Le due alte costruzioni sono state il primo segno della Sassari odierna
Foto credits: Sassari Sparita
Adesso è facile parlare di Skyline.
Le nuove megalopoli industriali del mondo si sfidano attraverso grappoli di costruzioni di vetro e metalli ad alta resistenza, dalle quali svettano delle torri di incredibile altezza e forma, che grattugiano il cielo. Il Vecchio Continente è forse la buona eccezione di questo mondo, che cambia vorticosamente e non ama proteggere le vestigia del passato.
Ma anche Europa ha ospitato i suoi grattacieli.
Milano guarda con ammirazione il suo Pirellone, ardita costruzione degli Anni Cinquanta che rappresentava l’abbandono degli anni difficili del dopoguerra e salutava l’imminente stagione del boom.
Anche nella lontana provincia sarda resta qualche singolare testimonianza di questi decenni sperimentali dell’urbanistica moderna, che intendevano interpretare la nuova concezione sociologica del vivere insieme e preparararsi a ritmi esistenziali più solleciti.
A Sassari il panorama cambia attraverso l’opera di Fernando Clemente, che decide di cambiare la quieta area intorno alla centralissima Piazza Castello – un tempo sede del castello aragonese – per fare erigere due grosse costruzioni a più piani. L’architetto ed urbanista sassarese è nato nel 1917, ed è un allievo del grande Giovanni Michelucci, grande innovatore dei centri cittadini italiani del Novecento e progettista di opere rivoluzionarie e di grande estetica come la Stazione Ferroviaria di Santa Maria Novella e la chiesa dell’Autostrada del Sole. Fernando Clemente negli anni diventa un’eminenza nazionale, e collabora ai piani regolatori di città come Pisa e Lucca, Firenze e Bologna. In Sardegna disegna alcune borgate di nuova e rurale idea: e tra queste la deliziosa Tottubella, oggi in uno stato di allarmante abbandono. A Sassari decide di offrire una dimensione maggiormente metropolitana, e partono così i lavori per il più vecchio e grigio dei due grattacieli centrali, che oggi dominano dall’alto la città turritana.
Il primo grattacielo vede l’avvio dei lavori nel 1955. Si procede allo sventramento di un’area di case basse, e qualche polemica invettiva politica saluta il primo grande passo verso i giorni nostri. Ma le nuove concezioni architettoniche indicano nel grattacielo una soluzione ai problemi di spazio e consumo energetico. Inizialmente i sassaresi guardano con scetticismo e sospetto alla nuova realtà urbanistica, che prepara ad epocali cambiamenti della città.
Con il tempo si perderanno alcune preziose ville liberty e nasceranno insoliti edifici alti e funzionali, di minore pregio estetico ma capaci di garantire migliori servizi comuni ed il controllo dei costi. La concezione della dimora individuale cede il passo – con i due grattacieli di Piazza Castello – ad un mondo che prevede la convivenza forzata e le soluzioni comuni, le liti condominiali e nuove realtà come gli ascensori e la pulizia delle scale dei palazzi a molti piani. Le due imponenti realtà sconcertano i tradizionalisti. I nostalgici degli anni quieti della piccola città di provincia non si rassegnano all’idea del naso all’insù e delle luccicanti insegne di un istituto di credito, che molto presto li costringerà ad abituarsi ad un quotidiano appuntamento con il primo dei due grattacieli.
Il secondo palazzone nasce negli anni del boom.
Porta un portico breve ed accogliente, con due caffè limitrofi ed in perenne concorrenza, una libreria ed uno struscio di studenti e signore impegnate nello shopping, affaccendati professionisti e severi signori agè che rientrano a casa e si attardano per un liquorino, un pettegolezzo con l’amico o la lettura dei quotidiani al tavolino. Presto il nuovo grattacielo sarà il termometro della città di oggi. Cambiano le mode e le stagioni, direbbe Franco Battiato. In quei portici si scoprono le nuove bellezze femminili da conquistare ed i nuovi politici di assalto, le tendenze dell’abbigliamento e del costume, le locandine e gli inviti delle nascenti discoteche e dei ristoranti.
Il vecchio grattacielo è più grigio e discreto. All’interno è meno luminoso e rumoroso. Nasconde uffici e civili abitazioni, ma il suo ruolo non passa dai portoni quasi anonimi e dalle famiglie abituate lentamente alla casa moderna. E’ la city della città, assieme alla Camera di Commercio di Via Roma, che quasi si affaccia all’Università di Lettere e Lingue. Il vecchio grattacielo registra l’andirivieni della vita economica della nostra Sassari, dagli anni della speranza alla ripresa, dagli anni illusori del benessere collettivo alla cupa recessione di questi chiari di luna.
Le espressioni della gente ai piedi del grigio grattacielo e davanti all’ingresso della banca isolana – con una guardia giurata che vigila indifferente sulle operazioni – è il termometro di una crisi che ci appartiene e racconta gli affanni sociali del capoluogo
I due alti palazzi di ieri sono il nostro cuore che batte.
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