VELOCE COME IL VENTO

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di Andrea Loi

Omar Magliona«I segreti del successo? Talento, tecnica, piede e … Fortuna»

Omar lo sa bene, la concentrazione è importante.
Angoli tra busto e braccia perfettamente calcolati; stesse precise geometrie alle ginocchia. Muscoli tesi e dita avvolte strette. Tuta e casco, caldo e sudore, tensione e adrenalina. Polvere e finalmente rombo di motori. Con questo suono ci è cresciuto Omar ed ora la suona lui quella musica fatta di accelerazioni improvvise, sterzate e frenate (poche!).
Rapide correzioni dettate alle braccia, perfetta traiettoria; ordine perentorio al piede destro: a tutto gas! (che poi sarebbe benzina). È stato allevato a latte e carburante, lui.
Siamo con Omar Magliona, figlio di Uccio. Tale padre, tale figlio, si dice; ed in effetti, piede a tavoletta per entrambi. L’uno prima e l’altro poi, sono pluripremiati campioni delle quattro ruote.

Benvenuto sulle pagine di City&City Omar. Racconta: come hai iniziato?

A 4 anni mio padre mi mise su un kart costruito su misura per me. Giravo con il suo casco nel quartiere di Sant’Orsola, dove abito ancora, seminando il panico! Controsterzavo senza che nessuno me lo avesse mai insegnato. Poi, ho frequentato la Scuola Federale della CSAI (Commissione Sportiva Automobilistica Italiana), oggi ACI Sport; una vera palestra per campioni. Dopo la licenza sportiva ho fatto il salto nelle automobili.
Poi ho intrapreso la carriera di mio padre, corse in salita principalmente lungo strade di montagna; gare brevi, 4/5 minuti di adrenalina pura.

Tuo padre Uccio è stato un pilota famoso. Quando hai capito che avresti percorso le sue orme?

Essere un figlio d’arte non è facile: la gente pensa che possa importi da subito e invece serve esperienza: conoscere perfettamente i tracciati, sapere con quale marcia affrontare un rettilineo, una curva o un tornante. Ho capito che potevo farcela quando proprio lui mi ha spronato a migliorarmi.

Il tuo è uno sport che richiede notevoli risorse economiche. Cosa vuol dire per un pilota sardo competere fuori dall’isola?

Incide notevolmente sul budget del campionato e naturalmente bisogna muoversi prima degli altri. Insomma, se non è passione questa…

Nel frattempo sei riuscito a laurearti 7 volte campione italiano.

Già. Devo molto alla mia famiglia, al team, alla scuderia e a tutte le aziende partner che su me e sul mio sport investono.

Arriviamo al 2018.  Sei l’attuale leader del Campionato Italiano Velocità Montagna…

Incrocio le dita, mi auguro che vada sempre meglio e sogno… La concorrenza non sta a guardare, ma nemmeno io!

Come reagisce un pilota alle immancabili difficoltà di una stagione?

Mai sconforto e niente impulsività. Concentrazione e calma all’appuntamento successivo, piuttosto.

I detrattori della tua disciplina sostengono che che conta sia la competitività della macchina. Quanto incidono invece il sentire la gara e il talento?

Facoltosi personaggi hanno intrapreso la disciplina con mezzi davvero competitivi, ma non sono bastati. Nemmeno sentire la gara e avere talento bastano; serve avere il coraggio di tenere abbassato il piede sull’acceleratore.

Il segreto (se mai ci fosse) per diventare un pilota di successo.

Talento, tecnica e piede, oltre a un buon budget; ma anche una buona dose di fortuna.

Inevitabili le rivalità, a volte anche oltre la gara. Rapporti tormentati? Il tuo più temibile avversario?

Mi piace molto la lealtà; la rivalità e la poca sincerità le avverto a pelle. I più forti del momento sono Simone Faggioli e Christian Merli, ma meglio non prendere sotto gamba nessuno!

L’autodromo di Mores è una vostra creatura. Un sogno diventato realtà in un contesto difficile come il nostro.

Dire nostra è improrio, l’artefice è mio padre! Passione, tenacia e voglia di realizzare un sogno. Oggi si lavora sull’ampliamento della pista che porterà il circuito da1650 a 3100 metri. Garantirebbe un ampio indotto; sarebbe bello un maggior interesse del territorio e delle forze politiche.

L’attrice Caterina Murino ha detto che il suo successo è dovuto al nuraghe che ha in testa, alludendo alla determinazione dei sardi.

Direi che calza a pennello anche per me! Il carattere forte e tenace è indispensabile; il mio essere sanguigno poi, mi aiuta molto.

Raccontaci un aneddoto curioso, anche non sportivo, della tua carriera.

Da bambino mio padre volle farmi provare un altro sport: il calcio. Feci solo due sedute di allenamento; temevo più il pallone della velocità!

La tua vittoria più bella, quella che ti ha dato maggiori soddisfazioni.

A Iglesias nel 2012 davanti alla mia gente, emozione pura; ma, a costo di usare una frase fatta, direi che la vittoria più bella è quella che deve venire.

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