TUTTI I COLORI E I SUONI DELLA FESTA

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di Paolo Cau

Direttore Archivio storico Comune di Sassari

La Faradda tra storia e prospettive

Foto: Giovanni Porcu

In tutte le città europee, fra Medio Evo e Età Moderna, le feste facevano parte del patrimonio sociale della vita urbana; si svolgevano a intervalli regolari e il loro ritmo era scandito dal calendario religioso e dalle stagioni. Per lo più si trattava di iniziative a carattere “ufficiale”, organizzate, programmate e finanziate dai governi cittadini.

In quei tempi, anche la vita sociale di Sassari trovava in alcune grandi ricorrenze religiose – la festa dei Candelieri in onore dell’Assunta di Mezz’agosto, in particolare – importanti momenti di identificazione collettiva e efficaci veicoli di sentimenti civici; la parte avuta dal Comune nella costruzione di queste feste “civiche” è stata, ovviamente, di primo piano, lasciando intravedere una identificazione di lunga durata tra pratiche religiose e obblighi civici: Santa Maria di Betlem, il “luogo” in cui questa festa va tradizionalmente a concludersi, era la chiesa su cui anticamente il Comune di Sassari vantava il patronato.

Nel XIII secolo Sassari come Iglesias mutuava da Pisa, di cui era Comune pazionato, non solo gli ordinamenti statutali su cui si reggeva la vita istituzionale e sociale della città. La fitta trama di scambi e di relazioni con la repubblica marinara favorì l’osmosi di fenomeni che investivano la mentalità collettiva: tra questi il rito dell’offerta di “candeli” alla Madonna di Mezz’agosto da parte delle corporazioni di mestiere della città. In Età Moderna questa tradizione si connotò di un significato ancora più profondo grazie al Voto fatto dalla città in onore della Vergine Assunta, perché con la sua intercessione pose fine ad una delle pestilenze che ciclicamente si abbattevano sulla città: già nel 1686, i consiglieri civici potevano affermare che la fiesta de la Asumpta es por voto solemne de la ciudad, de que no hay memoria de hombre.

Foto: Giovanni Porcu

LA FARADDA,  IL  COMUNE,  I  GREMI

L’ aspetto nodale del rapporto tra la festa e i suoi protagonisti è rappresentato dalla stretta dipendenza che vincolava i Gremi all’autorità civica come punti di riferimento essenziali per l’economia urbana, coinvolti a pieno titolo nel cosiddetto bon govern della città con funzioni di consulenti tecnici. Ma negli atti formali di insediamento dei nuovi organismi chiamati annualmente ad affiancare il vertice politico – amministrativo del Comune è possibile trovare non soltanto i nomi dei revisors dei fabbri e dei sarti o dei repartidors delle acque degli orti, ma anche quelli dell’obrer del candeler (dei massai e dei mercanti), ad ulteriore conferma della compenetrazione tra Comune e Gremi nella gestione della festa dei Candelieri.

In vari periodi della sua plurisecolare storia, la festa in onore dell’Assunta ha vissuto momenti di estrema debolezza, tra abbandoni (prima Mercanti e Pastori, poi Carradori e Conciatori) e tentativi di profonda modifica da parte delle autorità civili e religiose, tesi a sminuirne la natura popolaresca: come quando, nel 1848, si optò per la reintroduzione di semplici candeli di cera al posto dei candelieri in legno; o quando, nel 1853, si propose addirittura una sorta di sdoppiamento della festa, «eseguendo la processione dei cerei fino a S.Maria di Betelem nella mattina del 15 agosto, lasciando libero alle maestranze di celebrare nella vigilia la festa tutt’affatto profana dei Candelieri». Proprio in quel 1853, i Gremi avevano avanzato un’istanza per il ripristino della discesa del 14 agosto secondo il tradizionale rituale, incassando il diniego del Consiglio Comunale. Ma quando il colera che imperversò in città nell’estate del 1855 impedì lo svolgimento della secolare processione, ancora su richiesta delle corporazioni di mestiere, la processione dei Candelieri venne spostata eccezionalmente al 2 dicembre successivo e ripristinata secondo l’antico costume.

Foto: Giovanni Porcu

LA DISCESA OGGI

Al di là degli obblighi e dei divieti contemplati nei regolamenti emanati nel tempo, lo spirito, l’anima, i colori e i suoni della festa non riuscirono ad essere imbrigliati; il suo stesso ritmo, in apparenza spontaneo e irregolare, è in realtà strutturato su una congerie di norme trasmesse con i canali di una tradizione orale consolidatasi nel tempo: ancora oggi, la festa ha mantenuto una propria struttura tradizionale di matrice prettamente artigiana, straordinaria espressione della creatività dei Gremi sassaresi. Anche se ridimensionati, gli stessi Gremi sono stati capaci di dare nuova linfa alla tradizione della Festha manna e della Faradda, unitamente al Comune, ai frati di Santa Maria e agli Enti che li hanno supportati nell’azione di recupero della festa: basti pensare al ruolo direttivo esercitato dal Comitato per le Arti Popolari tra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento e in tempi relativamente più recenti alla promozione della festa da parte dell’Azienda Autonoma di Soggiorno di Sassari.

Nonostante i momenti di crisi vissuti nel corso della sua plurisecolare storia e nonostante le profonde modificazioni sociali e le stratificazioni culturali che ne hanno segnato il più recente passato, ancora oggi la discesa dei Candelieri in onore della Vergine Assunta costituisce un fenomeno sociale e culturale assolutamente unico per Sassari e per la sua  gente, non semplice spettatore ma vera protagonista della festa: la sola grande occasione di “unanimismo” in cui si identifica la città in tutte le sue componenti. Sempre, non solo nell’ultimo secolo come potrebbe apparire perché il più documentato, la festa ha costituito per la città un momento di interazione tra società e cultura e di equilibrio tra tradizione e innovazione.

PATRIMONIO  CULTURALE  IMMATERIALE

Il 4 dicembre 2013 entra di diritto negli annali della Faradda, dove verrà ricordato come il giorno della storica iscrizione della festa dei Candelieri di Sassari nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO insieme alle feste della Varia di Palmi, dei Gigli di Nola e della Macchina di Santa Rosa di Viterbo, costituitesi nella rete delle Grandi Macchine a Spalla Italiane e riconosciute così beni immateriali Patrimonio dell’Umanità. La proposta della rete italiana delle quattro feste è stata votata all’unanimità dall’Ottava Commissione UNESCO, convocata a Baku, Azerbaijan, che ha anche indicato la rete come “modello, esempio e fonte di ispirazione” per le future candidature del patrimonio culturale immateriale.

Fattore premiante, secondo i commissari UNESCO, il fatto che le feste delle quattro città rafforzano il senso dell’identità e dell’appartenenza delle collettività e costituiscono un elemento di maggior coesione sociale e incentivazione del dialogo tra le comunità come fattori di promozione delle diversità culturali. Punti di forza del progetto di candidatura: il coinvolgimento attivo delle comunità; le misure di salvaguardia fondate su ricerca e documentazione e su campagne di promozione e programmi di istruzione; la presentazione di contenuti informativi in linea con i criteri adottati dall’UNESCO.

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