sabato 18 Aprile 2026
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Braccio di ferro parla sardo. Popai è il cartone che insegna la lingua ai più piccoli

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Quando la lingua sarda incontra il cinema d’animazione: un esperimento culturale che diverte, educa e resiste

Nel 1999 lo Stato italiano ha ufficialmente riconosciuto il sardo come una vera e propria lingua, dotata di una grammatica, una sintassi e un sistema fonico-semiotico autonomo, distinti da quelli delle altre lingue neolatine. Nonostante questo riconoscimento e i numerosi tentativi di valorizzazione attraverso scuole, corsi e iniziative culturali, il sardo continua a essere una lingua a rischio, sempre più marginalizzata nella vita quotidiana.


La sua progressiva scomparsa affonda le radici in un passato segnato dalla repressione linguistica, in particolare durante il regime fascista, quando si cercò sistematicamente di eliminare ogni espressione locale, compreso il sardo, allo scopo di uniformare linguisticamente il Paese. Eppure, c’è chi continua a lottare per salvaguardare questo patrimonio identitario, cercando nuove strade per renderlo vivo e interessante, soprattutto per le giovani generazioni.

Un esempio originale arriva da Pabillonis, dove è nato un progetto che unisce tradizione e innovazione: il doppiaggio in lingua sarda del celebre cartone animato Popeye, ribattezzato Popai. A guidare l’iniziativa è l’associazione culturale Tramudadas, con Maurizio Foddi come voce del protagonista e promotore del progetto.

«Tutto è partito dal nostro amore per il cinema e per la lingua sarda – racconta Foddi – Con alcuni amici, Gabriele Cossu e Massimo Musu Cireddu, ci divertivamo a doppiare in sardo scene di film, scoprendo quanto la nostra lingua fosse perfetta per la comicità. Alcuni modi di dire, infatti, in italiano non avrebbero lo stesso effetto».

Ad oggi, sono stati realizzati 22 episodi, disponibili su YouTube, a partire dallo storico corto del 1933. Il lavoro di adattamento è stato complesso e meticoloso: «Per tradurre i dialoghi, ci siamo immersi nell’America degli anni Trenta, studiando la cultura, le espressioni, le atmosfere dell’epoca. Il nostro obiettivo era ricreare personaggi con un’anima sarda, curando ogni dettaglio linguistico e sonoro», spiega Foddi.

Il progetto ha coinvolto anche Flavio Colombo e Nicola Porcu per la regia e la parte tecnica, mentre Piero e Veronica Obinu ed Eleonora Chighine hanno dato voce a Bruto, Olivia e agli altri personaggi. Ciascuno ha portato la propria variante linguistica del sardo, creando un insieme armonico e coerente.

I dialoghi, ironici e vivaci, restituiscono un’immagine autentica della sardità, semplice e genuina. Il sardo, in questo contesto, non è solo un mezzo espressivo, ma diventa un ponte che collega epoche e culture lontane.

«Con Popai vogliamo parlare ai più piccoli – conclude Foddi – farli innamorare della nostra lingua, mostrare che può essere imparata come qualsiasi altra, senza ostacoli legati alle varianti. E magari, un giorno, arrivare a doppiare un film di Hollywood in sardo».

 

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