L’attore sardo, oltre che con Paolo Sorrentino e Luca Zingaretti, ha recitato nei film La coda del diavolo, il Comandante, gli Immortali, il Muto di Gallura
È partito da Villacidro con una valigia stracolma di sogni, è approdato Napoli alla corte del grandissimo PaoloSorrentino che, prima di chiedergli di interpretare una parte in Parthenope, gli ha chiesto della Spendula, la bellissima cascatella che scroscia e risuona gioiosa non lontano dalla sua abitazione paterna. Quel giorno Riccardo Laiha toccato il cielo con un dito. “La mia presenza nel cast di Partenope è stata molto breve, però penso che qualunque attore giovane vorrebbe avere l’opportunità di partecipare a un progetto come questo. Perché è emozionante trovarsi proiettato, in modo quasi inatteso, in un mondo di così grande valore artistico”, ha detto a City&City.
Chiamale se vuoi emozioni. “Per un attore giovane come me lavorare con un tale regista vuol dire fare un salto importante nel mondo dell’arte cinematografica”. Perché chiunque sia chiamato a lavorare con il grande regista, sceneggiatore e produttore cinematografico italiano – ha vinto un GoldenGlobe, quattro European Film Awards, un PremioBAFTA, otto David di Donatello e otto Nastri d’argento – “deve avere dalla sua una grande personalità”, ha spiegato l’attore di Villacidro.
È facile presentare Sorrentino, il regista di Napoli nel 2014, con il film la Grande Bellezza, si è aggiudicato un Oscar per il miglior film in lingua straniera, e il GoldenGlobe per il miglior film straniero. Inoltre ha vinto il BAFTA al film non in lingua inglese (la stessa pellicola si era già aggiudicato precedentemente anche quattro European Film Awards 2013, nove David di Donatello 2014 e sei Nastri d’argento 2013). Per Lai una esperienza inattesa. “Ritrovarmi all’interno di questo progetto, sia pure con un piccolo ruolo, è stato per me importantissimo”, ha detto Lai. Che ha avuto anche la possibilità di scambiare qualche parola con il Maestro. “Quando lo ho incontrato, mi ha chiesto di parlargli di Villacidro, di spiegargli come è la cascata La Spendula e chi è la mia famiglia, insomma c’è stato un dialogo molto intimo. Ho saputo tenere dentro di me le emozioni, così sono riuscito a realizzare un sogno artistico importante”.
Perché Riccardo, sin da quando era uno studente del liceo classico Piga di Villacidro, è stato sempre attratto dal teatro e dal cinema. Come già è stato spiegato, il ruolo sia pure breve è intrigante: “Sono l’assistente, un po’ ruffiano, che tenta di mettere in contatto un imprenditore, interpretato da Paolo Massarelli, che vuole conoscere la bellissima Parthenope perché vorrebbe portarla nel suo talamo”.
(Foto Barbara Ledda)
In questo grande contesto, il giovane villacidrese, ha avuto la possibilità di dialogare con la protagonista del film, Celeste Dalla Porta, e con colleghi come Daniele di Rienzo e Dario Aita (nel film il fratello e il primo amore della protagonista nel film). Inoltre, un incontro di non scarso rilievo: “Ho incontrato c, che oltre ad essere un attore straordinario è anche un uomo con una umanità fuori dal comune”.E con una personalità dirompente. “Oldman, come tutti i grandi attori, ama farsi guidare dai grandi registi, del resto con Sorrentino non avrebbe potuto fare diversamente, lui vuole sempre dominare il set”.Anche nelle più piccole sfumature: “non ha importanza se sei il protagonista del film, se sei un grande interprete o un attore ancora in fieri, chi lavora per lui deve recitare e agire come lui impone”, ha commentato Lai.
La vita artistica di Riccardo Lai, apprezzato attore teatrale, non è cominciata, e non si è fermata con Parthenope, ha anche recitato anche nei film La coda del diavolo, il Comandante, gli Immortali, il Muto di Gallura e, questa volta da coprotagonista, con La casa degli sguardi (2024), opera prima di Luca Zingaretti. Spesso in questi lavori è stato chiamato a recitare il ruolo di un sardo. “E’ un ruolo che mi ha costruito, almeno in parte, Federico Grippo, patron dell’agenzia AGAVE”. Non è dunque un caso se anche nel film di Zingaretti Lai interpreta un isolano che vive a Roma. “Ma non mi pongo il alcun problema: sto portando avanti anche altri progetti che non prevedono l’utilizzo della parlata sarda, mi adatto a studiare qualsiasi altro accento regionale o internazionale (se necessario)”.
All’attore tuttavia non dispiacerebbe sentire più spesso “l’accento di casa, anzi mi piacerebbe che fosse utilizzato più spesso, così come avviene per il romanesco, per il siciliano o per il campano”. Il cinema per Lai non è tutto, non ha mai dimenticato il suo primo amore, il teatro. Ora sta lavorando con la regista Tiziana Troja, l’attrice Michela Sale Musiu e il musicista Andrea Piras, che nella pièce Petricore, inserita nel Festival cagliaritano Lucido Sottile (la madrina è Ilaria Salis), hanno saputo valorizzare le doti dell’attore di Villacidro cucendogli addosso un personaggio molto borderline. “Tiziana e Michela hanno una forza e una energia incredibile, interpreto il ruolo di un uomo che si rapporta come può con i suoi schemi mentali e con la sua visione, spesso violenta e sempre maschile (ma non maschilista), del mondo femminile. I femminicidi, per esempio, sono recitati come se fossero solo oggettivi fatti di cronaca”.
Petricore, che ha debuttato lo scorso novembre, utilizza un linguaggio che oscilla tra la realtà brutale e una dimensione quasi onirica. Il testo, carico di tensioni e ricco di immagini potenti, si fonde con la musica e le luci per creare un’atmosfera immersiva, in cui i confini tra il reale e il surreale si sfumano. La scenografia minimalista e l’uso mirato delle luci enfatizzano il viaggio interiore dei personaggi, invitando lo spettatore a vivere un’esperienza intensa e catartica.
Giornalista professionista, ha collaborato con Unione Sarda, Radio Radicale, Tiscali Notizie, altri periodici. Cultore di sport estremi, ha scritto per Delta&Para e Volo Libero. Ex parà della Folgore, esperto di arti marziali, si interessa per hobby di questioni militari. Ora cronista di City@City
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