domenica 9 Agosto 2026
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Tittia si riconferma re del Palio di Siena: dodicesima affermazione per il porta-colori dell’Aquila

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Giovanni Atzeni "Tittia" in azione durante il Palio di Siena 2026
Giovanni Atzeni "Tittia" in azione durante il Palio di Siena 2026

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Il fantino sardo fa suo il Palio per la dodicesima volta, portando un successo all’Aquila che mancava dal 1992; podio tutto sardo, con Zedda “Gingillo” giunto secondo e Diosu de Campeda terzo

SIENA – Ancora una volta il Palio di Siena dedicato alla Madonna di Provenzano, corsosi con un giorno di ritardo a causa del maltempo che aveva reso impraticabile il tufo di Piazza del Campo, parla sardo. Lo fa con il suo dominatore assoluto, quel Giovanni Atzeni – detto Tittia – che centra la sua dodicesima vittoria e insegue il record assoluto della piazza. Il fantino sardo-tedesco, porta-colori per la contrada dell’Aquila, riporta ai suoi un successo che mancava dal 1992, allorché fu Andrea Degortes “Aceto” a regalare il più recente successo al Palioi ai contradaioli aquilini. Alle sue spalle si piazza Giuseppe Zedda “Gingillo” su Viso d’Angelo, cavallo nato a Pozzomaggiore, in corsa per la Civetta, mentre completa il podio il cavallo scosso Diosu de Campeda, nato a Macomer, colori della Giraffa: proprio in sella a questo stesso cavallo, esattamente un anno prima, era stato Tittia a trionfare per l’Oca.


Studio e fuga

Al canape, il compito di regolare l’ordine spetta alla sorte, che relega l’Onda, con Carlo Sanna “Brigante” su Anda e Bola, alla posizione di rincorsa. Il mossiere Renato Bircolotti richiama per quattro volte le contrade prima di dare il via valido, in un avvio complicato dalle schermaglie della Torre, che dalla quarta posizione punta con insistenza sull’Oca, partita in prima fila. Il duello si fa acceso, con il fantino Sebastiano Murtas “Grandine” su Benitos protagonista della coppia più temuta, e culmina in un’ammonizione per Enrico Bruschelli “Bellocchio”. Tittia, in sella a Diodoro, sfrutta l’attimo giusto della mossa dettato proprio dall’Onda e scatta in testa senza opposizioni, dando il via a una fuga solitaria destinata a non subire più contraccolpi.

Dominio Tittia

Da quel momento la corsa si trasforma in un monologo del fantino sardo-tedesco, il quale controlla il vantaggio giro dopo giro senza mai essere realmente insidiato. Dietro di lui resistono per qualche tratto la Civetta, che in piazza si misura con la rivale storica Leocorno, e il Valdimontone, poi scavalcato al terzo posto dal cavallo scosso della Giraffa, uno dei quattro animali rimasti senza fantino insieme a quelli di Torre, Drago e Bruco: per il cavallo della Torre, Entu de Petra Ulpu, scattano i controlli veterinari di rito. Al traguardo Tittia conferma dunque la sua dodicesima vittoria in carriera, riportando i colori dell’Aquila sul tufo dopo oltre tre decenni.

 

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