Woodstock fa 50

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di Marco Sanna

Il grande festival musicale di Woodstock fu un fenomeno irripetibile per la carica simbolica che ebbe nella storia della musica e del costume. I tre giovani organizzatori newyorkesi, che contavano su nomi già affermati del rock bianco, si aspettavano con ottimismo 50 mila paganti per un concerto che avrebbe dovuto tenersi nella città di Woodstock, nota per le attività culturali; ma poi la kermesse dovette spostarsi in un luogo di campagna nei pressi di Bethel, 70 km più lontano. La gente perbene non voleva assembramenti di capelloni drogati e malvestiti: quello era lo stereotipo della cultura hippy che imperversava tra i giovani americani. Ciò che fece saltare l’organizzazione in realtà fu la grandissima affluenza di spettatori, tanto che venduti i primi 150 mila biglietti non fu più possibile recintare o mettere cancelli nel grande prato in cui si svolse il festival, luogo che divenne celebre anche per un caratteristico laghetto in cui gli hippies facevano il bagno nudi.

Per quanto già noti a schiere di fan, Musicisti come Richie Havens, Joan Baez, John Sebastian, Carlos Santana, Joe Cocker, Jimy Hendrix,  o gruppi come The Who, Janis Joplin e la sua blues band, Crosby Stills Nash and Young, divennero delle vere star mondiali solo dopo Woodstock.

Woodstock 50

In quel 1969 il linguaggio musicale di diverse tendenze del rock si fuse con altre forme di espressione culturale e di costume, non ultimo il consumo di marijuana e LSD che per tre giorni fecero di Woodstock un mondo a parte, anzi il modello di un mondo nuovo dominato da pace e amore, contro tutte le guerre e le discriminazioni.

Valori allora non scontati, la cui affermazione ai giorni nostri ebbe la sua spinta propulsiva proprio a Woodstock.

A mezzo secolo di distanza l’evento è stato celebrato al Teatro Ferroviario di Sassari grazie ai ragazzi di alcuni istituti superiori e al musicista e docente del Liceo Castelvì Mauro Cossiga. Un racconto musicale che ha alternato la lettura di narrazioni sull’evento a brani dei maggiori autori di Woodstock. Il pubblico ha applaudito con vigore le cover eseguite con dotazioni strumentali perfettamente adeguate e con performance e voci spesso impeccabili.

Woodstock 50, tra peace love and warè il titolo della performance messa in scena da musicisti e narratori dei licei Margherita di Castelvì, Artistico Figari, Coreutico Musicale Azuni, Scientifico Spano, Ipia settore moda, Monte Rosello basso. Tutti impegnati a ricreare il clima di Woodstock attraverso costumi, simboli pittorici, linguaggio giovanile e naturalmente musica. Ciò che non può ripetersi è la grande illusione di quei ragazzi di cinquant’anni fa che sognavano un mondo senza guerre; un sogno a quanto pare irrealizzabile.

 

 

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