domenica 9 Agosto 2026
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L’intervista – Gatto Panceri, l’idea di una musica che resta tra mestiere e libertà creativa

L’intervista – Gatto Panceri, l’idea di una musica che resta tra mestiere e libertà creativa

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Gatto Panceri

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Dai successi senza tempo come ‘Vivo per lei’ alla scelta coraggiosa di autoprodursi, Gatto Panceri ripercorre trent’anni di musica vissuta senza inseguire mode. Racconta la sua identità artistica, il rapporto con il pubblico nell’era dei social, l’amicizia con Beppe Dettori e l’energia creativa che lo spinge verso il nuovo album Vertigine

L’identità artistica 

In più di trent’anni di carriera hai scritto successi per te e per altri. Qual è oggi il filo rosso che riconosci nella tua produzione, quello che ti fa dire “questo è davvero il mio modo di stare nella musica”?


Scrivere senza inseguire le mode del momento è sempre stato il mio punto fermo. Cerco di aggiungere qualcosa di personale a ciò che già esiste, pur avendo avuto modelli che mi hanno ispirato. Ho sempre provato a distinguermi, a variare, a non ripetermi: non c’è una mia canzone che assomigli davvero a un’altra.

Il mestiere dell’autore

Hai firmato brani diventati classici della musica italiana. Cosa distingue, secondo te, una canzone “ben scritta” da una che funziona solo perché segue una moda?

La differenza è semplice: una canzone di serie A non stanca, resiste nel tempo. Quella pensata solo per il mercato dura una stagione, qualche mese, poi svanisce.

Vivo per lei è una di quelle canzoni che ormai vive di vita propria: la cantano, la citano, la reinterpretano magari senza che nessuno sapesse che l’autore sei tu. Ci vuoi parlare della storia di questa canzone?

È il destino degli autori in Italia: il pubblico tende a pensare che chi canta una canzone sia anche chi l’ha scritta, ed è una suggestione comprensibile. Solo a Sanremo si nominano gli autori, mai in radio. Non c’è grande volontà di dare loro visibilità, ma non ne ho mai sofferto perché sono anche cantautore e ho avuto i miei momenti di riscontro popolare. Chi fa solo l’autore, forse, può sentirne di più il peso.

La collaborazione con il Festival Animas e Beppe Dettori

Come vi siete conosciuti e come è nata?

Ho conosciuto Beppe Dettori intorno al 1999: per quattro anni ha fatto parte della mia live band come corista e chitarrista acustico. Da allora l’amicizia e la stima non sono mai venute meno. Quando si è presentata l’occasione di questa bella esperienza a Sassari ho accettato subito, felice di tornare a condividere il palco con lui. Mi affascina molto anche la ricerca che sta portando avanti sui testi in dialetto sassarese. Bisseremo  a Stintino il 6 settembre, non mancate.

Il rapporto con il pubblico 

Nel tempo è cambiato il modo in cui le persone ascoltano musica. Come dialoga oggi Gatto Panceri con un pubblico che vive tra streaming, social e velocità di consumo?

Preferisco il dialogo che nasce nei concerti, perché lì non ci sono fretta né algoritmi che dettano i tempi. Naturalmente non posso ignorare i social: oggi sono l’unico vero strumento per promuovere concerti e nuove uscite. Però non vorrei mai che la mia musica diventasse solo sottofondo per reel di pochi secondi.

Le scelte difficili 

Qual è stata la decisione più complessa della tua carriera artistica, quella che ti ha costretto a rimettere tutto in discussione?

Dopo quindici anni con case discografiche multinazionali, proprio perché non accettavo certi compromessi, ho scelto di autoprodurmi. Da un lato ho potuto continuare a fare la musica che desidero; dall’altro passo meno in radio e in tv. Quando non hai l’appoggio dei piani alti, alcune porte non si aprono. Ma preferisco così: la libertà creativa per me vale più di tutto.

Il futuro creativo

Dopo un percorso così ricco, cosa ti sorprende ancora della scrittura? C’è un territorio musicale o narrativo che non hai ancora esplorato e che senti di voler affrontare?

Ho scritto 130 brani pubblicati nei miei 12 album da cantautore e oltre 80 destinati a colleghi illustri. Eppure, nel nuovo cd in uscita in autunno, Vertigine, credo di aver inserito dodici canzoni davvero nuove, nel senso più pieno del termine. Un artista, per sentirsi vivo, deve avere sempre un obiettivo che lo stimola. Nel momento in cui pensa di aver già dato il meglio o smette di sorprendersi di ciò che la musica può offrirgli, allora è meglio che si fermi.

 

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