Una sporca sacca nera ad Hollywood

Una sporca sacca nera ad Hollywood

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Trionfa nel tempio del cinema l’originale western isolano

La Sardegna si fregia del suo Oscar.

Esibisce con legittimo orgoglio il premio internazionale, che bissa il trionfo italiano del ROMA WEB FESTIVAL al Maxxi.

Non importa, se il premio ricevuto non sia annoverabile tra quelli destinati alle stelle del cinema, in una cerimonia che catalizza l’attenzione di milioni di spettatori televisivi di una notte magica ed indimenticabile.

Hollywood sancisce il successo inaspettato e clamoroso di “QUELLA SPORCA SACCA NERA”, una storia di banditi e cacciatori di taglie ambientata nel Messico di fine Ottocento.

La Web Story è stata in realtà girata con maestria tecnica e low budget nelle caratteristiche location di Perda ‘e Liana ed Arborea. Ha vinto con un dark Western di matrice pulp del geniale regista ogliastrino Mauro Aragoni, cristallino talento che strizza l’occhio in chiave moderna al genere nobile rivisitato da Quentin Tarantino. L’opera esibisce un pizzico di crudo realismo splatter destinato probabilmente all’occhio di un osservatore adulto. Certe maestose atmosfere richiamano un silenzioso omaggio ai nostri immortali Sergio Leone ed Ennio Morricone, che hanno imposto nel mondo un disegno italiano visionario ed epico nel racconto di antiche storie di frontiera e libertà. A proposito del compositore romano, il giovanissimo e valente autore della colonna sonora – il 22enne Thiesino Antonio Manca – ha conosciuto il privilegio di fare ascoltare le partiture al sommo maestro, che gli ha dedicato lusinghieri attestati di stima.

Il grande successo di critica vede altri protagonisti, come le belle facce degli attori algheresi Antonio Luvinetti e Maurizio Pulina. Quest’ultimo divide il laboratorio dello “SPAZIO T” e le sue molteplici iniziative con Chiara Murru; e vanta un palmarès di notevole prestigio per la giovane età: una partecipazione a “Il grande sogno” di Michele Placido e le stimolanti collaborazioni con attori del calibro di Giancarlo Giannini, Luca Ward e Francesco Pannofino.

Antonio e Maurizio a loro volta hanno ritirato un premio analogo quali migliori protagonisti maschili del festival: un trionfo internazionale per questo film isolano insolito e coraggioso, che si è mostrato straordinaria intuizione di un regista attento e di grande intuito.

Forse il web ha rilanciato un genere, che credevamo perduto ed obsoleto.

I quattro episodi di Red Bill – prima di attraversare l’Oceano e collegare idealmente la costa orientale della Sardegna con le luci di Los Angeles – hanno richiesto circa due anni di lavoro, dalla minuziosa opera della sceneggiatura elaborata con il bravo Roberto Comida alle riprese rapidamente eseguite nell’isola, con la post-produzione romana.

Le idee chiare ed il sapiente gioco delle riprese e del montaggio, le luci ed i suoni di invidiabile professionalità, la caratterizzazione attenta dei personaggi hanno disegnato una storia di squisita fattura. Un innato ritmo nell’azione ha catturato il consenso di tante giurie.

Il piccolo capolavoro è stato trascinato dall’onda lunga del Social Network, ed è costato una cifra irrisoria. L’opera web, che ora si prepara a sbarcare sul digitale in una riedizione decisamente più ambiziosa, ha impiegato appena due migliaia di euro. Il resto è stato donato dall’entusiasmo e dalla fantasia. Lo spirito collaborativo della troupe ha cementato una chimica ideale per la riuscita dello Spaghetti Western in salsa nuragica.

La vera grande lezione di questo delizioso cammeo nato nella nostra terra è quella di un profondo rinnovamento del cinema futuro, non più aperto soltanto alle grandi case di produzione ed agli investimenti faraonici: l’evoluzione continua delle nuove tecnologie digitali sta accelerando il passo dei cine-makers indipendenti, che si sottraggono al ricatto della distribuzione nelle sale e si giocano le loro chanches sulle tante platee e piattaforme virtuali odierne. Un nuovo mondo spalanca scenari inattesi ed emozionanti.

Mauro Aragoni ci ha anche insegnato una seconda verità, con i suoi formidabili cow-boys di casa nostra: questa terra è un set a cielo aperto, un impagabile scrigno di luoghi e segreti, facce e storie, colori e suoni.

C’è tanto da fare. Lo studio e lo sviluppo dei racconti, l’artigianato lieve di un racconto che trova vita nelle immagini di grande respiro, sono una miniera molto più grande di quelle abbandonate del Sulcis.

I quattro episodi di questa fortunata avventura si possono guardare sulla Rete, e sono stati letteralmente presi d’assalto da una legione di aficionados nelle ultime settimane.

La Sardegna rilancia un genere storico e fa incetta di premi.

A volte una sporca sacca nera contiene doni insospettabili.

Alberto Cocco

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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