvallamenti, discrepanze, gioie e dolori del tutto simili alle famiglie più ordinarie. In questo caso si aggiunge la mancanza, un fulmine a ciel sereno a cui nessuno dei membri si era preparato. Il senso della perdita, le emozioni che suscita, è un elemento comune in tutti i miei spettacoli: è qualcosa che spaventa, che temiamo e che ci perseguita. Ma la perdita può diventare un’opportunità, può spingerci a interrogarci su noi stessi, sui rapporti con gli altri, su ciò che possiamo cambiare. È qualcosa che la famiglia di Cosimo non riesce a fare, da qui il suo dramma”.

L’idea di indagare sulle emozioni della famiglia del barone rampante è nata, racconta Gelsomino, durante un viaggio a Vienna. Con il romanzo di Calvino, non è stato amore a prima lettura.

“Vienna mi ha ispirato. Ero reduce da un mio spettacolo incentrato sulla regina Maria Antonietta, e Cosimo era suo contemporaneo. Ero ancora immerso nell’atmosfera settecentesca, così ho riletto il libro e ho trovato la strada per portarlo in teatro, con il progetto audio di Serena Vargiu, le grafiche di Franco Baralla, i costumi in collaborazione con Manuel Casati”.

A quarant’anni dalla morte di Italo Calvino, Il Barone rampante rimane un classico intramontabile. “Calvino riesce a creare mondi con le parole. Mi ha sempre colpito – aggiunge Gelsomino – come riesca a inserire la realtà in racconti estremi, fantastici e incredibili. Anche nell’episodio più ricco di fantasia, c’è sempre qualcosa – una sensazione, un riferimento – che mi riporta a vicende reali nelle quali mi posso rispecchiare. È così anche nel caso di Cosimo. Ora non ci aspettiamo più che qualcuno per ribellarsi decida di vivere sugli alberi, ma l’essere rampante oggi può assumere diversi significati. Per me, adesso, rampante è chi riesce a fermarsi a pensare in un mondo che vive di slogan e di opinioni preconfezionate da altri; chi capisce che la vita non è del tutto bianca o nera; chi compie un salto non verso l’alto, verso gli alberi, ma fa un salto di qualità, uscendo dall’appiattimento del pensiero. Oltre alla prima serale, lo spettacolo avrà due matinée dedicate alle scuole: spero che agli studenti arrivi il messaggio, sempre attuale, di coltivare il dubbio, di ascoltare diversi punti di vista”.

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