sabato 18 Aprile 2026
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L’intervista | Roberto Tiranti, la voce del cuore tra note e armonie

L’intervista | Roberto Tiranti, la voce del cuore tra note e armonie

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Dall’Heavy metal con i Labyrinth al tour con Gianni Morandi che sta girando l’Italia. Artista eclettico, originario di Genova,  famoso a livello internazionale è stato uno dei cantanti dei New Trolls

Ciao Roberto, benvenuto sul magazine City&City.

Grazie a voi e a tutti i vostri lettori!


‘Sapere aspettare’ è il titolo del tuo album solista rilasciato nel 2015 ma è anche l’arte della pazienza. Per molti perfino una virtù.
Credi di essere stato ripagato considerato quanto sia difficile affermarsi nel Bel Paese?
Sono felice di quel che sono e quel che faccio, nonostante spesso mi senta ripetere da molti “avresti dovuto ottenere molto di più”. Accetto questa frase di buon grado perché è frutto di stima e affetto nei miei riguardi ma se penso a me stesso da ragazzo, poco più che adolescente e ai relativi sogni che avevo, posso serenamente dire di averli avverati più volte riuscendo innanzitutto a fare della musica il mio mestiere e successivamente andando ben oltre. Ho collaborato con alcuni dei miei idoli assoluti e con uno di questi, Ken Hensley, aver avuto addirittura il privilegio di far parte della sua band realizzano un album in studio ed un doppio live tratto da un meraviglioso concerto in Russia del 2018.
Una volta Pippo Baudo disse: «In Italia cantano tutti». Che cosa contraddistingue un professionista?

La differenza sta nell’avere la preparazione necessaria per poter assolvere ogni possibile compito in ambito appunto professionale, oltre alle necessarie doti musicali, e qui non parlo di 5 ottave di estensione o chissà quale altra pirotecnica capacità, semmai mi riferisco ad una buona intelligenza musicale che alcuni possono chiamare talento misto a spirito di adattamento e poco ego, poiché saper stare al proprio posto è spesso utile oltre che richiesto. C’è un momento per ogni cosa, e se in determinate circostanze si è gregari, in altre invece è richiesto di stare al centro.

Come hai iniziato a cantare? Qual è stata la molla che ti ha spinto a prendere il microfono? Senza dimenticare che sei anche un apprezzato bassista.
Canto da sempre, non ho scelto di farlo. Da bambino era uno dei miei “giochi” preferiti e ti svelo un piccolo segreto, non siamo noi scegliere la musica, è lei che ci viene a prendere per i capelli e determina successivamente l’impellente necessità di viverla h24. Ovviamente sono nato immerso nella musica che è una grande passione dei miei genitori, quindi è palese che l’ambiente in cui nasci e cresci influenza certe “derive”. Il basso è stato ed è un piacevolissimo effetto collaterale. Quando nel Gennaio del 1996 mi scelsero i New Trolls la conditio sine qua non fu “bella voce, ti vogliamo, ma DEVI suonare il basso”. Da ragazzino un po’ lo suonavo coi miei primi gruppi ma in maniera piuttosto elementare. Nell’arco di un mese preparai tutto il repertorio New Trolls e lì iniziò questo percorso che ancora oggi fa si che nei molti progetti in cui sono coinvolto io ricopra due ruoli, bassista e cantante. Per un certo periodo fu così anche nei Labyrinth. 
Roberto Tiranti
…E il talento a volte non basta… Sei d’accordo?

Il mondo è pieno di enormi talenti rimasti al palo, poiché avere grandi doti non da automaticamente il lasciapassare per il successo e/o per il professionismo. Sono molti gli ingredienti necessari per arrivare a fare della musica un mestiere e come dicevo poco fa, saper stare al proprio posto avendo rispetto per sé stessi e gli altri aiuta molto.

Vieni percepito grazie al tuo successo con i Labyrinth come un cantante Heavy metal ma hai detto che questa definizione ti sta stretta…

Amo profondamente i Labyrinth ed il Metal ma per onestà intellettuale dico che non sono esattamente il classico cantante Metal come non sono un vero bassista. Sono un musicista molto, curioso con una enorme passione per la musica in generale e non voterei mai la mia esistenza ad un solo genere. È ovvio che il rock sia il mio primo amore, a 16 anni era già in forze negli storici Vanexa per esempio, ma allo stesso tempo espandevo i miei orizzonti verso altri lidi.

 

Sarai di nuovo in Sardegna con Gianni Morandi il 30 luglio in quel di Alghero. Quando sei venuto la prima volta in Sardegna? 
Sono venuto nella vostra splendida terra nel 1996 e l’ho girata in largo e in lungo svariate volte soprattutto coi New Trolls.
Come è nata questa collaborazione con Gianni Morandi uno dei giganti della musica italiana?
Il direttore musicale/arrangiatore è il grande Luca Colombo a cui è stato dato mandato di formare la band di Morandi. Collaboro con Luca dal 2014 durante gli eventi di Radio Italia in Piazza Duomo a Milano, a Palermo e a volte anche a Malta. La scorsa estate mi ha proposto di essere il coordinatore della sezione cori per Gianni ed ho ovviamente accettato di buon grado. Stiamo parlando di un gigante della musica italiana e far parte di questa band è qualcosa di meraviglioso.
Crediti: Andrea Ripamonti / Rockon.it

 

Raccontaci un po’ di questo tour estivo in giro per l’Italia. 

Fondamentalmente un tour organizzato splendidamente da Trident in locations formidabili da nord a sud passando per Sardegna e Sicilia. Quando sei in serie A come in questo caso, tutto risulta più facile di quanto non si immagini anche se per contro ti rendi conto di avere comunque la grande responsabilità di essere sempre al top.

 
Hai dimostrato di essere un artista eclettico come pochi.
New Trolls sul palco del Festival di Sanremo negli anni Novanta, un ruolo da protagonista nel musical “I Dieci Comandamenti”, l’Heavy metal con Labyrinth dove hai calcato palchi importanti, decine di progetti che spaziano dall’eurobeat alla musica lirica e lavori come doppiatore di parti cantate per Disney dl 2010. Il ruolo che ti calza più a pannello, che senti più tuo?
Ognuno di questi settori è per me importante. Tratto ogni cosa con lo stesso rispetto e passione. Ovviamente Labyrinth, Wonderworld e ogni cosa che abbia una connotazione più rock tende a farmi battere un po’ più forte il cuore.
C’è qualcosa invece che non rifaresti nella tua carriera?
No, temo rifarei tutto nello stesso identico modo, forse cercherei di essere meno accondiscendente nei confronti di alcune situazioni ma ciò che sono oggi è ciò che ho costruito e a me sta davvero bene così.
Un botta e risposta che spesso è capitato anche agli artisti famosi agli inizi della carriera:
« Canto!» «Sì, ma che lavoro  fai?» Ritieni che ancora oggi in Italia sia complicato far capire che il musicista – come molti altri mestieri legati all’arte – è un lavoro?
È un preconcetto che affonda le sue radici nella nostra cultura e credo non ne usciremo mai. Oggi poi è ancora più complicato visto che il mestiere del musicista come lo conoscevamo fino a 15 anni fa, sta sempre più cambiando di pari passo con l’attuale linguaggio musicale e relativa fruizione. Sempre più macchine, autotune, computer e vertiginosa velocità nel creare artisti da un singolo e via. È un discorso lungo e molto complicato per cui ci vorrebbero una decina di giga d’intervista. (Risata)
Una differenza che ti è saltata agli occhi quando in passato hai cantato/suonato all’estero? 

I fruitori del rock sono uguali in tutto il mondo, il linguaggio di quella musica è davvero universale, tanto in Italia quanto in Cina. La differenza che spesso ho notato, ci riporta alla precedente domanda: nella maggioranza degli altri paesi c’è molto più rispetto per chi la musica la fa, basta fare pochi km ed andare in Francia per esempio, per constatare quanto ho appena detto.

 
Una domanda impegnativa che facciamo a tutti: cosa è per te la felicità?

La forma che do alla mia felicità cambia a seconda dell’età. Il prossimo 10 dicembre compirò 50 anni e ad oggi le cose che mi rendono felice sono: un paesino nell’entroterra ligure che si chiama Pareto dove saltuariamente vado, ma in cui passo giorni splendidi con mia moglie e i miei cani totalmente immerso nella natura. La gioia e l’orgoglio che vedo brillare negli occhi di mia madre e mio padre quando vengono ai miei concerti. Le vibrazioni della musica e della voce durante le mie esibizioni, che siano davanti a 20000 persone o nel piccolo locale fra amici, una vera e propria catarsi, una cura per l’anima.

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