UNA STORIA IMPORTANTE

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di Tino Tellini 

 

La Torres compie 115 anni fra cadute e risalite ma il vecchio cuore rossoblu batte ancora

foto: Tore Serra

La Torres ha 115 anni.
E non li dimostra. 115 anni di passione, orgoglio, successi e rovinose cadute. Sin dal primo momento, quando il Professor Berlinguer in un magazzino di vicolo Bertolinis, di proprietà del professor Camillo Satta Branca, conia il nome SEF Torres, società di educazione fisica. E’ il lontano 1903. Sono gli inglesi ad importare il calcio in Italia; giocano la prima Coppa della Regina nel 1871 e saranno i maestri incontrastati di questo affascinante sport per lunghi decenni. Il calcio degli albori è uno sport per uomini duri. La palla è di puro cuoio e le pesanti scarpe dei giocatori sono armi affilate. Si gioca con i pantaloncini alle ginocchia e al posto delle magliette ci sono camicie con bottoni. Nel terreno di gioco i ventidue duellanti se le danno di santa ragione.

Non ci sono tatticismi e sostituzioni: tutti indietro e tutti avanti. I maestri della tattica daranno i primi insegnamenti nei primi anni 30. Saranno soprattutto italiani e uruguagi, che non a caso vinceranno le prime edizioni dei mondiali, chiamati Coppa Rimet. Grazie alla loro furbizia batteranno anche squadre potenzialmente più forti, come Argentina e Austria, allora denominato Wunderteam. La Torres invece si accontenta di giocare in Sardegna, sotto gli ordini di Piero Marchisio. Le prime trasferte sono a La Maddalena, contro la neonata Ilvarsenal. Nel 1908 i rossoblu disputano la prima amichevole internazionale ad Ajaccio. L’anno precedente i torresini si battono con gli avversari di sempre: i cagliaritani. Il Cagliari Calcio non esisteva, ma si era formata l’Amsicora, che i sassaresi sconfiggono in trasferta dopo vari litigi. Tanto per cambiare.

Nel 1911 la Torres è Campione Sarda, in un girone composto da sole quattro squadre, di cui altre due formazioni sono di Sassari: la gloriosa Josto e il Club Sportivo. L’altra è sempre l’Amsicora Cagliari. Nel 1922 viene inaugurato lo Stadio Acquedotto, alla presenza del Principe Umberto di Savoia. Precedentemente si gioca in ogni luogo pianeggiante, comprese le Piazze. Nel 1924 viene presentata ufficialmente la bandiera della Torres. Quella che ancora la rappresenta, con le torri ed i colori rossoblu.
Solo nella stagione 1929/30 la Torres partecipa ai campionati nazionali, che i rossoblu vincono al secondo tentativo, salendo in prima divisione, l’attuale Lega Pro. I sassaresi non riusciranno mai nella loro storia a superare questa soglia, malgrado tanti campioni, partite indimenticabili e campionati esaltanti.
Ma anche cocenti sconfitte, come quella contro l’Argentiera, allora fortissima, nel 1946. Gli anni 50 sono anni ruggenti per i rossoblu. Balzano alla ribalta giovani atleti che faranno la storia del Club, come Vanni Sanna, Umberto Serradimigni e Marzio Lepri. Quest’ultimo è una prodigiosa ala sinistra, potente e tecnica, munita di un tiro velenoso.

foto: Tore Serra

Sarà il capocannoniere di sempre della Torres. Valenti allenatori del periodo sono: Gino Latella e l’ungherese Kincses, che porta a Sassari le sue conoscenze sull’emergente calcio Danubiano, quello di Puskas, Czibor e della mitica Ungheria. Gli anni 60 sono gli anni del boom economico italiano. Tutte le famiglie o quasi si comprano la macchina ed il frigorifero. C’è un’aria nuova, elettrizzante, carica di ottimismo, anche in Sardegna e a Sassari. La Domenica recarsi all’Acquedotto per tifare la Torres diventa per i sassaresi un fatto di costume. Irrinunciabile. Per la squadra sono come al solito anni contrastanti, dominati dalla figura dirigenziale di Federico Allasio. Nel 1967 esordisce in rossoblu un certo Antonello Cuccureddu, che da Sassari spiccherà il volo verso la Juventus e la Nazionale. Crescono dei ragazzi terribili, anche fatti in casa, come il portiere Martino Zaccheddu ed il difensore Costanzo Dettori, un formidabile mastino.

La Torres oscilla fra la serie D e la Serie C. Negli anni 60 e inizio anni 70 ha come suo alfiere il toscano Paolo Morosi, uno dei migliori giocatori di sempre. Ma in formazione giocano altri sardi ruspanti, che la Torres valorizzerà per altri importanti squadroni, come i fratelli Mario e Marco Piga di Palau, il sorsese Mario Valeri e il portotorrese Costantino Idini. Milita nei rossoblu anche Ezio Vendrame, uno dei più grandi talenti inespressi di tutto il calcio italiano, il giocatore preferito addirittura di Paolo Rossi, suo futuro compagno di squadra nel Vicenza. La Torres nel frattempo si conferma patrimonio indissolubile della città. Gli anni ottanta sono alle porte, dominati dalla personalità di Vanni Sanna, che alleva fior di giocatori sassaresi come il talentuoso Gianfranco Palmisano e Sergio Pinna, eccellente portiere dalla lunghe leve. Presto si siederà in panchina Bebo Leonardi, che allena una delle più belle Torres di sempre, quella di Gianfranco Zola, il miglior giocatore della storia rossoblu. L’olianese delizia gli spalti dell ‘Acquedotto prima di essere prelevato da Moggi, che lo vuole a Napoli al posto di Maradona.

Sono anche gli anni del Presidente più amato: Bruno Rubattu. I Derby col Cagliari di quei tempi rimarranno alla storia e quella squadra, in cui tra gli altri militavano il povero Del Favero, Petrella, Ennas, Cariola e Walter Tolu, sarà per sempre scolpita nel cuore di tutti i tifosi. La trasferta di Alessandria del 7 Giugno 1987 è un esodo biblico di tifosi sassaresi. Mario Piga segna il gol della nuova promozione in C1.
A Sassari si fa festa per una settimana. Le favole però durano poco e ci saranno campionati minori, tempi bui, intervallati da bagliori di luci. Presidenti come Rinaldo Carta, Marrosu e Leonardo Marras si alternano alla Presidenza. Malgrado le polemiche, a loro va attribuito il merito di avere di avere salvato con coraggio una barca sovente in tempesta. Nel 1999/ 2000 è ancora C1, con la vittoria di Mestre per 3 a 0.

È la Torres di Salvatore Pinna, Udassi e Langella, la locomotiva di Sorso. In questi anni militano nella squadra brillanti talenti come Amoruso, il greco Karasavidis e i sardi Francolino Fiori, Fabio Chessa e Alessandro Frau. Ma l’apoteosi è all’Acquedotto il 30 Gennaio 2006, quando guidati in panchina da Antonello Cuccureddu, i rossoblu, davanti a 10.000 spettatori in delirio, sconfiggono il Napoli con una doppietta di Evacuo. Dopo queste gloriose stagioni la Torres comincia a sprofondare di nuovo nel baratro più profondo. Per gravi problemi societari gioca addirittura in Promozione. Gli ultrà la seguono ancora, con immutata passione ed orgoglio. Sino ai giorni d’oggi, con la Torres impegnata negli spareggi per la promozione in serie D. tante altre pagine rimarranno da raccontare. La squadra e la città sono pronti l’ennesima rinascita della squadra. Forza Torres e tanti auguri per i tuoi 115 anni.

 

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