UN FILM FEDELE ALLE LETTERE

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di Giambernardo Piroddi

A Cagliari la prima di “Nel mondo grande e terribile” che racconta la prigionia dell’intellettuale Gramsci

Foto: Carola Baccialle

 

«Io ti ho accompagnato fino alla grande strada attraverso la foresta e sono rimasto tanto tempo fermo per vederti allontanare tutta sola, col tuo carico da viandante, per la grande strada, verso il mondo grande e terribile». Le parole scritte da Antonio Gramsci nel 1924 alla moglie Julca ci comunicano il contesto epistolare da cui si dovrebbe cominciare se si volesse ricostruire, nel complesso, la storia da cui è partito il regista Daniele Maggioni per realizzare il film che racconta la vita e il pensiero di Antonio Gramsci durante gli anni del carcere fascista. Giovedì 23 marzo la prima nazionale a Cagliari, al Cinema Spazio Odissea in viale Trieste 84 (alle ore 19 e alle ore 21). Cast, autori e produttore incontreranno il pubblico per raccontare come è nata e si è evoluta questa pellicola: vita ed idee del pensatore di Ales attraverso le parole, le sue, quelle scritte nelle Lettere e nei Quaderni dal Carcere, grazie a cui continua a detenere il primato di autore italiano più tradotto al mondo. “Nel mondo grande e terribile” arriva nelle sale nell’anno gramsciano, istituito dalla Regione Sardegna in occasione del 125° anniversario della nascita (22 gennaio 2016) e dell’80° anniversario della sua scomparsa (27 aprile 2017). Gramsci adulto è interpretato dal cagliaritano Corrado Giannetti, il film, prodotto da Tore Cubeddu, è stato realizzato con il contributo e il sostegno di Regione Autonoma della Sardegna, Comune di Cagliari e Fondazione Sardegna Film Commission, con la partecipazione alla produzione di “Istituto Gramsci” della Sardegna in collaborazione con Sardegna Teatro, Casa Natale Antonio Gramsci di Ales, Cineteca Sarda di Cagliari, EjaTv e Casa Museo di Antonio Gramsci di Ghilarza. Un focus sugli ultimi dieci anni della sua vita in carcere, su quella prigionia che diede vita alle riflessioni immortali che hanno lasciato una traccia indelebile nel pensiero filosofico contemporaneo. «L’idea guida – spiega il regista Giannetti – è stata di partire da un momento preciso della sua vita, quello che per certi versi è il più significativo: il carcere. Non un carcere specifico, ma un carcere universale, un luogo di detenzione che è tutti i luoghi della sua detenzione. Nel carcere Gramsci produce le sue riflessioni principali. Attraverso questo carcere “ideale” si darà conto di quella che lui stesso chiama una doppia prigionia, quella fisica e quella mentale». Lo spazio scenico del presente carcerario è mostrato dunque come uno spazio della mente, quasi astratto, che si allarga e si restringe a seconda del suo stato d’animo. «Per raccontare invece il suo pensiero – precisa il regista – abbiamo individuato un percorso visivo nella natura e nel paesaggio, un percorso che rappresenti a partire da una veduta ampia, e un suo progressivo restringimento, il paesaggio che da Ghilarza va verso Abbasanta, un paesaggio gramsciano, che il Gramsci bambino (Nino) percorreva a piedi per consegnare a una cliente le camicie cucite e stirate dalla madre e dalle sorelle».

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