sabato 18 Aprile 2026
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Villasor – La festa dell’Heavy metal con Rod Sacred e Tygers of Pan Tang

Villasor – La festa dell’Heavy metal con Rod Sacred e Tygers of Pan Tang

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4 AGOSTO
“Ma sei ancora con quella musica di metallari?” Un’interlocutrice che mi chiedeva con curiosità e sospetto riguardo i miei gusti musicali che resistono da 38 anni, come se la “militanza rock n roll” fosse una moda passeggera e si potesse ‘saltare di palo in frasca’  convertendosi alle nuove tendenze musicali che imperversano in questi anni.
24 AGOSTO
Di buon mattino mi metto così in marcia e… chi vuole mi segua a nuoto.
Quasi 500 km tra andata e ritorno, destinazione il Festival Sorres In Rock in quel Villasor, valgono bene una messa cantata e… suonata.
E poi, cosa c’è di meglio che coniugare le passioni col lavoro?
L’occasione è una di quelle ghiotte: Rod Sacred che giocano in casa e gli inglesi Tygers of Pan Tang, tra gli eroi della NWOBHM,  in un solo colpo supportati dai sassaresi Megahera e dai siciliani (di Catania) Ordalia.
Ad accogliermi sotto il solleone di agosto che fa registrare temperature di tutto rispetto, il patron-tuttofare Franco Onnis organizzatore del Festival e leader degli inossidabili Rod Sacred.
Quantomeno si parte da una certezza: il tempo sarà clemente dopo gli acquazzoni di qualche giorno prima. Colpisce subito positivamente l’organizzazione dell’area food&Beverage, dell’area meet & greet e degli stand dedicati ai tatoo: tutto ben distinto e razionale. È proprio il caso di dire che il buongiorno si vede eccome dal mattino, per essere una seconda edizione.
La serata al campo sportivo San Biagio, si preannuncia pertanto elettrizzante. Comoda la location con tanto di erbetta, che d’estate non guasta affatto.
L’onere di salire per primi sul palco non è mai una passeggiata.
I MEGAHERA di Mario Marras  si presentano puntuali; la band sassarese nella formazione a tre, ce la mette davvero tutta per regalare uno show all’altezza che pesca dal loro repertorio che annovera due album molto interessanti (Condemned to Insanity, del 2013). Heavy metal
no-compromise che strizza l’occhio allo Speed metal  tra riffing incontenibili, dalla ritmica martellante senza mai tralasciare il solco della melodia, ma che dal vivo potrebbe risultare ancora più efficace con una chitarra in più.
Gli Ordalia, letteralmente “giudizio di Dio”, vengono da Catania, pubblicano su etichetta Metal Zone Italia di Gianfranco Belisario (come i Rod Sacred) e anche loro si presentano come un trio, proponendo un Epic Metal muscolare, debitore ai Manilla Road e ai primi Manowar. Ora la band siciliana è tornata ufficialmente in pista con un disco tutto nuovo, ventitrè anni dopo lo storico ‘The Return Of The King’. Dal vivo non perdono nulla della poderosa epicità anche se il loro tempo è stato limitato.
Rod Sacred 2024
Gli attesissimi Rod Sacred arrivano sul palco e il pubblico è tutto per loro, d’altronde giocano in casa. Uno show di un’ora e mezza dove hanno eseguito il loro repertorio che il pubblico conosce bene. Si comincia con ‘Another Day‘ dal loro ultimo e omonimo full-length. Un brano che squarcia l’aria col suo riff ipnotico e la voce potente di Antonio Deriu sempre sul pezzo per oltre un’ora e mezza di metallo incandescente; E il pubblico gradisce il muro di suono dei padroni di casa col martellante basso di Franco Onnis la fulminante chitarra Jimmy Carboni e il terremotante drumming di Riccardo Sedda, una macchina da guerra.
È già mezzanotte e dintorni quando si attendono gli headliner della serata.

È l’ora dei mitici Tygers Of Pan Tang. Diciamo subito che la band di Robb Weir regala uno show di grande potenza come poche volte capita di assistere. La band, per 2/5 italiana, vede in line up l’istrionico Iacopo Meille alla voce e il chitarrista sardo ( e sassarese) Francesco Marras. Sono reduci da uno show in Germania a Ferragosto e prima di volare in Danimarca a fine mese, passano per la ridente Sardegna. Lo show pesca a piene mani da tutto il loro repertorio che affonda le radici nella nascente NWOBHM dei primi anni Ottanta fino ai giorni nostri – come spiega il frontman: 14 pezzi e un muro del suono che ripercorre 44 anni di carriera. Oltre i citati Meille, Marras e Weir, merita una menzione la sezione ritmica, vera e propria macchina da guerra col batterista Craig Ellis e il bassista Huw Holding al basso, ultimo acquisto, in seno alla band dal 2021.

L’imperativo è d’obbligo per la terza edizione: si può e si deve CRESCERE!

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