UN OPERAIO IN LOTTA

UN OPERAIO IN LOTTA

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di Tino Tellini

CLAUDIO BORTOLU:«SÌ, VOGLIO ANCORA CONFERMARMI CAMPIONE ITALIANO»

 

Claudio Bortolu

 

La lotta è uno degli sport più completi: forza, agilità, concentrazione e intelligenza. È anche uno dei più antichi e trova origini nell’antica Grecia. Il primo a vincere i giochi – narrano le cronache – fu lo spartano Euribato, nel 708 a.C. Il più famoso di quei lontani tempi fu Milone di Crotone, che dominò per 34 anni: dal 540 al 516 a.C, vincendo i giochi sei volte. La lotta si chiamò “greco- romana”, nella quale erano ammesse tecniche e prese solamente al di sopra del bacino. Nei secoli successivi e soprattutto nella modernità furono consentite azioni in tutte le parti del corpo: la “lotta libera” appunto, che si distingue ancora per questo da quella “greco romana”. Entrambe le discipline sono diffuse in tutto il mondo e la Sardegna ha avuto una fiorente tradizione in questo nobile sport, dove il rispetto per le regole e l’avversario sono leggi quasi divine. Claudio Bortolu, sassarese di 58 anni, operaio, è un indomito lottatore sassarese, ma si è messo in luce anche nello Judo, diventando campione italiano nel 1978. Nella lotta libera, specie da senior, ha conseguito prestigiosi successi, portando il nome di Sassari in tutto il mondo. Medaglia d’argento ai mondiali master di Belgrado e Atene, rispettivamente nel 2014 e 2015. Podio confermato nel 2016 in Polonia. Claudio, operaio, 178 cm per 110 kg di muscoli, già nonno e padre di due figlie, non ha alcuna intenzione di smettere. E di stupire.

Esclama con candore: “Sì, voglio ancora continuare e innanzitutto confermarmi prossimamente campione italiano. Ci tengo molto”.

Quante ore ti alleni?

“Due ore al giorno, con grande entusiasmo nella palestra di via Prati al Monte. Ogni tanto viene a trovarmi il mio vecchio maestro Nino Rubattu. È lui che ha portato la lotta a Sassari”.

Perché hai scelto la lotta libera?

“Mi piaceva il confronto fisico, ma ho provato anche a giocare a pallone. Non ero molto portato (ride di gusto, nda)”.

Cosa provi quando metti giù un avversario?

“È un’emozione particolare, direi unica. Specie a livello mondiale ci vuole coraggio e forza. Le due riprese da tre minuti sono durissime e si usa ogni muscolo del corpo. Gli avversari sono tosti. Però è doveroso aggiungere che tra di noi c’è molta correttezza e rispetto”.

I giovani praticano questo sport?

“Si, abbastanza. In Sardegna ci sono ben dieci società”.

Come passi il tempo libero, e il ruolo della tua famiglia?

“La campagna e la mia famiglia. Per me quest’ultima è tutto. Mia moglie Donatella mi è sempre vicina. Le mie figlie Laura e Tania mi danno grandi soddisfazioni. E poi c’è Melissa, la mia adorata nipotina”.

Una vita semplice, una vita iridata. Non mollare e non smettere mai di stupire vecchio leone sassarese.

 

 

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