Un mese di Pasquinate

Un mese di Pasquinate

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federico-pasquiniUna raffica di acquisti ed una storia vincente in casa Dinamo

A Roma le pasquinate sono un’altra cosa. Nel 1501 – durante i lavori di pavimentazione e ristrutturazione del Palazzo Orsini, ora diventato il celebre Palazzo Braschi – venne rinvenuta una statua di gusto ellenistico del III secolo a.C., che riproduceva un antico guerriero ed era mutilata del capo e degli artii superiori. Nei secoli questo ritrovamento si è consegnato al costume di Roma. Nelle ore notturne i popolani entravano nel cortile e depositavano sulla statua dei fogli, che contenevano versi satirici ispirati all’insofferenza del popolo contro la corruzione e l’arroganza del potere papalino.

A Sassari le pasquinate sono altra cosa.

Sono le mille iniziative di un grande direttore sportivo come Federico Pasquini, che hanno ricostruito in tre settimane una squadra di vertice letteralmente dissolta da una dolorosa diaspora di campioni e protagonisti di una storica impresa come la conquista della Coppa.

Ricominciare non è facile. Ma Stefano Sardara e Federico Pasquini hanno le idee chiare.

Hanno usato il buon budget per firmare a velocità supersonica l’ala forte Brooks, hanno strappato ad un esercito di concorrenti un superplay come Jerome Dyson, dall’Astana negli ultimi giorni hanno pesato un signore dei rimbalzi come Shane Lawal, hanno scommesso su due avversari vincenti in Eurocup come Logan ed il fortissimo Rakim Sanders, e stanno preparando la resurrezione di un potenziale crack come l’ex Biella Edgar Sosa.

Era arrivato anche un misterioso lungo cinese, ma è scomparso.

Ma è tempo che Federico ci racconti il Banco che nasce.

L’intervista

Federico, complimenti! Sei stato appena promosso general manager della Dinamo Banco di Sardegna 2014-15…

Non cambia molto sul piano pratico. Ma mi fa un grande piacere. E’ un tangibile segnale di stima per il lavoro svolto a Sassari in questi anni.

Quattro anni nella nostra città sono un rapporto fedele e consolidato. La tua avventura è partita dalla Robur e Fides con Stefano Sardara. La scintilla è scattata immediatamente, no?

Sono stati anni esaltanti. Dalle prime difficoltà con la Robur ai successi di oggi abbiamo fatto passi giganteschi. Il felling tra me e Stefano è stato immediato: siamo due uomini abbastanza simili sul piano caratteriale. Inizialmente gli ho spiegato alcune cose del basket. Ma lui è una persona estremamente sveglia e reattiva, ed ha un innato spirito manageriale. Adesso siamo chiamati ad un impegno gravoso, che è quello di confermarci ai massimi livelli nazionali. Stiamo disegnando la nuova strategia day by day, e bisogna occuparsi di tante cose: relazioni esterne e partners commerciali, squadra e società, sistemi di allenamento e precampionato nella splendida cornice del Geovillage di Olbia, marketing ed abbonamenti. Non è una cosa facile, a questi livelli.

Come si arriva in Eurolega da Sassari?

Con la passione e l’equilibrio. A Sassari ed in Sardegna esiste una grande qualità della vita. Si governa bene lo stress, senza per questo mollare la presa. I giocatori e gli agenti stranieri ci guardano con rispetto: si vive senza ansia in un bellissimo posto, e lo stipendio è regolare ed adeguato. Non siamo più una bolla di sapone ed abbiamo sostituito grandi realtà cadute in disgrazia economica. Il primo anno avevamo perso nove delle quindici partite iniziali. Ma il pubblico al Palaserradimigni era tanto e ci incitava con calore. La nostra scalata verso l’Eurolega è nata così.

Anche la stampa specializzata si è accorta di noi, Federico…

Anche questa cosa è cambiata tanto. La grande vittoria in Coppa Italia ci ha proiettato in una dimensione nuova. Inizialmente eravamo la matricola simpatica e sorprendente, capace di qualche exploit. Ora siamo la Dinamo, una delle principali outsiders per la lotta dello scudetto. Negli ultimi due anni le attenzioni e le richieste di accredito delle maggiori testate specializzate si sono moltiplicate. Ai play-off ed ora in Eurolega saranno inviate le grandi firme a Sassari, ed è un segnale molto eloquente.

Ora parliamo di roster. La tua forzata rivoluzione tecnica ha presentato sette nuovi giocatori stranieri e confermato lo zoccolo duro dei nostri italiani. Che genere di squadra presentiamo per la grande avventura europea e per il campionato che nasce?

Guardare il nostro girone di Eurolega con alcune grandissime squadre continentali ci fa venire le vertigini. Ci vuole molta pazienza nei primi due-tre mesi, lo dico subito. La chimica non nasce dal nulla, anche se abbiamo firmato e consegnato a Meo Sacchetti alcuni buonissimi giocatori. Non ci sono più Drake e Travis, Omar e Marques che si capiscono al volo con un’occhiata. Bisogna costruire da zero, ed il pubblico deve dimenticare la squadra che li ha fatti innamorare in quest’ultima regular season. Speriamo di venire fuori alla distanza, ma la vetrina europea sarà il primo obiettivo della nostra società ed il campionato risente di questo. Ma sento che faremo bene ancora.

Ico Ribichesu

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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