A Sassari attraversare la strada sta diventando quasi una prova di abilità. Guardare a destra e a sinistra evidentemente non basta più: meglio controllare una seconda volta, magari anche una terza, e sperare che chi arriva abbia visto il pedone, le strisce e possibilmente anche il semaforo. Ironia amara, certo. Perché dietro questa sensazione ci sono incidenti, feriti e, negli ultimi mesi, anche delle vittime. E quando persino attraversare sulle strisce non mette al riparo dal rischio, c’è ben poco da sorridere. Gli ultimi episodi di cronaca hanno riportato il problema al centro dell’attenzione. L’11 ottobre Massimo Oggiano, 54 anni, è morto in via Rockefeller dopo essere stato travolto da una moto mentre attraversava sulle strisce. Poco più di un mese prima, il 30 agosto, una donna di 83 anni era stata investita, sempre sulle strisce, in via Amendola all’incrocio con via Don Minzoni ed era morta successivamente in ospedale. Il 13 ottobre, invece, un uomo di 64 anni è stato investito in via Predda Niedda: era il terzo investimento di un pedone registrato in città nell’arco di tre giorni. E allora la domanda non può riguardare soltanto le responsabilità dei singoli incidenti, che spetta agli accertamenti stabilire. La questione è più ampia: quanto sono sicure le strade di Sassari per chi si muove a piedi?
I numeri: 82 pedoni investiti in un anno
Gli incidenti delle ultime settimane non arrivano dal nulla. C’è un dato che aiuta a capire meglio le dimensioni del problema. Nel 2025 la Polizia locale di Sassari ha rilevato 1.325 incidenti stradali, contro i 1.358 dell’anno precedente. I sinistri mortali erano scesi da sei a quattro. Eppure, nella stessa città, i pedoni investiti erano aumentati: 82 contro i 79 del 2024. Fortunatamente, nessuno degli 82 investimenti del 2025 aveva provocato vittime.
In altri termini, mentre il numero generale degli incidenti diminuiva leggermente, quello delle persone travolte mentre si muovevano a piedi andava nella direzione opposta. Ed è proprio questa apparente contraddizione che merita attenzione.
Anche la geografia degli incidenti dice qualcosa. Nel 2025 la Polizia locale aveva individuato nella zona industriale di Predda Niedda e in viale Porto Torres le aree più problematiche per la circolazione, registrando 138 incidenti nelle vie di Predda Niedda e 81 in viale Porto Torres.
Non significa, naturalmente, che tutti questi incidenti abbiano coinvolto pedoni. Significa però che esistono parti della città nelle quali la pressione del traffico e l’incidentalità meritano un’attenzione particolare.
E c’è un altro numero che fa riflettere. Sempre nel 2025 sono state elevate 1.007 sanzioni per violazioni riguardanti gli attraversamenti pedonali e 1.332 sui marciapiedi. Nello stesso report della Polizia locale la distrazione alla guida viene indicata come causa prevalente degli incidenti stradali.
Perché vengono investiti così tanti pedoni?
Una risposta semplice non c’è. La distrazione rappresenta un elemento importante, come indicato dalla stessa Polizia locale, ma non può essere l’unica chiave di lettura.
C’è il tema della velocità, che riduce i tempi di reazione. Poi quello della visibilità degli attraversamenti, dell’illuminazione e degli ostacoli che possono limitare la visuale. E c’è il problema di strade chiamate a far convivere intensi flussi automobilistici con la presenza quotidiana di pedoni.
Il caso degli attraversamenti merita particolare attenzione. Nei recenti incidenti mortali di via Rockefeller e via Amendola, così come nell’investimento del 13 ottobre a Predda Niedda, secondo le ricostruzioni disponibili le persone stavano attraversando sulle strisce.
Ed è proprio qui che il problema diventa urbano prima ancora che statistico. Le strisce indicano dove attraversare, ma da sole non possono garantire sicurezza se il contesto circostante non permette al conducente di vedere per tempo chi sta passando.
Non basta dire “state attenti”
La prudenza di automobilisti, motociclisti e pedoni rimane fondamentale. Ma limitarsi a questo rischia di essere troppo facile.
Gli 82 pedoni investiti nel 2025, quasi sette al mese facendo una semplice media, suggeriscono la necessità di capire soprattutto dove e perché accadono gli investimenti.
Una mappa degli incidenti che hanno coinvolto pedoni, degli orari, degli attraversamenti interessati e delle strade dove gli episodi tendono a concentrarsi permetterebbe di individuare eventuali punti critici sui quali intervenire.
Perché dietro ogni numero c’è quasi sempre un gesto normalissimo: andare al lavoro, raggiungere un negozio, accompagnare un bambino o tornare a casa.
E quando attraversare una strada diventa motivo di paura, non è più soltanto un problema di traffico. È un problema di città.
Una città vista anche dal marciapiede
C’è infine una questione culturale. Per molto tempo le città sono state disegnate e organizzate privilegiando soprattutto il movimento delle automobili. Anche Sassari ha grandi direttrici che devono assorbire migliaia di spostamenti quotidiani. Ma la città nel frattempo cambia. Cambiano i quartieri, sorgono attività commerciali e servizi, aumentano le necessità di attraversamento. Una strada pensata soprattutto per far scorrere le automobili può ritrovarsi, con il passare degli anni, circondata dalla vita quotidiana.
E allora il vecchio equilibrio non funziona più. Per questo dire semplicemente che automobilisti e pedoni devono “stare più attenti” rischia di essere una risposta troppo comoda. La prudenza individuale resta fondamentale, ma la sicurezza stradale passa anche attraverso le caratteristiche degli attraversamenti, la loro visibilità, la gestione del traffico, i controlli e l’individuazione dei punti nei quali gli incidenti tendono a ripetersi.
Un’emergenza nazionale
Il problema, naturalmente, non riguarda soltanto la città.
I dati ACI-Istat relativi al 2025 raccontano un’Italia nella quale sono stati registrati 177.207 incidenti con lesioni a persone, 2.868 morti e 237.822 feriti. In media sono 485 incidenti, 7,9 vittime e 652 feriti ogni giorno.
Tra le persone che hanno perso la vita ci sono 419 pedoni, il 10,9% in meno rispetto al 2024, quando erano stati 470.
Il dato nazionale migliora, dunque, ma resta impressionante nella sua concretezza: centinaia di persone muoiono ogni anno sulle strade italiane semplicemente mentre si muovono a piedi.
E anche la Sardegna presenta elementi che fanno riflettere. Nel 2025 l’indice generale di mortalità degli incidenti ha raggiunto 52,8 morti ogni mille incidenti nella provincia di Nuoro e 51,7 nel Sud Sardegna, contro una media nazionale di 16,2. Si tratta dei valori più alti registrati tra le province italiane.
Va precisato che questo indicatore riguarda tutti gli incidenti stradali e non specificamente gli investimenti dei pedoni, ma fotografa comunque un problema più generale di sicurezza sulle strade dell’isola.