Sassari da amare/12: i palazzi di Piazza Castello

Sassari da amare/12: i palazzi di Piazza Castello

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Continua il viaggio nella storia per scoprire aneddoti e curiosità su Sassari. Oggi con Marco Atzeni ci fermiamo in Piazza Castello per sentire la storia dei palazzi che la circondano

Si dice che il castello fu abbattuto per volere degli abitanti circostanti, una leggenda nata erroneamente nel 1842, quando i primi tre possessori dei lotti edificabili fuori le mura, che erano i liguri Gregorio Bargone e Francesco Valdettaro ed il tempiese Paolo Rau, un mese dopo l’acquisto, rendendosi conto che le loro case sarebbero sorte addossate alla cinta del castello, si riunirono a cena e decisero di inoltrare preghiera (come si diceva allora) affinché il viceré facesse abbattere per sicurezza almeno la torre della polveriera, dove si conservavano le munizioni dell’esercito. La richiesta fu bocciata e i tre eressero i loro palazzi, certi che un giorno gli sarebbe esploso il soggiorno. Il solo Valdettaro, forse per allontanarsi un poco, nel 1850 propose al Comune che gli venisse concessa l’erezione di un altro palazzo, stavolta in mezzo a piazza d’Italia, che all’epoca non era come la conosciamo, ma era una landa deserta immersa nel nulla che a Francesco pareva buona idea riempire. Per una volta i politici furono lungimiranti, compresero che nei decenni a seguire quello spazio sarebbe servito come abbellimento per la città e rigettarono anche quella domanda. Un paio d’anni dopo, nel 1853, si liberò spazio più giù, poiché fu demolita la chiesa di santa Caterina in piazza Azuni, e per Valdettaro sembrò la volta buona per sloggiare, ma stavolta i Murtula, liguri scaltri come lui, superarono la sua offerta e gli soffiarono l’area da 380 mq, erigendo il palazzo color salmone poi conosciuto per la gioielleria Sechi-Pieroni.

Alla fine, signor Valdettaro rimase dov’era, la polveriera non esplose mai, mentre lui, invece, morì di colera nell’estate del 1855, lasciando una montagna di soldi agli eredi e non facendo in tempo a coronare il sogno di vedere abbattuto il castello, cosa che effettivamente avvenne, ma 35 anni dopo la costruzione di casa sua e per motivi assai diversi. Per la legge del contrappasso, anche casa di Valdettaro venne a sua volta abbattuta, da circa 50 anni è infatti la storica filiale del Banco di Sardegna, che fu progettata dall’architetto Augusto Battaglieri, recentemente scomparso a 91 anni, che, come mi racconta la figlia, si trasferì poi appositamente nel ’69 a Sassari da Genova, proprio la città d’origine di Valdettaro. Battaglieri rimase infatti a Sassari per 35 anni perché il Banco di Sardegna, soddisfatto, lo assunse come suo architetto dipendente.

Nella foto: casa Bargone è il primo portico a sinistra, casa Valdettaro è quella al posto della banca e la casa di Rau è il palazzo basso a fianco, in mezzo c’era il castello. Bargone e Valdettaro erano grossi mercanti, Rau era mastro ferraio.

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