Turta de Mendula, la torta degli sposi

Turta de Mendula, la torta degli sposi

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Giovanni Fancello

di Giovanni Fancello

 

La nostra tradizione ci ha tramandato tantissimi dolci dalle fattezze uniche e dal sapore inconfondibie, uno per ogni occasione. Oggi andiamo a Thiesi per scoprire la Torta di mandorle, e poi nel Marghine per parlare di Fraònes

Turta de Mendula  (Torta di mandorle)

Nel Logudoro, alla fine dell’800 e fino alla seconda metà del ‘900, si terminava il pranzo di nozze con una fetta di torta di mandorle. I dolci erano pochi: bianchinos (meringhe), biscotos (savoiardi) e amaretos (amaretti). Si passava col vassoio e se ne poteva prendere solo uno. Si accompagnavano con vino moscato, Malvasia o vermentino.

Nel libro Sabores de Mejlogu, riporto la ricetta che era solita preparare mia madre nel forno a legna dopo aver cotto il pane.
Le quantità erano sempre approssimative, ma lei partiva dal numero delle uova: 24 uova, 1 kg. di mandorle, 900 g. di zucchero, due bicchieri di rosolio casalingo e due limoni.

Io ne do una versione per 10 persone.
250 g. di mandorle dolci macinate fini
200 g. di zucchero
6 uova
1 bicchieri di rosolio casalingo
buccia di un limone

 

Preparazione

Lavorate lo zucchero con i tuorli d’uovo fino ad ottenere una crema soffice e gonfia. Montate a neve ben soda gli albumi con un pizzico di sale e mescolarli alla crema con movimenti dal basso verso l’alto per non smontare l’impasto, quindi aggiungete alle uova la farina di mandorle macinate fini, la buccia dei limoni e il rosolio. Distribuire l’impasto in una tortiera ed infornare in forno già caldo a 175° per 45 minuti.

Riporto la foto della torta che ha accompagnato la mia unione realizzata da Roberto Murgia di Alghero, rispettosa della tradizione e con la sua genialità nella decorazione.

 

Fraònes, Storia di un nome.
Cantas meraviglias sardas. Oe in su Marghine.

Nella sub-regione sarda del Marghine, si preparano dei meravigliosi dolci chiamati fraònes, simili ad altri e denominati nelle altre zone dell’isola: tericas, tilicas, caschetas, cotzuli, seddines, zilicas, dai percorsi etimologici diversi e incerti. Su fraòne al singolare, sos fraònes al plurale.


Sono dolci che possono avere il ripieno di sapa, di miele, oppure formaggio come si è soliti fare per sas casadinas e in questo modo lo preparano a Macomer, conservandone una variante antica.
Per il canonico Giovanni Spano (1803-1878), il termine fraònes, identifica una “ciambella”. Nel Dizionario etimologico sardo, Max Leopold Wagner, sul termine fraònes riporta quanto detto da Spano e aggiunge che possa derivare dallo spagnolo flaòn e dal catalano flaò. In su Ditzionariu de sa limba e de sa cultura sarda di Mario Puddu ,si riporta che fraònes è: una zenia de durche – una specie di dolce.
Diversi studiosi fanno originare il termine dal latino medievale “flado”, accusativo “fladonem”, favo di miele. Per altri, identifica una focaccia; probabilmente derivata da “fladen” che si ritrova nella lingua francone (che contiene lingue e dialetti germanici parlati nel Regno franco), derivante dall’aggettivo “piatto”.
Nel latino medievale si hanno diverse citazioni alimentari col nome “fladonem” e probabilmente origina gli italiani “fiadoni”, che sono dei tortelli a forma rettangolare o triangolare confezionati con farina e strutto e ripieni di formaggio, come quelli sardi.
Il termine sardo fraònes, potrebbe quindi anch’esso derivare dal tardo latino medievale fladonem, giunto nell’isola sotto il dominio catalano prima e spagnolo poi.

 

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